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Marche.  Costi standard e partnership Pubblico Privato. Sostenibilità e qualità dell’assistenza sanitaria

Vertice in Regione per i risultati della sperimentazione dei Costi Standard condotta dagli Ospedali Riuniti di Ancona in collaborazione con Roche: l’auspicio di una contaminazione di buone pratiche. L'obiettivo era quello di analizzare nel dettaglio costi ed esiti di ciascuna prestazione assistenziale e processo decisionale per confrontarli con i migliori standard nazionali e, nel caso, operare le possibili correzioni.

05 OTT - Può l'applicazione dei costi standard incidere significativamente sulla sostenibilità e qualità del servizio sanitario regionale? La risposta è senz’altro positiva e di questo hanno discusso tutti i Direttori Generali delle strutture sanitarie marchigiane insieme al vertice tecnico (presenti Lucia Di Furia, Direttore del Servizio salute della Regione e Francesco Di Stanislao, Direttore Generale dell’Agenzia Regionale di Sanità pubblica) e politico della sanità regionale rappresentato dal Presidente della Commissione Sanità Fabrizio Volpini, nel corso di un incontro a porte chiuse, organizzato dalla Società Italiana di Comunicazione Scientifica e Sanitaria – Sics.
 
Al centro della discussione i risultati della sperimentazione condotta dagli Ospedali Riuniti di Ancona, supportata da Roche, che aveva l’obiettivo di analizzare nel dettaglio costi ed esiti di ciascuna prestazione assistenziale e processo decisionale per confrontarli con i migliori standard nazionali e, nel caso, operare le possibili correzioni. Un’esperienza proficua di Partnership Pubblico Privato in cui la azienda farmaceutica ha contribuito direttamente alla comune ricerca, con ottimi risultati, della miglior sostenibilità e qualità delle prestazioni erogate.

 
“La partecipazione della nostra Azienda al progetto” ha sottolineato il Direttore Generale dei Riuniti di Ancona Michele Caporossi a margine dell’incontro “ha permesso di raggiungere due indubbi vantaggi: il primo è di poter disporre della definizione di un costo di produzione aziendale per ciascun episodio di ricovero, articolato per disciplina e per DRG fino ad arrivare ad indagare anche le singole diagnosi e procedure mediche e chirurgiche erogate; il secondo è di poter confrontare tale costo effettivo di produzione, per il medesimo episodio di ricovero, con lo standard definito nell’ambito del network NISan”.
 
Il NISan, ovvero il Network Italiano Sanitario per la condivisione dei costi standard, degli indicatori e dei risultati, si è costituito nell'aprile 2009 come rete finalizzata allo scambio di informazioni relative ai costi standard delle attività sanitarie. Ne fanno parte oltre 22 Aziende sanitarie territoriali e ospedaliere in tutta Italia.
 
“Il benchmarking” ha quindi aggiunto Caporossi “ossia il confronto con le migliori performance registrate nell’ambito del Network, è il valore aggiunto di questo lavoro che permette di riflettere sulla propria struttura dei costi e di confrontarla con quella rilevata per il medesimo episodio di ricovero in altre realtà aziendali, superando in tal modo ogni limite (e rischio) di autoreferenzialità. Ciò permette di misurare, in termini relativi, il proprio livello di efficienza e comprendere i margini, se esistenti, di recupero di risorse e d’interventi in termini di appropriatezza organizzativa e clinica”.
 
"La legge di stabilità ed i relativi “Piani di rientro” che hanno interessato molte regioni” ha spiegato dal canto suo Alberto Pasdera, Coordinatore scientifico del NIsan “hanno messo in luce l’esigenza di monitorare adeguatamente il rapporto tra le tariffe delle prestazioni e i loro costi e soprattutto le modalità per migliorare i valori di tale indicatore. Da qui l’esigenza di individuare dove e come poter ridurre i costi senza nuocere alla qualità clinica delle prestazioni. Infatti” ha chiarito Pasdera “non basta più "spendere meno” se poi si produce meno, ma bisogna “spendere meglio” al fine conseguire livelli di produzione, e dunque di tariffato, adeguati. I costi standard ed i relativi sistemi che permettono la loro reale applicazione (ClinicalCosting e Activity-basedFunding) rappresentano gli strumenti che permettono di individuare come e dove (in quali unità aziendali e su quali fattori produttivi) e quanto è possibile, in una data realtà, procedere al miglioramento dell’efficienza senza “colpire” la produzione e dunque il livello dei servizi offerti.
 
