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Campania. Tetti di spesa accreditati: l’area della specialistica sul piede di guerra

Oggi la conferenza stampa di Federlab che contesta punto su punto l’ipotesi di programmazione per l’area specialistica messa in campo dalla Regione. Posizioni altrettanto critiche, ma più articolate quelle espresse da Aspat, Snr, Aisa. Intanto, a Napoli, i centri hanno esaurito il budget e riprenderanno a erogare a carico del Servizio sanitario regionale il primo luglio

16 MAG - Tetti di spesa e budget, ma soprattutto calcolo dei fabbisogni, inteso come volume di prestazioni annue richieste dalla popolazione Campania al netto dei controlli di appropriatezza. Minaccia fuoco e fiamme la Federlab che in conferenza stampa oggi contesta, punto su punto, l’ipotesi di programmazione per l’area specialistica messa in campo dalla Regione e annunciata una settimana fa dal Governatore, commissario ad acta per la sanità regionale, Vincenzo De Luca. Posizioni altrettanto critiche, ma più articolate quelle espresse da Aspat, Snr, Aisa. Mentre i centri della Asl Napoli 1 hanno esaurito il budget e riprenderanno a erogare a carico del Servizio sanitario regionale il primo luglio.
 
La battaglia degli accreditati si combatte soprattutto sul fronte della specialistica, laddove le Case di cura hanno sotterrato l’ascia di guerra a fronte delle concessioni di un aumento di budget per l’alta specialità (35 milioni in più su base annua) e in base alla promessa di una mediazione rispetto al calcolo dell’over budget riconosciuto a chi abbia sforato i tetti di spesa negli ultimi due anni. E anche per la riabilitazione (unico ambito in cui Palazzo Santa Lucia ha già messo nero su bianco una bozza di decreto) le acque sembrano essere meno agitate grazie ai circa 6 milioni di euro di prestazioni pianificati in più nella nuova programmazione. 


La proposta di De Luca
In soldoni sul fronte caldo della specialistica De Luca annuncia (il decreto non è ancora stato redatto) un incremento dell’attività nelle aziende pubbliche per effetto di aumento del personale, migliore tracciabilità dei flussi, miglioramento delle dotazioni tecnologiche, aumento dell’accuratezza delle registrazioni di prestazioni, il riequilibrio tra le 3 aree (branche a visita, diabetologia, cardiologia, dialisi, radioterapia, FKT da un lato, medicina nucleare e radiodiagnostica, in seconda battuta e diagnostica di laboratorio sul terzo fronte, per riorientare il fabbisogno in misura appropriata secondo quanto stimato (riduzione di risorse in misura di circa 5 milioni per l’area Laboratorio e circa 5 milioni per l’area Radiodiagnostica). Prevista l’assegnazione di quote aggiuntive a tutte le altre aree prestazionali, in particolare quelle salvavita (dialisi e radioterapia).
 
“L’obiettivo – dice la Regione nella scheda allegata - è quello di tendere ad avvicinarsi quanto più possibile a livelli di prestazioni coerenti con i bisogni di salute della popolazione e tendenti agli standard nazionali, senza ulteriori tagli, effettuando una redistribuzione ragionata, anzi aumentando il plafond per il 2018 di circa 5.500.000,00 e per il 2019 di oltre 2.200.000,00”.

La risposta delle associazioni di categoria
E se “De Luca dà i numeri” secondo l’accusa delle associazioni datoriali, Gennaro Lamberti, presidente di Federlab Italia lamenta, contro i laboratori, “la mancanza di rispetto della Regione per il lavoro svolto  favore dei cittadini e delle fasce più deboli della popolazione che a differenza delle regioni del Nord non hanno risorse per acquistare prestazioni out of Pocket (pagate di tasca)”. Federlab invoca uno stop ai tagli alla specialistica ambulatoriale laddove il vero debito della sanità si anniderebbe negli sprechi degli ospedali.
 
E le associazioni di categoria si armano di grafici e tabelle per smontare quello che viene indicato come “un castello di bugie” dette da De Luca in sala giunta nei giorni scorsi, per indorare la pillola dei sostanziali tagli proposti al comparto. A cominciare dalla condivisione della programmazione smentita seccamente e rispedita al mittente come “del tutto priva di fondamento” .

A Salerno niente tetti mensili. D’Anna: denunceremo tutto in Procura
E in conferenza stampa stamani oltre a Lamberti c’erano Pierpaolo Polizzi (presidente regionale Aspat), Luigi Gesué (rappresentante dei centri antidiabete, Bruno Accarino, leader del sindacato radiologi. E ancora Antonio Salvatore dell’Aisa, Natalia Magnone di Federcardio. Tutti seduti al tavolo di una riunione con i giornalisti che ha visto assente Confindustria Sanità che evidentemente non aderisce alla dura presa di posizione.
In Sala all’Hotel Mediterraneo, anche l’ex senatore Vincenzo D’Anna, attuale presidente dell’Ordine nazionale dei Biologi, più che mai bellicoso pronto a denunciare anche in tribunale la disomogenea applicazione tra Asl, dei tetti di spesa attribuiti in base a scadenze trimestrali, fatti valere in tutti territori della Regione, tranne che a Salerno. “Denunceremo per falso e abuso d’ufficio chi oggi fa valere solo in alcuni territori, non in altri, in particolare a Salerno, i tetti di spesa applicati su base trimestrale, costringendo gli erogatori a un assurdo stop&go.
 
