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Campania. Intersindacale medica sul piede di guerra: “Subito un assessore alla Sanità,  dal commissario Polimeni solo danni”

Dirigenza medica e sanitaria campana contro le politiche del commissariamento. Chiesta una svolta politica nella gestione della sanità dopo 10 anni di Piani di rientro

19 MAR - Inasprimento della vertenza Salute in Campania. Nonostante la sospensione di 60 giorni dello sciopero nazionale – dopo le aperture di Governo e Regioni su norme, contratti, livelli di assistenza, formazione e appropriatezza - in Campania resta alta la tensione e si prospetta una nuova mobilitazione di medici e dirigenti del Ssn. 
 
“Tutta la sanità campana si fermerà se non verranno assicurati interventi diretti e tempestivi per il risanamento dei livelli di assistenza  con una programmazione seria e coerente con gli obiettivi prefissati a livello nazionale dal ministero della salute nel mandato ai commissari per la sanità”, dicono dall’Intersindacale.
 
Allo scontro del presidente della Regione Vincenzo De Luca, che ha chiesto maggiore attenzione al commissario Polimeni e al suo vice D’Amario alle esigenze del settore privato accreditato per erogare prestazioni senza intoppi (leggi tetti di spesa mensilizzati e bidget attribuito alla singola struttura anziché alla branca assistenziale), seguono le doglianze della dirigenza medica del settore pubblico.

“Non è possibile che a fronte degli azzeramenti totali di tutte le unità operative semplici – avverte Antonio De Falco segretario regionale della Cimo - cui assistiamo nella Asl Napoli 2 nord, Napoli 3 sud e ad Avellino e alla falcidie di primari, con unità operative soppresse dall’oggi al domani eppure cruciali per un’assistenza ai cittadini già messa in ginocchio in questa regione da 10 anni di blocco del turn-over, consegua una programmazione fai-da-te dei commissari che dopo aver emanato a inizio febbraio una circolare “terroristica” all’indirizzo di manager e commissari di Asl e ospedali sulla scia di un’iniziativa della Corte dei conti sugli standard ospedalieri e già fortemente ridimensionata dal giudice relatore in sede cautelare, corrisponda una convocazione da parte della struttura commissariale per il 30 marzo quando i giochi saranno già fatti. Dopo sei mesi di ritardo della nomina da parte del ministero che ha aggravato uno stallo nella lavorazione degli atti aziendali l’impressione è che non ci sia la giusta attenzione da parte dei delegati del governo di Roma alla sanità campana e dunque al Sud. Tutto questo è inaccettabile”.    
I rappresentanti delle maggiori sigle sindacali dei medici e della dirigenza sanitaria del Ssn (Anaao Assomed, Aaroi Emac , Cimo , Cgil Fp medici, Cisl medici, Uil Fpl Medici, Cgil Fp Spta, Fvm, Fassid, Fesmed, Anpo, Ascoti, Fials medici, Aupi , Sinafo, Sidirss, Ugl medici) in una conferenza stampa tornano a puntare il dito sugli ultimi gravissimi episodi di cronaca di malasanità espressione soprattutto di una disorganizzazione generale di cui i medici insieme ai pazienti sono principalmente vittime e le cui responsabilità ricadono soprattutto sulle scelte politiche compiute in questi anni dal governo centrale e regionale.
 
“Il Commissario straordinario ad acta, Joseph Polimeni, insediatosi solo due mesi fa a gestire l’emergenza Salute in Campania dopo sei mesi di attesa della nomina di competenza governativa – aggiunge Vittorio Russo, leader dell’Anpo, il sindacato dei primari ospedalieri praticamente ignora il nostro apporto. Noi siamo competenti a pieno titolo per cooperare a una programmazione colabrodo che in questi anni ha letteralmente disarticolato i servizi per la Salute in Campania e che ora si vuole riparare in un mese senza ascoltare noi che siamo chiamati ad attuare gli atti della struttura la dice lunga sull’efficienza mostrata sinora dalla struttura commissariale. Bene ha fatto il presidente De Luca a reclamare maggiore collaborazione. L’arroccamento dei commissari è inutile, ingiustificato e dannoso per la sanità campana”.   
Anche Bruno Zuccarelli, leader dell’Anaao regionale, chiede al premier Renzi il superamento della stagione commissariale, visto che ormai la Campania ha raggiunto gli obiettivi dei Piano operativi del Piano di rientro, per dare il bandolo della matassa della programmazione alla Regione con la nomina di un assessore alla sanità con pieni poteri”.
I camici bianchi che aspettano di essere convocati dal presidente della Regione, Vincenzo De Luca, per aprire un tavolo di approfondimento innanzitutto sulla programmazione degli atti aziendali, passando per il piano ospedaliero, per proseguire sull’emergenza assunzioni e sui temi della formazione professionale, dell’organizzazione del pronto soccorso, del 118 e delle reti di assistenza.
 
