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Calabria. Il j’accuse dell’ex commissario Scura: “Decreto sa di campagna elettorale ed è basato su affermazioni diverse da realtà”

In una lettera indirizzata al premier Conte l’ex commissario boccia il decreto appena approvato. “Se il Governo avesse voluto aiutare la Calabria sarebbe stato sufficiente avere un atteggiamento comprensivo e non distruttivo. I Lea nel 2017 hanno raggiunto la sufficienza e sono circa a 170 nel 2018. Semplicemente il flusso dei dati non è stato inviato in modo esaustivo dalla Regione e la responsabilità è del Presidente Oliverio, che pensava solo a farsi nominare commissario”.

24 APR - “Il vostro decreto, che poggia su dati non veritieri, sa di pura campagna elettorale, altro che restituire ai cittadini calabresi il diritto alla salute”. È quanto scrive Massimo Scura, commissario per il Piano di rientro dal debito sanitario della Calabria dal 12 marzo 2015 al 18 dicembre 2018, in una lettera aperta al premier Giuseppe Conte.
 
“Leggo, interdetto – afferma Scura – la bozza del ‘decreto Calabria‘ e le sue dichiarazioni: ‘con questo provvedimento restituiamo ai cittadini calabresi il diritto alla salute’. Leggo anche le dichiarazioni della ministra Grillo ‘il disavanzo di gestione ammonta a 168 milioni di euro e i Lea sono fermi a 136, contro una sufficienza di 160 punti’. Le stesse motivazioni, elevato disavanzo e bassi Lea, sono nelle premesse del decreto. Sono due affermazioni diverse dalla realtà. Ho contestato quella sui Lea con una lettera aperta alla ministra Grillo, che non ha mai voluto incontrarmi nonostante varie mie richieste. I livelli essenziali di assistenza della Calabria sono arrivati a 153,45 punti nel 2016, (fonte il quotidiano sanità), hanno raggiunto la sufficienza, 160, nel 2017 (non 136 come avete scritto) e circa 170 punti nel 2018. Semplicemente il flusso dei dati 2016 e 2017 non è stato inviato in modo esaustivo dalla Regione sui corretti canali, ma i servizi sono stati offerti ai cittadini (ed è la cosa più importante) e sono stati documentati in forma cartacea, comunque ufficiale per Siveas, sempre ai ministeri affiancanti. Che conoscono perfettamente la realtà, ma tacciono colpevolmente”.

 
“Un discorso analogo, ma molto più articolato – prosegue l’ex commissario – vale per il disavanzo. È stato verificato, solo ora per la verità, dalla Regione, che nel 2016 e 2017 le altre Regioni hanno addebitato alla Calabria decine di milioni di Euro per prestazioni non offerte a calabresi; sono stati effettuati investimenti urgenti, in conto esercizio, per oltre 20 milioni di euro, che andrebbero sottoposti a procedura di ammortamento. Se il Governo avesse voluto aiutare la Calabria sarebbe stato sufficiente avere un atteggiamento comprensivo e non distruttivo. È altresì vero che se i flussi Lea non sono stati inviati correttamente, la responsabilità è del Presidente della Regione Oliverio, che pensava solo a farsi nominare commissario. È sempre responsabilità del governatore se ai tavoli del contenzioso con le altre regioni o non ha inviato nessuno o ha inviato persone incompetenti. Però, da qui, a far pagare una sorta di militarizzazione alla Calabria e ai calabresi ce ne vuole. La vostra proposta di decreto legge, a quanto leggo, si basa su dati non veritieri e andrebbe quindi ritirata”.
 
“Quanto ai provvedimenti operativi – afferma ancora Scura nella lettera  – mi permetto di fare alcune considerazioni. Non pretendo che la ministra Grillo abbia competenze manageriali, ma lei è un noto professore universitario. Come pensate di applicare il dettato dell’art.2 del decretone. Primo. Non conosco nessuno in Calabria, neppure nella nuova struttura commissariale, che abbia maturato competenze per la valutazione dei direttori generali (oggi commissari). Occorrerebbe innanzitutto individuare obiettivi condivisi tra commissario e vertici aziendali; indicatori di valutazione; misurazione delle performance, non general generiche del tipo, mancato rispetto del pareggio di bilancio. Il sottoscritto, valutatore secondo il modello europeo Efqm tra l’altro dell’Asp di Trento (2009 e 2013), dell’Ismett di Palermo (2011) e di altre aziende pubbliche e private, anche non sanitarie, ha impiegato sei mesi, per predisporre e far firmare ai direttori generali calabresi il piano degli obiettivi 2018. Secondo. Supponiamo che subentri un nuovo direttore generale, come può essere a sua volta valutato dopo sei mesi, tempo che gli occorre si e no per capire dove è finito?
 
Terzo. Siete proprio convinti di trovare direttori generali in grado di venire in Calabria? Qui i problemi sono prima di tutto di natura etica, poi culturale e solo dopo organizzativi, come ho scritto nella circostanziata relazione lasciata alla commissione igiene e sanità del Senato il 19 settembre 2018, inviata per correttezza istituzionale alla ministra Grillo e al ministro Tria due giorni prima. Incentivare i direttori generali economicamente significa trasformarli in mercenari, non in leader che hanno a cuore i problemi di una terra non loro. La Calabria ha innanzitutto necessità di far funzionare il Dipartimento Tutela della Salute decapitato dal presidente Oliverio e la Stazione Unica Appaltante, causa di una spesa per beni e servizi fuori controllo e di tempi biblici per esperire una gara, favorendo proroghe a vantaggio dei soliti noti. Ma su questo non leggo provvedimenti. Due task force interne, che io ho autorizzato, per debellare il debito pregresso a Reggio e Cosenza, ma che ancora non sono operanti, per motivi a volte di lassismo, in alcuni casi drammatici”.
 
“Scrivo questa lettera aperta – conclude Scura – nell’interesse generale dei calabresi, ma anche per tutelare il faticoso lavoro svolto da chi (e non sono pochi) ha operato con passione in Calabria. Lavoro che viene implicitamente disprezzato dal vostro decreto con affermazioni non conformi alla realtà”.

24 aprile 2019
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