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Ma la sanità del Lazio ce la farà?

Nel suo intervento alla conferenza dei servizi del San Camillo di Roma, il sub commissario Bissoni, oltre a dare chiarimenti su come si dovrebbe procedere con i piani di rientro delle aziende ospedaliere ha anche introdotto due condizioni indispensabili per centrare l’obiettivo del risanamento: riorganizzazione del territorio e rinsaldamento delle procedure di accreditamento. Ma la regione è pronta? Ho i miei dubbi

13 MAR - Giovanni Bissoni, sub commissario per l’attuazione del Piano di rientro della regione Lazio, con la competenza che gli è propria,  nel corso della Conferenza dei servizi dell’Azienda ospedaliera San Camillo  ha chiaramente espresso che la norma della legge di stabilità che obbliga le aziende ospedaliere in condizioni di disavanzo al raggiungimento del pareggio di bilancio entro il triennio dovrà essere opportunamente modulata; essa infatti è inapplicabile nel solo arco temporale previsto a meno che non si voglia uccidere l’azienda
 
Facendo riferimento al San Camillo, ma rivolgendosi implicitamente alle altre 5 aziende ospedaliere che saranno sottoposte a commissariamento, trovandosi nella medesima situazione, Bissoni ha poi introdotto due altre condizioni indispensabili per centrare l’obiettivo del risanamento: riorganizzazione del territorio e rinsaldamento delle procedure di accreditamento, che non possono consistere esclusivamente in un’autorizzazione rafforzata, ma che devono implicare anche una valutazione dei processi assistenziali”.
 

Sono delle posizioni assolutamente condivisibili e un ragionamento dai contenuti simili avevo fatto su QS commentando la relazione della corte dei Conti del Lazio del 2014 sui risultati di gestione della regione e sullo stato di salute del nostro servizio sanitario regionale.
 
 
Il giudizio della massima autorità contabile non era certo lusinghiero sia dal punto di vista della gestione finanziaria specie delle strutture ospedaliere e sia sulle modalità di redazione dei bilanci delle aziende ASL il cui pareggio di bilancio viene realizzato attraverso l’artificio contabile di livellare le perdite accumulate nel corso dell’anno poco prima del consuntivo
 
Il dato su cui voglio invece soffermarmi è invece quello relativo alla percorribilità reale di quanto auspicato da Giovanni Bissoni che il contesto regionale conosce benissimo, partendo dal quadro finanziario (2014) in cui versano i diversi enti regionali:
- le aziende ospedaliere (San Camillo, San Giovanni e San Filippo Neri) , tutte in profondo rosso,  chiudono con un disavanzo complessivo di  354.777 migliaia di euro; 
- le Aziende ospedaliere Universitarie ( Policlinico Tor Vergata, Sant’Andrea e Policlinico ) sono esposte per 216.538 Migliaia di euro;
- gli IRCCS (IFO  e  Spallanzani )  chiudono con  un disavanzo 69.997 migliaia di euro.
- L’ARES 118 chiude con un passivo di 19,562 migliaia di euro
 
Un indebitamento complessivo che a partire dal 2007 non ha mostrato alcuna linea di tendenza positiva: ed infatti lungi dal contrarsi ha subito un progressivo incremento, con la sola eccezione delle AO in cui si registra una lieve flessione (da 376.354 a 354.777).
 
La situazione del Lazio è dunque quello di una regione che nel corso degli ultimi anni non è minimamente riuscita a migliorare la gestione delle sue principali fonti di spesa (aziende ospedaliere e policlinici universitari) e in cui i modesti miglioramenti raggiunti sono stati possibili solo grazie ai sacrifici immani imposti al personale in servizio che ha visto una pesante riduzione del salario e un incremento intollerabile dei carico di lavoro
 
Il quadro su cui ragionare è dunque ben più complesso di quello delineato da Bissoni e in tali termini si è anche espresso Sandro Petrolati, segretario aziendale dell’Anaao Assomed spiegando come sempre per il San Camillo ( che delle aziende ospedaliere è sicuramente l’ideale tipo) “La Regione non ha ancora detto “se dobbiamo essere un ospedale di alta specializzazione oppure del territorio – aggiungendo che  – Con le attuali risorse finanziarie e di personale è infatti impossibile assurgere a entrambe le funzioni. Nonostante l’iniezione garantita dal Giubileo, le dotazioni organiche sono ancora insufficienti e ci sono ancora struttura in cui buona parte delle apicalità è costituita da precari. Senza dimenticare che i supporti informatici versano in condizioni drammatiche e che la sicurezza nell’ospedale scarseggia”
 
Il problema è dunque quello della assenza di una vera progettualità da parte della regione e della mancanza di una strategia di rilancio delle strutture ospedaliere e di potenziamento del territorio.
 
In tutto il periodo di amministrazione del Presidente Zingaretti l’azione di governo è stata totalmente carente e si è limitata ad applicare quanto fatto dalla precedente giunta Polverini senza introdurre alcuna delle misure di correzione necessarie.
Rimane insoluto il problema del rapporto tra ospedale e territorio e quello altrettanto spinoso del rapporto tra erogatori pubblici e privati (profit o non for profit che essi siano)
 
L’azione di ingegnerizzazione delle aziende ASL si è limitata ad un modesto accorpamento tra la ex RMA ed RME e tra Ex RMB e RMC. Misure di razionalizzazione da cui sarebbe illusorio attendersi risultati di rilievo in termini di riduzione dei costi o di miglioramento della qualità del servizio.
Rimane invece totalmente eluso il problema di natura squisitamente politico delle strategie che le aziende dovranno implementare per quanto riguarda il loro ruolo nel mercato sanitario.
 
Cosa prevede a tale riguardo il mandato regionale? O detto più semplicemente le aziende dovranno privilegiare il make della produzione endogena di servizi o limitarsi ad efficientare il buy che di alcune aziende assorbe l’80 % delle risorse a disposizione del proprio budget?
 
Opzioni che hanno immediate conseguenze sugli assets delle aziende, specie se ospedaliere. Perché è del tutto evidente che se si vuole privilegiare la produzione diretta di servizi sanitari, le aziende hanno bisogno di investimenti sia in risorse umane che in conto capitale per competere con gli altri erogatori del calibro del Policlinico Gemelli o del Campus biomedico, mentre se si considera non comprimibile il mercato privato, dovendosi limitare le aziende a svolgere una funzione di controllo sui flussi di spesa, tali investimenti diventano non necessari. Nel primo caso le strutture ospedaliere vengono messe in condizioni di un vero rilancio, nel secondo caso il loro destino è inesorabilmente segnato andando incontro a quel declassamento di cui parlava Petrolati.
 
Di tutto questo nel dibattito in corso non c’è traccia e questo rende difficilmente realizzabile quanto auspicato da Giovanni Bissoni. Non ci sono infatti le condizioni politiche in grado di imprimere la svolta di cui la regione ha bisogno per uscire dall’emergenza sanitaria, restando il miglioramento dei conti il frutto esclusivo di un surplus di imposizione fiscale che non ha pari nel resto del paese
 
Servirebbe dunque una diversa strategia politica che rompa con il passato e che si faccia carico delle inevitabili conseguenze, in termini di consensi, implicite in una politica realmente innovativa. Caratteristiche molto lontane dalla gestione sempre smiling del presidente Zingaretti
 
Roberto Polillo

13 marzo 2016
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