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Lazio-Assobiomedica. E' scontro sulla delibera per transazione debiti

Saranno pagate prima le imprese che accetteranno la riduzione maggiore dei crediti vantati. Rimondi (Assobiomedica): “Condizioni inammissibili”. L'assessore Cetica: “Da Rimondi affermazioni irresponsabili”.

07 OTT - Si aperto lo scontro sulla Deliberazione di Giunta Regionale n. 57 del 18 febbraio 2011 che ha autorizzato le Aziende sanitarie alla stipula di specifici accordi transattivi con i singoli creditori del Sistema Regionale, in relazione a tutte le posizioni debitorie ancora aperte che non sono state oggetto di precedente transazione, “dando priorità nel pagamento dei crediti in base al grado di rinuncia sul dovuto”.

Una condizione che ha scatenato la dura reazione delle imprese produttrici di dispositivi medici. “La Regione Lazio – ha affermato il presidente di Assobiomedica,, Stefano Rimondi - sta mettendo le imprese fornitrici di dispositivi e servizi medici davanti a una costrizione senza precedenti: l’operazione di transazione dei crediti sanitari pregressi, autorizzata con la Delibera n. 57/2011, sembrerebbe, con tutte le cautele del caso, garantire il saldo delle fatture alle aziende disposte a tagliare gli interessi e a concedere uno sconto sul capitale. Sarebbero soddisfatte prioritariamente quelle aziende disposte a rinunciare in misura maggiore a quanto è loro dovuto in tempi che vanno dal prossimo 31 dicembre al 30 aprile 2013”. Le imprese di Assobiomedica, vantano solo nei confronti della Regione Lazio oltre 693 milioni di euro (vedi dettaglio regione per regione) con un tempo medio di pagamento di 395 giorni (vedi dettagli regione per regione).

“È inammissibile che un’amministrazione pubblica, che già onora i suoi impegni con intollerabile ritardo, imponga condizioni penalizzanti ai propri fornitori. Questo metodo – ha aggiunto Rimondi - costituisce, di fatto, un ‘default pilotato’ della Regione Lazio, che ha un parallelo, in Europa, con la situazione della Grecia”.
Secondo il presidente di Assobiomendica, inoltre, questa politica potrebbe indurre altre Regioni sotto piano di rientro a seguire il modello del Lazio, “mettendo in seria difficoltà soprattutto le piccole e medie imprese già gravemente penalizzate dai tassi bancari sotto tensione a causa della crisi finanziaria”. “È assurdo che un’industria orientata all’innovazione tecnologica e che potrebbe contribuire allo sviluppo e alla crescita del Paese, come suggerito in questi giorni anche da Confindustria, si trovi costretta – ha concluso Rimondi - a rinunciare a parte dei propri crediti con il rischio di dover tagliare posti di lavoro”.

Dura la replica dell’assessore regionale al Bilancio del Lazio, Stefano Cetica, che ha difeso l’operato della Regione spiegando che si tratta del tentativo di “scalare la montagna del debito della sanità che abbiamo ereditato riducendo i costi e gli sprechi ma, soprattutto, cercando di non far soffrire le imprese sane di questa Regione che con senso di responsabilità e con la massima trasparenza, sono disponibili ad affrontare qualche sacrificio oggi per stare meglio domani, mantenendo produzione e occupazione nel Lazio: se Assobiomedica si chiama fuori ci dispiace ma ce ne faremo una ragione. Dobbiamo tuttavia precisare, - aggiunge l’assessore - al di là delle calunniose e irresponsabili dichiarazioni del Presidente Rimondi che si permette di parlare di default pilotato, che non costringiamo nessuno a rinunciare ad un proprio diritto ma chiediamo semplicemente quella collaborazione che l’anno scorso, con una delibera simile a quella criticata – la 572/2010 – oltre novecento imprese del settore ci hanno offerto, rinunciando al 5% della sorte oltre che agli interessi: il tutto per oltre 220 milioni di pagamenti”.
“La DGR 57/2011, di cui parla Assobiomedica nel suo inqualificabile comunicato, - spiega Cetica - è rivolta sempre a sanare vecchi debiti delle aziende che non hanno voluto entrare nell’accordo per i pagamenti a 180 giorni, e prevede che sia pagato prima chi rinuncia ad una piccola parte della sorte e solo un po’ più tardi chi, oltre alla sorte, vuole anche gli interessi. Nessuna costrizione, dunque, come peraltro dimostra il successo che anche questa delibera sta avendo considerato che – conclude l’assessore - sono quasi 200 le imprese che hanno già chiesto di aderire; se altre regioni seguiranno l’esempio del Lazio, come paventa Assobiomedica, vorrà dire semplicemente che ci sarà, con buona pace di Rimondi, maggiore liquidità a costi più contenuti di quelli offerti dal mercato”.

Ma Rimondi ribadisce: “La Regione Lazio non obbliga nessuna azienda a rinunciare ai propri sacrosanti diritti di creditore,  impone però a chi vuole avere qualche speranza di essere pagato di accettare  una decurtazione del capitale e di tutti o di parte degli interessi dovuti, in dispregio di regolari contratti e forniture”. Il fatto che tante aziende accettino questo sopruso, secondo Rimondi, “conferma quanto da tempo stiamo affermando: il settore è al limite della sopportazione. Senza un cambio di rotta che reintegri il diritto dei fornitori di essere pagati in tempi ragionevoli e senza riduzioni di quanto loro dovuto, le conseguenze saranno drammatiche per i cittadini, che si vedranno negati servizi essenziali per la crisi finanziaria imposta da queste vessazioni, soprattutto alle piccole e medie aziende”.
 
 

07 ottobre 2011
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