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Cannabis Toscana. Brogi (Pd) “Il nostro obiettivo è accorciare i tempi”

di Stefano Simoni

Enzo Brogi, consigliere regionale del Pd, uno degli autori della legge per l’uso sanitario della cannabis terapeutica approvata ieri dalla Toscana, spiega a Quotidiano Sanità come si è giunti a questa legge, gli obiettivi concreti e come il dibattito all’interno del Consiglio "non è stato ideologico".

03 MAG - In Italia, i malati censiti che usano la cannabis terapeutica sono circa cento a fronte delle migliaia che ne avrebbero diritto. Questo perché le procedure legali per avere dall’estero i farmaci sono lunghe. Allora può succedere che i malati si organizzino da soli, facendo ricorso all’autocoltivazione, illegale, o al mercato nero, con rischi per la salute. Nel tentativo di ridurre i tempi e di offrire un servizio ai pazienti si inserisce la proposta di legge approvata ieri dal Consiglio regionale della Toscana.
 
A spiegarci contenuti e finalità è il consigliere Enzo Broggi, Pd, autore di una delle due proposte di legge (ue proposte di legge di iniziativa consiliare”. Una presentata da consiglieri del Partito democratico che sono confluite in un testo unico approvato ieri (scarica anche la relazione alla legge e la risoluzione, contestualmente approvata, con la quale si prevede che la Giunta toscana chieda al Governo nazionale e agli organismi scientifici competenti di assumere tutti gli atti e le iniziative necessarie a garantire l’accesso ai farmaci cannabinoidi).

 
Consigliere Broggi, la Toscana, prima regione in Italia, com’è arrivata a questa legge per l’uso sanitario della cannabis terapeutica?
Oggi il paziente che può essere sottoposto al trattamento dell’uso dei medicinali derivati dalla cannabis deve seguire una pratica burocratica assai lunga che si svolge in questi termini. Quando un medico riconosce nel paziente un’effettiva necessità di assunzione di queste sostanze perché affetto da sclerosi, distrofie, oppure perché sottoposto a chemio o radioterapia, o altri tipologie di terapie dolorose, può consigliargli e fare delle prescrizioni in questa direzione, anziché scegliere di utilizzare la morfina o altri antidolorifici. A quel punto il paziente, con la ricetta, si reca in una farmacia ospedaliera la quale manda la pratica all’Ufficio Centrale Stupefacenti di Roma, presso il ministero. L’Ufficio Centrale Stupefacenti verificata l’attendibilità e la vericidità della richiesta, invia la pratica all’unico importatore che c’è in Italia per questi farmaci, prodotti in Olanda e in Canada, unici due paesi la mondo dove c’è la lavorazione delle fluorescenze della cannabis.
 
A quel punto che succede?
Che il prodotto, generalmente in forma di bomboletta spray, che da quello che so è il più usato, giunto all’importatore in Italia viene inviato alla farmacia ospedaliera che ne ha fatto richiesta la quale, alla fine, chiama il paziente comunicandogli l’arrivo e dunque la disponibilità del prodotto.
 
Una pratica dunque molto lunga. Quanto tempo ci vuole mediamente?
In una regione virtuosa o comunque normale per svolgere queste pratiche, se tutto va bene, se non ci sono intoppi, che possono essere di qualsiasi natura, occorrono dai tre ai quattro mesi. Ma in altre regioni possono volerci anche sette, otto mesi. E' evidente, quindi, che allo stato attuale, i pazienti che hanno dolori, nei fatti se li tengono, e possono subire un peggioramento o anche morire tra i dolori.
La cosa più interessante su cui ragionare è che nel nostro Paese, a causa dell’associazione culturale e mentale “cannabis=spinello” che ne ha bloccato la diffusione, ad oggi sono circa un centinaio i pazienti censiti che usufruiscono di questa procedura dal 2007. Mentre sappiamo per certo che ci sono migliaia di pazienti che fanno ricorso o all’autocoltivazione o peggio al mercato nero con tutto ciò che comporta in termini penali, di qualità del prodotto, di rischi e di costi.
 
E' dunque nel tentativo di ridurre i tempi e di offrire un servizio ai pazienti si inserisce la proposta di legge della Toscana.
Questo è lo stato delle cose. E la Toscana ha deciso di provare a fare un ragionamento che consenta di accelerare questo percorso sviluppando, se vogliamo, una sorta di filiera corta. In pratica, le farmacie ospedaliere del Ssr faranno da contenitore in questo processo di passaggi.
 
Per contenitore cosa intende, è ipotizzabile una sorta di stoccaggio da parte delle farmacie ospedaliere?
Io non conosco il meccanismo del sistema quindi non so se ci sarà, come dice uno stoccaggio, piuttosto che altro. Di certo si eviterà di importare di volta in volta il singolo farmaco. È anche ipotizzabile che nelle farmacie si avvii un sistema in modo che il paziente, una volta riconosciuto come bisognoso di queste terapie e monitorato, possa iniziare prima in ospedale e successivamente a casa, sempre monitorato, la cura. In sostanza il nostro obiettivo è accorciare il percorso.
 
La procedura dunque è ancora da definire?
Si, questo attiene alle norme attuative che dovrà fare la Giunta regionale entro 90 giorni. Noi non siamo un organo di governo ma legislativo abbiamo creato l’impianto poi è compito della Giunta.
 
Come si è svolto il dibattito?
Assolutamente non ideologico: la Lega si è addirittura astenuta, il Pdl ci chiedeva un po’ più di tempo per ragionare, poi ha votato contro ma comunque non c’è stata una chiusura aprioristica. Ad esempio il consigliere del Pdl, Marco Taradash, che ha votato a favore, ha ricordato come la Lombardia 10 anni fa, quindi a guida Formigoni, approvò una mozione che sostanzialmente diceva queste cose qui anche se poi la mozione non ha avuto seguito. 

03 maggio 2012
© Riproduzione riservata


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