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Imola. La Ausl riduce l’acqua da bere ai pazienti. Ma si difende: “Anche questa è spending review. E scorte sempre disponibili per chi ne ha bisogno”

Dal 1° febbraio la dotazione giornaliera di acqua ai pazienti dovrebbe passare da un litro a mezzo litro. Insorgono Forza Italia e Lega. Per l’Ausl “polemiche strumentali” perché “non abbiamo intaccato nessun servizio di assistenza e cura” e l’acqua erogata in bottiglia “spesso non viene usata completamente”, quindi un litro è “superfluo”.

21 GEN - Ridurre l’erogazione i acqua in bottiglia per fare spending review. Un’iniziativa dell’Ausl di Imola che non è piaciuta al consigliere Galeazzo Bignami (Fi), che ha presentato una interrogazione per chiedere alla Giunta regionale che, “con apposito atto, stabilisca se la somministrazione di acqua all’interno degli ospedali sia un diritto del paziente”. “Una diffusa dall’Ausl di Imola – spiega Bignami - annuncia, in un’ottica di spending review, il taglio della dotazione giornaliera di acqua ai pazienti, che passerà, dal primo febbraio, da un litro a mezzo litro. Secondo l’Ausl di Imola tale taglio comporterà una riduzione di spesa di 150 mila euro”, ma tale scelta, sottolinea il consigliere, “appare discutibile, l’acqua andrebbe considerata quale bene primario e non certo come servizio da erogare”. Questo tenuto conto, evidenzia il consigliere, che “la comunità scientifica è concorde nel ritenere che il consumo giornaliero di acqua raccomandato dovrebbe aggirarsi intorno ai due litri a persona, è quindi contraddittorio il fatto che, proprio all’interno degli ospedali, si riduca la disponibilità di acqua per i degenti”. Per Bignami appare “particolarmente odiosa la circostanza per la quale i problemi di bilancio della sanità pubblica debbano sempre ricadere sui cittadini e in particolare sui malati ricoverati in ospedale”.

 
Contro l'iniziativa della Asl si è anche schierato Daniele Marchetti, consigliere della Lega Nord, che in una nota definisce l'idea "a dir poco ridicola". Per Marchetti "i ragionamenti e i risparmi da avviare sono ben altri. Per prima cosa bisognerebbe aumentare ulteriormente gli acquisti effettuati in convenzione tra le ausl del Sistema Sanitario Regionale, strada indicata dalla Lega Nord fin dai primi giorni di questa legislatura. Il monitoraggio che abbiamo avviato dimostra, numeri alla mano, che le economie di scala sono la principale soluzione per risparmiare ingenti somme di denaro pubblico. Risparmi che potrebbero essere reinvestiti in servizi ai cittadini, macchinari e personale. Nel 2013 infatti - prosegue Marchetti -, con un’incidenza delle attività di Intercent-ER sulla spesa delle Aziende e degli Enti del sistema sanitario regionale pari al 34%, si è ottenuto un risparmio di ben 63 Milioni di euro, mentre nel 2014, con un’incidenza pari al 39%, si è passati a 87 milioni di euro. Numeri importanti. Sarebbe quindi opportuno darsi degli obiettivi più ambiziosi delle bottigliette d’acqua, ad esempio quello di raggiungere quota 50% degli acquisti in convenzione. Per innescare economie di scala ancora maggiori - ricorda Marchetti -, presentai un Ordine del Giorno con il quale si sollecitava la Giunta Regionale a valutare, di concerto con altre amministrazioni regionali, l’opportunità e la convenienza di istituire di centrali d’acquisto interregionali. Il testo è stato approvato all’unanimità e questo mi fa ben sperare".

Ma la Ausl difende la sua iniziativa parlando di “strumentali polemiche” ed evidenziando che “l'Ausl sta adempiendo ad una indicazione normativa cogente e certamente non lo fa solo con questa misura, che è in effetti l'unica tra tante che impatta direttamente, e davvero in misura molto limitata, sui cittadini ricoverati”. “Come dettato dalla Legge 125/2015 – prosegue la Asul -, a tutti i fornitori di beni e servizi è stata richiesta una rinegoziazione dei contratti in essere, con azioni congiunte tra le Aziende sanitarie per gli acquisti effettuati tramite Intercenter o Servizio Acquisti Metropolitano, così come in ambito locale. Circa il 32% dei contratti di beni e servizi in essere sono stati rinegoziati, con una stima di risparmio complessivo di oltre 150mila euro per la nostra Azienda nel 2016”.

“E' chiaro – prosegue la Ausl nella nota - che queste operazioni non sostituiscono, ma integrano, l'impegno di effettuare tutte le economie di gestione possibili tramite le centrali di acquisto. L'Ausl di Imola, nel 2014, ha infatti effettuato il 65% dei contratti tramite centrali di acquisto (Intercenter, Servizio Acquisti di Area Vasta e Consip): una quota ben maggiore di quella auspicata dal consigliere Marchetti.”.  

La logica con cui sono state effettuate le rimodulazioni, garantisce la Asl, “è stata comunque sempre quella di non intaccare in alcun modo i servizi di assistenza e cura, e di rinunciare invece al superfluo. Sono numerosi gli ospedali che da tempo non forniscono acqua in bottiglia ai degenti. Ad Imola, la dotazione viene solo ridotta, anche in seguito ad una consultazione con gli stessi operatori di reparto che hanno segnalato come spesso essa non venga usata completamente, e mantenendo comunque scorte in reparto per chi ne avesse bisogno. Peraltro, come nelle nostre case, anche in ospedale è sempre disponibile l'acqua del rubinetto: gratuita, salubre e controllata, il cui utilizzo produce anche vantaggi per la riduzione della produzione di rifiuti. Una prassi, quella dell'utilizzo dell'acqua potabile di acquedotto in ospedale, già correntemente adottata in Paesi ad alta sensibilità ecologica (Germania, Austria, Olanda, ...) anche come veicolo di messaggi di eco compatibilità”.  

“Certamente – evidenzia infine la Ausl - non è invece superfluo il personale, neppure quello dirigente (si consideri che tutti i medici sono dirigenti). Come per tutti i dipendenti pubblici il costo del lavoro dei dirigenti è definito dai contratti collettivi nazionali, peraltro bloccati da oltre 6 anni. Nella nostra Azienda gli incarichi di struttura complessa e di dipartimento negli ultimi anni sono stati ridotti in modo sensibile: si è passati da 9 a 6 dipartimenti, è stata unificata la direzione di reparti prima separati (vedi geriatria e lungodegenza), si sono stipulate convenzioni con altre aziende sanitarie per la gestione interaziendale di unità operative (vedi chirurgia, radiologia, laboratorio analisi), sono stati lasciati vacanti alcuni incarichi di direzione di dipartimento (vedi dipartimento cure primarie) e di struttura complessa (vedi genetica medica) ed ulteriori snellimenti dell'organizzazione sono già previsti per i prossimi mesi”.

21 gennaio 2016
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