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Bolzano. Sudtiroler Freiheit usa i medici per campagna shock sul bilinguismo. La categoria insorge. Nicolini (M5S) presenta un esposto

Il manifesto, con la didascalia “il medico non parlava tedesco”, mostra un cadavere all’obitorio con cartellino di prassi appeso all’alluce e sopra un’altra scritta “qui muore il diritto alla madrelingua”. L'Anaao locale insorge: “Intera categoria attaccata nella sua professionalità e nell’etica professionale”. Diego Nicolini (M5S) deposita un esposto alla Procura. E anche gli Ordini dei medici annunciano possibili azioni legali.

08 NOV - La Pa di Bolzano torna a far parlare di sé per la questione legata al bilinguismo dei medici. Questa volta al centro dell’attenzione, e delle polemiche, c’è una campagna pubblicitaria del partito della destra tedesca Südtiroler Freiheit. Sul manifesto, con la didascalia “il medico non parlava tedesco”, campeggiano i piedi di un cadavere all’obitorio, con cartellino di prassi appeso all’alluce e sopra un’altra scritta “qui muore il diritto alla madrelingua”.

Insieme all’immagine, Südtiroler Freiheit ha diramato un comunicato, ovviamente in lingua tedesca. Abbiamo quindi contattato il centralino della sede del partito per chiedere una versione italiana della nota, che però non esiste. Da quel che è possibile comprendere utilizzando i vari sistemi di traduzione offerti dalla rete, nella nota si evidenzia che "per capire i pazienti e trattarli bene, i dottori in Alto Adige devono essere in grado di parlare tedesco”. Una necessità delle deriva dalla constatazione che negli ospedali dell'Alto Adige “sempre più spesso viene negato il diritto di usare la madrelingua tedesca".


Tuttavia, per il partito, "se il medico non capisce il paziente e viceversa, può portare a situazioni pericolose. Il settore sanitario in particolare è un'area molto delicata in cui si desidera comunicare nella propria lingua madre. Molti cittadini non possono comunque fare molto con la terminologia medica, figuriamoci in una lingua straniera”.

Südtiroler Freiheit ricorda come il Ministero della Salute abbia ripetutamente sottolineato che i medici in Italia, compresi, quindi, quelli che esercitano in Alto Adige, devono parlare italiano. “Come se i medici tedeschi fossero un pericolo per le persone!”, sarebbe scritto della nota Südtiroler Freiheit, che evidenziando come in Alto Adige il 70 percento della popolazione sia di origine tedesca, interpreta le parole del ministero come se significassero che “i cittadini altoatesini tedeschi sono di seconda classe. La tua salute è meno importante nella logica dell'Italia. Questo è razzismo aperto e una palese violazione dello Statuto di autonomia, che identifica la lingua tedesca con l’italiano".

Contro la campagna, ritenuta lugubre e offensiva, si sono alzate più voci, a partire da quelle dei medici. “Ho visto quel manifesto... volgare ed offensivo per i medici ... è al vaglio del nostro ufficio legale che sta valutando se ci sono gli estremi per una segnalazione alla magistratura”, sono le parole del presidente Fnomceo, Filippo Anelli, al quotidiano Alto Adige. Pur comprendendo l’importanza che la questione dell’autonomia e del bilinguismo ricopre in Alto Adige, Anelli ha sostenuto che “ la salute delle persone dovrebbe star fuori dalla politica e dalle sue strumentalizzazioni. Ed i professionisti della sanità andrebbero lasciati stare”.
 
L'Anaao/Vlk ha rilasciato un duro comunicato definendo la campagna un esempio “non solo di pericolosa disinformazione, ma di vere e proprie offese. Offese nei confronti di tutti i medici che operano nel sistema sanitario provinciale ed anche nazionale, siano essi di origine italiana che di origine straniera, ma anche e soprattutto nei confronti dei medici altoatesini di madrelingua tedesca, rappresentati dal nostro sindacato ANAAO-VLK interetnico ed inclusivo, che si trovano trascinati, loro malgrado, in un vortice di odio razziale del quale la nostra provincia proprio non ha bisogno”.
 
“Anche se non siamo oggi a difendere una questione sindacale – continua la nota - riteniamo comunque un nostro dovere morale la difesa della categoria medica in toto, attaccata nella sua professionalità e nell’etica professionale e la difesa della popolazione, che di questa categoria ne è l’utenza. Rifiutiamo pertanto e condanniamo tali manifestazioni in una provincia che già soffre per l’anacronistica proporzionale etnica e rimaniamo in attesa di chiare e decise prese di posizione anche da parte delle Istituzioni e dell’Azienda Sanitaria che rappresentiamo tutti i giorni sul campo, ora più che mai in tempi di carenza di personale sanitario. Se è vero che dare risalto ad azioni che condanniamo farebbe forse il gioco di chi le provocazioni le cerca, il silenzio mediatico potrebbe essere anche più pericoloso ed imbarazzante”.

Reazioni anche al di fuori dell'Alto Adige. Tra gli altri, l’Omceo Veneto annuncia che "lo stile lugubre e violento del manifesto – il medico non sapeva il tedesco – con la foto di un cadavere steso sul lettino di obitorio con cartellino di prassi appeso al dito ‘qui muore il diritto alla madrelingua’ sarà posto all’attenzione dei legali dei nostri Ordini per una azione comune a tutela della dignità della categoria dei professionisti di cui siamo i rappresentanti, in analogia alle considerazioni del Presidente della Federazione Nazionale degli Ordini Filippo Anelli”.

L’Omceo Veneto esprime vicinanza alla Presidente Monica Oberrauch ed a tutti i colleghi dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri di Bolzano, “e faremo seguire a questa richiesta pubblica, anche lo scritto formale alle Autorità competenti per il ritiro di questo ignobile manifesto”, conclude.

Il consigliere provinciale del M5S Diego Nicolini ha intanto ho depositato un esposto alla Procura. Lo annuncia su Facebook, spiegando di avere intrapreso l’iniziativa "contro chi ha deciso di offendere i nostri medici con dei cartelli di pessimo gusto. Tutti i medici e tutto il personale sanitario nei nostri ospedali stanno facendo del loro meglio in una situazione molto difficile. Il poster affisso all'ingresso dell’ospedale è irrispettoso nei confronti di tutti: medici, pazienti e familiari di tutti i gruppi linguistici”.
 

08 novembre 2019
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