“La prima cosa che noi lamentiamo – aggiunge Giosué di Maro della Cgil - è la difficoltà che abbiamo di interloquire col Commissariato di Governo. Se le cose non cambieranno, siamo pronti ad incrociare le braccia. La nostra regione avrebbe bisogno di più posti letto, più ospedali e personale ma mentre il presidente De Luca proclama che non si chiuderanno strutture sanitarie in Campania, c’è un’altra voce politica che afferma di fatto il contrario e mette in campo atti amministrativi volti a tagliare risorse”.
 
Il punto dolens del discorso è, dunque, quello dei finanziamenti. Le risorse ci sarebbero, dicono i sindacati, basterebbe attingere ai fondi europei peraltro spesi solo in parte e che per questo tornano al mittente, cioè all’Unione Europea. Per fare ciò occorre una dirigenza che effettui controlli e che soprattutto remi in una sola direzione.
 
“Il piano dei fondi europei 2007-13 prevedeva per la Campania una valanga di soldi che avrebbero potuto risanare il sistema anche sul fronte dell’assistenza – spiega Zuccarelli -  3 milioni di euro per la Carta Nazionale dei Servizi; 18,6 milioni per l’Ospedale del Mare; 10 milioni per il sistema informativo; 43,5 per la telemedicina. Dove sono questi soldi? Sono stati spesi? Se la risposta fosse positiva, la Campania non sarebbe il fanalino di coda in quanto a utilizzo dei fondi Fesr e Fondi sociali europei”.
 
Una sanità campana, dunque in sofferenza continua, che “vive di sola emergenza”- come lamenta Peppe Galano, dell’Aaroi Emac - quando invece basterebbe organizzare meglio il lavoro, uscendo dalla logica del Commissariamento e procedendo alla stabilizzazione di tanti operatori che hanno dei contratti atipici. Noi abbiamo bisogno di forze giovani nella sanità, forze a cui trasferite saperi e conoscenze, che significherebbero un nuovo sprint”. Invece, il sistema è quasi al collasso. “Dal 2007 al 2016 sono andate in pensione circa 16mila unità – ricorda ancora Di Maro - e l’affanno più evidente lo vivono i pronto soccorso”.
Intanto, la nota 506/C del Commissario di Governo Polimeri dello scorso febbraio invita ad horas a tagliare le strutture per adeguare i parametri delle Unita operative complesse (Uoc), Unità operative semplici dipartimentali (Uosd) e Unità operative semplici (Uos).
 
“In un malinteso senso di adeguamento alle disposizioni della Corte dei conti – avvertono i sindacati – di richiede di procedere a tagli indiscriminati laddove invece il giudice istruttore, già nella fase cautelare del processo per danno erariale a carico dei commissari e manager delle Asl, ha ribadito la necessità di rispondere innanzitutto al primario fabbisogno di salute pubblica costituzionalmente garantito.  Tutto ciò rende impossibile per l’utenza avere dei punti di riferimento certi nel rapporto con le Aziende sanitarie locali.
 
Lo sottolinea chiaramente Franco Ambrosio, della FESMED. E, allora, la soluzione qual è? “Bisogna uscire dalla logica dell’emergenza e tornare a parlare di programmazione. Se i conti sono a posto, non c’è più bisogno del Commissario di Governo – conclude Pierluigi Franco, della Uil medici. Pertanto, chiediamo la nomina di un assessore alla Sanità in tempi brevissimi, che sia un interlocutore politico e dia risposte credibili alle giovani generazioni di medici bravi che paradossalmente trovano lavoro all’estero, invece che essere impiegati in Regione”.
 
Ettore Mautone
 

19 marzo 2016
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