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Veneto. Ostetriche in polemica con Regione per esclusione dai percorsi informativi su violenza donne

I corsi di formazione per l’accoglienza di donne che subiscono violenza, previsti dalla Regione in tutte le Ulss e le Aziende Ospedaliere, coinvolgeranno medici e infermieri dei Pronto Soccorso e Mmg escludendo quindi le ostetriche che chiedono un coinvolgimento in quanto figure che prendono da sempre in carico le donne e la loro salute

11 FEB - “Incomprensibile la scelta di escludere la Categoria delle ostetriche dai percorsi di formazione previsti dalla Regione Veneto per la prevenzione e il contrasto alla violenza contro le donne”.
 
Questo il commento della presidente uscente della Federazione Nazionale dei Collegi delle Ostetriche, Maria Vicario, e delle presidenti del Collegio delle Ostetriche di Verona, Rosalba Dall’Olio, e del Collegio interprovinciale delle Ostetriche di Belluno, Padova, Rovigo, Treviso, Venezia e Vicenza, Barbara Guarinoni.
 
Il corso di formazione previsto dalla Regione Veneto, coinvolgerà circa 3.000 medici e infermieri dei Pronto Soccorso del Veneto e medici di medicina generale con l’attivazione di un totale di 110 i corsi entro l’anno in tutte le Ulss e le Aziende Ospedaliere della regione per l’accoglienza di donne che subiscono violenza. L’iniziativa, che dà seguito alle Linee guida nazionali antiviolenza (pubblicate in Gazzetta Ufficiale lo scorso 31 gennaio e destinate ad Asl e ospedali), cita quali destinatari dei percorsi solo medici e infermieri, lasciando quindi di fatto fuori la figura professionale delle ostetriche.

 
“La scelta della Regione, nella persona dell’assessora al Sociale, Manuela Lanzarin, rappresenta una iniziativa certamente lodevole che inserisce la nostra regione tra quelle virtuose che attuano politiche in favore della tutela della salute delle donne a 360 gradi. Quello che come ostetriche ci lascia tuttavia perplesse è la contemporanea decisione di escludere da questo importante percorso formativo e conoscitivo proprio la nostra Categoria – spiegano le presidenti Dell’Olio e Guarinoni –. Le ostetriche infatti sono le professioniste che in virtù della propria core mission seguono le donne in tutte le fasi della loro vita sessuale e riproduttiva prendendone in carica la loro salute. Presenti in strutture pubbliche e private, negli ambulatori di ostetricia e ginecologia, nei triage dei Pronto soccorso, nei consultori e nei centri anti violenza le Ostetriche rappresentano senza dubbio la professione sanitaria cui le donne si rivolgono per prima quando si tratta della loro salute. Inoltre, sono incaricate dallo stesso Sistema sanitario a svolgere tutti gli interventi di analisi e prelievo come visite e tamponi vaginali. Servizi che vengono svolti anche non in fase di emergenza post violenza, ma che per il loro carattere di ordinarietà possono anzi prevenire tali episodi”.
 
“È l’ostetrica – ricorda la presidente Vicario – che prende in carico le donne e la loro salute, fin da piccole, e in tutte le fasi e i cicli della loro vita. Non solo, lo fanno anche in condizioni di fisiologia potendo così intervenire ancor prima che si verifichino episodi di violenza, rappresentando un presidio e svolgendo un ruolo di sentinella. Grazie alla loro preparazione ed esperienza possono informare sui rischi della violenza, su come prevenirla nel caso venga messa in atto da soggetti maschili che rientrano nell’ambito di conoscenza della donna, possono segnalare l’esistenza di centri antiviolenza o case famiglie, case rifugio dove le donne, e nel caso vi siano anche i loro figli, saranno assistite e curate. Una presenza dunque in grado di fare una vera prevenzione. Ecco perché – conclude la Vicario – la Federazione assieme alle presidenti Dell’Olio e Guarinoni chiede il predetto corso venga esteso anche alle ostetriche. Richiesta che abbiamo già formalizzato come Fnco anche in una lettera all’assessora regionale al Sociale, Manuela Lanzarin”.

11 febbraio 2018
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