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Cessione del S. Antonio di Padova. Si allarga il fronte dei sindacati contrari

Dalla Cisl dubbi sulla decisione della Regione, “in virtù del momento e considerata la costruzione programmata del nuovo ospedale a Padova”. Per la Cgil “determinante” che il processo “non scalfisca i servizi esistenti”. E se la Uil e l’Anpo esprimono preoccupazioni per l’assorbimento dei professionisti dipendenti nella nuova Ulss 6 Euganea, Cimo chiede, tra le altre cose, la partecipazione al tavolo di lavoro tra Ao e Ulss per la cessione dell'Ospedale Sant’Antonio

29 LUG - Dal 1 gennaio 2021 l’ospedale Sant’Antonio passerà sotto le dipendenze della Ulss 6 Euganea, unificandosi all'Aou di Padova. Una scelta di razionalizzazione delle strutture sulla quale, tuttavia, restano ancora aperte le questioni che riguardano il ruolo e le finalità di questo ospedale, nonché la collocazione del personale dipendente (che ricordiamo essere di circa 600 unità). L'Anaao ha presentato ricordo al Tar, ma non è l'unico sindacato a schierarsi contro la delibera regionale.
 
“Il primo punto determinante della questione è che l’unificazione dei due ospedali non deve scalfire i servizi esistenti – chiarisce Alessandra Stivali della Cgil – Il secondo punto sul quale noi ci batteremo sarà la tutela dei lavoratori. Tenuto conto che il Sant’Antonio è uno spoke e l’Azienda ospedaliera un Hub di terzo livello, bisognerà riorganizzare le due entità che hanno vocazioni differenti, con un lato aziendale nuovo; si dovranno ridefinire tutte le apicalità, i coordinamenti nonché tutte le unità operative. Un processo che dovrà essere affrontato con precisione e determinazione a tutela di quanto appena detto”.


Oltre a questo sviluppo di fusione, bisogna ricordare che c’è in atto il progetto di un nuovo ospedale da 600 milioni di euro, che ridisegnerà nuovamente la sanità veneta. La scelta di unificare proprio ora i 2 i ospedali, per alcuni non è una scelta lungimirante. La Cisl fa sapere attraverso Fabio Turato: “Siamo fortemente contrari a questa cessione di ramo d’azienda, sia sulla scelta che sulla buona riuscita, in virtù del momento e considerata la costruzione programmata del nuovo ospedale a Padova. Restiamo perciò focalizzati sulle garanzie: dei servizi al malato, che non siano peggiorativi e che in questa cessione non vi siano dipendenti che ne escano svantaggiati”.

Oltre alla questione dei servizi e della collocazione del personale, un altro nodo da risolvere è la questione dei fondi: se non si vorrà togliere risorse al personale dei 2 ospedali, la Regione dovrà provvedere ad adeguarli. “Assorbire 600 dipendenti in più – spiega Luigi Spada della Uil -  se non si vuole togliere risorse ai dipendenti, secondo la Uil, ma anche secondo gli altri colleghi, comporterà un adeguamento dei fondi per le persone che entreranno a fare parte nella nuova entità. Ogni volta che ci sono dei cambiamenti si deve equilibrare il vecchio modello al nuovo modello, altrimenti c’è sempre qualcuno che ci rimette. In 31 anni di servizio ho visto che la politica ha pensato sempre di cambiare modello organizzativo, invece di pensare di trovarne uno che vada bene per tutta la Regione e lasciare quello. Saremmo andati meglio noi che ci lavoriamo e sarebbero andati meglio gli utenti”. Queste sono le principali preoccupazioni di oltre 6500 dipendenti i quali, attraverso i loro rappresentati di settore, hanno invitato la Regione Veneto e con le due direzioni ad un tavolo congiunto onde discutere e risolvere le criticità evidenziate; tavolo non ancora svoltosi.

Ad essere altrettanto preoccupata è la categoria dei dirigenti medici rispettivamente dell’Ospedale Sant’Antonio e dell’Azienda Ospedaliera. “Credo che uno dei nodi centrali non sia se a governare il Sant’Antonio sia uno o l’altro Direttore Generale – spiega Giampiero Avruscio, Presidente dell'Associazione nazionale primari ospedalieri (Anpo) di Padova – ma quale percorso assistenziale si offra ai cittadini. Se di riforma sanitaria si tratta, allora questa deve avere come centralità i percorsi assistenziali diagnostico-terapeutici-riabilitativi, che è quello che interessa agli utenti, indipendentemente da chi gestisce questo o quell’ospedale. L’altro nodo essenziale passa necessariamente attraverso la valorizzazione dei medici e del personale ospedaliero. Vecchio o nuovo ospedale, per il quale sicuramente si troveranno ingenti risorse per la sua edificazione, per le attrezzature, le tecnologie...con i medici dipendenti in fuga”.

Il silenzio delle direzioni che accompagna le fasi di avvicinamento alla cessione dell'Ospedale S. Antonio, contribuisce a creare tra gli operatori sanitari un clima di inquietudine e di perplessità circa il futuro professionale che li attende, con ripercussioni sulla tranquillità lavorativa. “Il 16 luglio, in accoglimento delle richieste dei sindacati medici – fa sapere Benito Ferraro Segretario Cimo Aulss 6 Euganea - è stata istituita una commissione bilaterale in applicazione dell'art. 6 comma CCNL 3.11.2005. Cimo chiede: la partecipazione al tavolo di lavoro tra Azienda Ospedaliera e AULSS 6 per la cessione dell'Ospedale Sant’Antonio; l'assegnazione degli incarichi dirigenziali a tutti i dirigenti prima del passaggio in Azienda Ospedaliera, il coinvolgimento dei dirigenti medici nelle scelte individuali senza subire decisioni unilaterali sul futuro professionale; un piano che stabilisca i criteri per la mobilità in base alla vigente normativa contrattuale”.

Tutte queste angosce trovano il loro fondamento su alcune scelte che la dirigenza potrebbe fare a discapito sia dei medici che dei pazienti. “Quando si fondono due strutture con gli stessi reparti da una parte e dall’altra c’è sempre qualcuno di troppo – afferma Filippo Marino della Cimo Ao di Padova – e quindi ho 2 grosse preoccupazioni: che mansioni saranno assegnate ai medici che si troveranno nella nuova struttura, e magari proprio a quei medici che si trovano ad affrontare il problema del doppio reparto? Che garanzie abbiamo che non vengano chiusi quei reparti?  Se saranno chiusi dei reparti, che è quasi sicuro da come circola voce, cosa accadrà ai pazienti? Alla fine sono sempre loro che pagano lo scotto di queste scelte”.

Altra voce critica, quella del Segretario Cimo Veneto Giovanni Leoni. “Cimo resta in ogni caso contraria alla cessione dell'Ospedale S. Antonio in quanto con tale operazione viene meno l'aspetto più rilevante del modello sanitario veneto rappresentato da un sistema fortemente integrato tra ospedale e territorio. Con la cessione del Sant’ Antonio viene a mancare un preciso riferimento alla domanda di salute della popolazione residente nella città di Padova essendo le Aziende Ulss primi responsabili dello stato di salute dei cittadini residenti nel territorio, attraverso finanziamento per quota capitaria”.

Endrius Salvalaggio

29 luglio 2019
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