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Patto Salute. The day after. Patto a rischio?

La fumata nera di ieri non fa ben sperare su una soluzione “facile” del Patto da chiudere entro il 30 aprile. Mal di pancia leghisti a parte, anche altri  potrebbero sfilarsi dalla sigla di un accordo basato su un quadro di compatibilità economica da sempre contestato dalle Regioni

27 GEN - Dopo il nulla di fatto di ieri alla Conferenza dei Presidenti dedicata all’esame delle prime ipotesi di lavoro sul Patto per la Salute, ci si interroga sui possibili sviluppi della vicenda. La nota stampa conclusiva di Errani, con la quale si misconosceva il lavoro dei tecnici fa pensare, anche se nessuno lo ammette ancora pubblicamente, a possibili problemi tra le Regioni.

A partire da quelle guidate dalla Lega che, in linea con l’atteggiamento del partito in Parlamento nei confronti del Governo Monti, potrebbero vedere questo Patto come un ulteriore elemento di lotta politica al Governo, decidendo di denunciarne l’unilateralità e quindi sfilandosi da quel confronto sollecitato a più riprese dal ministro della Salute Balduzzi.
Ma crepe nell’atteggiamento da porre nei confronti dell’Esecutivo (collaborare o aspettare che sia Balduzzi a fare la prima mossa) potrebbero essere presenti anche nelle altre forze politiche alla guida delle Regioni. Sia Pdl che Pd. Il perché sta nella natura stessa di questo Patto che, a differenza di altre stagioni, dovrà sancire e applicare un taglio pesante ai fondi sanitari, per un valore di quasi 8 miliardi di euro in tre anni.

Un taglio sempre rifiutato dalle Regioni, fin dall’epoca del varo della manovra estiva di Tremonti quando tutti i presidenti regionali denunciarono il rischio di default per l’intero Ssn.

Ora, anche se il nuovo Governo non ha inserito nuovi elementi critici nel quadro dei finanziamenti alla sanità, è pur vero che non ha neanche rivisto i paletti finanziari imposti dal precedente Esecutivo, lasciando inalterata la bilancia del “dare/avere” da qui al 2014.
Per questo il nuovo Patto per la Salute, anche se a siglarlo non sarà più il governo Berlusconi, dovrà comunque onorare i saldi stabiliti nell’estate scorsa contro i quali persiste la contrarietà netta delle Regioni, del resto ribadita anche ieri nel comunicato finale della Conferenza dei Presidenti.
Saldi finali che, per essere raggiunti, dovranno vedere all’opera nuovi ticket, nuove esenzioni (più stringenti anche se, si dice, più eque) ed altri massicci interventi, come si può leggere proprio nel documento dei tecnici regionali che, evidentemente, prendendo molto sul serio il loro mandato, avevano provato ad esplorare diversi ambiti di manovra, compreso il riassetto delle reti sanitarie e i contratti del personale pubblico e convenzionato.

Nella riunione di ieri questi nodi potrebbero essere esplosi e i presidenti potrebbero essersi resi conto che metterci la faccia, con loro proposte in merito, si sarebbe facilmente tradotto in una “corresponsabilità” palese nelle scelte impopolari da adottare per rispettare i vincoli di bilancio della manovra e della successiva legge di stabilità di fine anno.
Un ulteriore elemento di possibile frizione, questa volta tutto interno alle dinamiche delle autonomie regionali, potrebbe poi essere emerso nell’intenzione dichiarata a dicembre, fortemente sostenuta da Balduzzi, di fare un Patto capace di andare oltre la mera logica dei tagli, affrontando anche nodi storici come quello del riassetto della medicina territoriale e della non autosufficienza, per citare solo due dei molti aspetti che in teoria si potrebbero (o vorrebbero) affrontare. Fare un Patto su questi aspetti che incidono fortemente sulle prerogative delle singole amministrazioni locali non è detto che piaccia a tutti. Anzi.

Oggi è ancora azzardato dirlo ma se l'impasse non dovesse sciogliersi a breve, si potrebbe addirittura arrivare a scontrarsi apertamente sul "fare o non fare il Patto". Sapendo che, nel primo caso, il prezzo politico da pagare sarebbe scontato. Mentre nel secondo, optando per la via del distinguo definitivo dalle scelte di Roma, si delegherebbe in toto al Governo la responsabilità di immettere nuovi pedaggi e nuovi tagli alla sanità che colpiranno cittadini, operatori e imprese del settore.
Come andrà lo sapremo solo tra qualche settimana. Ma è chiaro che, a meno di un ripensamento del Governo sui saldi della sanità - magari esplorando vie alternative di finanziamento (come quelle timidamente emerse con la cosiddetta tassa sul cibo spazzatura presente nella prima bozza di lavoro di Balduzzi e i cui potenziali introiti sembrano però essere molto appetiti anche dall’Agricoltura) o ridefinendo l’intera partita finanziaria del comparto (che si può però fare solo a discapito di altre voci di spesa) - al momento la situazione appare in stallo.
 
Talmente in stallo che gli stessi tecnici regionali non sanno ancora, come e se rimettere le mani a quel famigerato documento, oppure se lasciarlo cadere nell’oblio, in attesa di decisioni tutte politiche sulla strategia da seguire da qui al 30 aprile quando, in ogni caso, Patto o non Patto, le norme della manovra “Tremonti” diventeranno comunque operative.
 
Cesare Fassari

27 gennaio 2012
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