Il Clinical Costing permette di conoscere i costi delle proprie prestazioni e dei modelli gestionali e organizzativi: conoscenza questa indispensabile per poter fare una reale e non generica analisi tariffe-costi e di “personalizzare” i costi standard. L’Activity-based Funding (ABF) permette di conoscere tramite il confronto di benchmarking tra costi standard e costi (desunti dal ClinicalCosting) come allocare le risorse nel miglior modo possibile. ABF e Clinical Costing hanno dimostrato, ove sono stati applicati, che è concretamente possibile rispettare vincoli finanziari e esigenze di salute; da qui la necessità se non l’urgenza di discutere su come applicarli concretamente nelle strutture aziendali e regionali".
 
“Siamo fortemente interessati” ha quindi sottolineato Fabrizio Volpini, Presidente della Commissione Sanità della Regione Marche “a questo nuovo approccio nella costruzione dei budget per l’efficientamento delle organizzazioni. Una sperimentazione, quella su cui ci siamo confrontati, che ha dato ottimi risultati portando certamente del valore aggiunto per un migliore utilizzo delle risorse pubbliche innalzando l’efficienza del sistema di governance aziendale”. Da questa esperienza, non a caso all’incontro erano presenti i vertici della sanità marchigiana, l’auspicio di Volpini “vorremmo che partisse una sorta di contagio, di contaminazione dell’intero sistema sanitario regionale. Non v’è dubbio che in questo momento la politica senta molto la necessità di avere sensibilità ed interesse verso questi strumenti innovativi e mi auguro” ha concluso “che la struttura dirigenziale e tecnica della sanità riesca a tradurne gli scopi nella realtà tangibile della pratica quotidiana di governo delle aziende”.
 
I risultati della sperimentazione sono stati accolti positivamente dai manager regionali. Alberto Genga (DG Inrca di Ancona), Alessandro Marini (DG Asur Marche) e Antonio Draisci (Direttore Amministrativo Ospedali Riuniti Marche Nord) hanno infatti espresso estremo interesse all’ipotesi di estensione della sperimentazione che peraltro sta già interessando alcune aree vaste dell’Asur.
 
“Nell’incontro” ha quindi sottolineato Lucia Di Furia, Direttore Generale del Servizio Salute della Regione Marche “è stata presentata una metodologia di analisi e miglioramento delle performance aziendali alla cui base c’è il confronto. Il management sanitario delle Marche è sostanzialmente nuovo.Una nuova squadra che rende il momento propizio per l’introduzione di questa nuova metodologia, applicabile sia all’ospedale sia al territorio, poiché soltanto conoscendo e misurando le proprie attività rispetto agli altri è possibile tracciare una strada percorribile per il futuro”
 
“Partendo dal presupposto che Pubblico e Privato hanno il comune obiettivo di una gestione efficiente ed efficace della sanità, nell’interesse di tutti gli attori del Sistema, in primis i cittadini, il partenariato pubblico privato è lo strumento che può fare da ponte tra le due realtà” ha affermato Dario Scapola, Market Access Director di Roche in Italia. “Roche crede fermamente in questo modello di partnership, ispirato alla fiducia reciproca e alla collaborazione per la costruzione di un cammino comune che consenta una reale trasformazione del nostro Paese” ha aggiunto Scapola, sottolineando che “i risultati positivi raggiunti con la sperimentazione condotta nella Regione Marche ci confermano che questa è la strada giusta per ottenere sostenibilità economica e qualità del servizio”.

05 ottobre 2016
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