Si vuole nascondere la sottostima del fabbisogno della specialistica ambulatoriale, che è di almeno il 25% rispetto all’entità del budget assegnato  – tuona D’Anna –  nascondendo sotto il tappeto le prestazioni che servono a garantire i Lea. E’ meglio che De Luca ci sconvenzioni tutti e subito – conclude l’ex Senatore con una provocazione. 

La mensilizzazione del budget
Quella della mensilizzazione, ovvero della parcellizzazione dei tetti di spesa in dodicesimi (poi articolati su base trimestrale) è un’eredità della programmazione attuata dall’ex commissario Joseph Polimeni. Un punto su cui De Luca aveva duramente avversato il suo predecessore e che ora invece intende portare avanti in vista dei contratti biennali che le Asl dovranno sottoscrivere con gli erogatori privati. Sebbene con toni e contenuti diversi, nessuna delle associazioni di categoria della specialisitca ambulatoriale, è comunque disposta a firmare i contratti prossimi venturi sulla base di tutte queste premesse, sebbene il via libera sia stato dato per scontato dal governatore della Campania

La posizione dell’Aspat
Riguardo all’inutilità dei laboratori di analisi del privato accreditato nel settore laboratoristico – avverte Polizzi dell’Aspat – va detto che nel corso del 2016 abbiamo svolto un volume di prestazioni dieci volte superiore a quello pubblico a gestione diretta rispondendo obiettivamente ad una reale e diffusa domanda sull’intero territorio regionale. La recentissima analisi sul fabbisogno (inteso come pubblico e privato insieme) condotta dalla Regione Campania concluderebbe che per assicurare le prestazioni Lea ai cittadini senza alcuna interruzione dierogazione, sono necessarie circa 2,7 milioni di prestazioni laboratoristiche.
 
Pertanto, la valutazione del Governatore risulta incomprensibile e destituita di fondamento ancor più in presenza di una costituita rete laboratoristica che per l’80 per cento si è già adeguata alle norme nazionali e al modello Hub e spocke come richiesto al tavolo sui Lea e dalle norme nazionali coinvolgendo, allo stato, l’80% dei laboratori di analisi della Campania per garantire qualità, innovazione, capillarizzazione e prossimità dell’offerta.
 
Quello che denunciamo – conclude Polizzi – è un vero e proprio furto di prestazioni in danno dei privati accreditati che erogano prestazioni pubbliche per i cittadini. L’intera macroarea della Specialistica ambulatoriale pertanto necessita di un incremento complessivo di circa 7.3 mln di prestazioni annue al fine di garantire ai cittadini assistiti i Lea a tutto il 31 dicembre, scongiurando in tal modo  lo stop all’assistenza in autunno. Lo stop periodico ogni tre mesi genera pertanto un preordinato iniquo “furto prestazionale” in danno agli erogatori. Danno che si riverbera sui cittadini assistiti cui vengono negate le prestazioni che il Servizio Pubblico non riesce a garantire”.
 
Rilanciare i Tavoli regionali di confronto per recepire il contributo degli operatori di ciascuna delle Branche specialistiche, armonizzare la programmazione alle reali e concrete esigenze del settore le richieste a fronte della presunta collaborazione ed adesione delle associazioni di categoria al documento regionale di programmazione dei tetti di spesa biennio 2018-2019. 

I dati dei laboratori
"Quei laboratori e centri convenzionati che il governatore reputa inutili - conclude Lamberti - assorbono appena il 15% del fondo sanitario disponibile fornendo, di converso, oltre il 90% delle prestazioni richieste dai cittadini per quanto concerne la sola laboratoristica". "In Campania - aggiunge il presidente di Federlab - il volume delle prestazioni sanitarie complessive erogate nel corso del 2016 assomma a circa 36 milioni. Di queste, solo poco meno di 3 milioni e mezzo sono state coperte dal pubblico. Il resto (parliamo di quasi 33 milioni) è stato garantito dalle nostre strutture. Chi è dunque l'inutile?".
 
"A fronte di questi dati - incalza il presidente di Federlab - De Luca dovrebbe ben sapere che i campani, per quanto concerne i soli laboratori di analisi, utilizzano un massimo di 6,17 prestazioni pro capite rispetto alle 9,78 della Toscana, al 9,72 dell'Emilia Romagna ed all’8,66 del Veneto. Il tutto senza considerare la cosiddetta spesa "out of pocket", il ricorso cioè a prestazioni anche in assenza di disposizioni mediche e dunque senza copertura del servizio sanitario (insomma, pagate di tasca propria dal cittadino) notoriamente più bassa nelle regioni del Sud".
 
Come se non bastasse, rincara la dose Lamberti "tuttora, in Campania, si sconta il blocco della mobilità attiva ovvero la possibilità di erogare prestazioni a residenti in altre regioni. E la risposta del presidente De Luca, rispetto a questo stato di cose, qual è? Come un novello Robin Hood alla rovescia, il commissario toglie ai poveri per dare ai ricchi, stanziando fondi per le case di cura di alta specialità e riducendo la specialistica ambulatoriale (analisi e radiologia) di cui proclama addirittura l'inutilità. In soldoni, De Luca fa esattamente l'opposto rispetto alla normativa dei Lea laddove si richiede la diminuzione del costo dell'ospedalità a fronte di un aumento dello stanziamento per la specialistica ambulatoriale.

Ettore Mautone

16 maggio 2018
© Riproduzione riservata


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