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Commissari. Grillo pronta a “licenziare” De Luca. E (forse) rischia anche Zingaretti

Il Ministro ha lanciato l’attacco finale al governatore campano, che è anche commissario ad acta per la sanità, e ha annunciato che entro gennaio la Regione avrà un nuovo commissario. Ma forse, a sorpresa, potrebbe toccare anche al presidente laziale, acnhe lui commissario del Piano di rientro,  visto che i dati indispensabili per valutare l’uscita dal commissariamento arriveranno solo a metà 2019 dando al Ministro la possibilità di cambiare cavallo

13 DIC - “Entro gennaio il governo nominerà il nuovo commissario alla Sanità in Campania e forse anche più di uno in base alla gravità della situazione”. Parola del ministro della Salute, Giulia Grillo, che intervistata dalla trasmissione Le Iene su Italia 1 ha lanciato l’attacco finale al presidente e commissario ad acta per la sanità Vincenzo De Luca.
 
Un rapporto, quello tra Grillo e De Luca mai sbocciato, e che ora dopo le parole del Ministro rischia di deflagrare in uno scontro frontale che il Ministro affronterà però con l’arma ‘atomica’ inserita nel Dl Fiscale che ha eliminato la compatibilità tra le figure di presidente e commissario.
 
A chiarire il clima a dir poco infuocato la replica di De Luca: “Se vuole fare qualcosa di utile per la Campania, anziché raccontare falsità il ministro della Salute Giulia Grillo dovrebbe approvare il piano di edilizia ospedaliera che abbiamo inviato sette mesi fa: tre anni fa ho sfidato Luigi Di Maio ad un dibattito pubblico (sto ancora aspettando una risposta), allo stesso modo oggi sono pronto a confrontarmi con il ministro della Salute sullo stato della sanità campana”.

 
Certo, la sanità della Campania non sta bene, è tra le peggiori d’Italia, con il livello dei Lea che ancora non è sufficiente e i casi di malasanità che riempiono le cronache dei media. Imputare tutto il disastro a De Luca però è oggettivamente non supportato dai numeri. I conti della Regione sono a posto e i Lea nel 2017 sono in miglioramento e stimati vicino alla soglia di sufficienza dei 160 punti. Non tutto merito di De Luca, sia chiaro, che è diventato commissario a luglio 2017 (il 4° in nove anni) ma in ogni caso forse sarebbe più corretto aspettare i dati del 2018 per giudicare l’operato del governatore campano. Il tutto senza considerare la 'guerra' che potrebbe scatenare De Luca al nuovo commissario (vedi i rapporti con l'ex commissario Polimeni).
 
Il problema quindi, sembra essere principalmente tutto politico.
 
E in questo quadro, potrebbero essere sempre le ragioni politiche a far saltare, a sorpresa, il presidente del Lazio Nicola Zingaretti. Come? Il Lazio dovrebbe uscire dal commissariamento entro quest’anno, ma i risultati del 2018 (indispensabili per una valutazione completa) non arriveranno presumibilmente prima di giugno 2019. Ed ecco che Grillo avrebbe così tutte le possibilità di defenestrare anche il governatore laziale (la norma del Dl Fiscale prevede questa possibilità entro 90 giorni dall’entrata in vigore della legge). Forse è fantascienza, ma in questi mesi la Grillo ha dimostrato una certa attitudine a far ‘saltare teste’ (Melazzini ad Aifa, il Css, il portavoce, il capo di gabinetto e se avesse potuto lo avrebbe fatto anche con Ricciardi all’Iss) e non si vede perché non possa continuare a farlo.
 
Ma tutto ciò non è una novità. Lo spoil system in sanità perpetuato da tutti (e a tutti i livelli) in questi anni, alla fine riassume anche la storia decennale dei commissariamenti: tradottisi in tagli ai servizi, tasse per i cittadini e bagarre continue tra i Ministri e i presidenti-commissari e tra i presidenti e i commissari a loro sgraditi. Il tutto senza che si sia centrato il vero obiettivo: il miglioramento delle cure. E per questo vien proprio da dire: ma forse, più che i commissari, non sarebbe ora di cambiare proprio i commissariamenti?
 
Luciano Fassari

13 dicembre 2018
© Riproduzione riservata


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