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RU486. Le opposizioni chiedono annullamento delibera regionale e recepimento linee guida nazionali


La delibera contestata è del 10 giugno 2020 e prevede il ricovero di tre gioni. I capigruppo Pd, M5S e Gruppo Misto chiedono l’applicazione delle nuove Linee guida, “Tanta fretta di produrre questa delibera, e poi tanta lentezza e timidezza nell’adeguarsi”. Replica di Coletto: “Nessuna volontà di non applicare le direttive. Ci riallineiamo a quanto stabilito dal Css e dal ministero”

09 SET - Nella parte della seduta di ieri dell’Assemblea legislativa dedicata al question time i capogruppo Tommaso Bori (Pd), Thomas De Luca (M5s) e Vincenzo Bianconi (Gruppo Misto) e i consiglieri Michele Bettarelli, Simona Meloni, Fabio Paparelli e Donatella Porzi (Pd) hanno chiesto nella loro interrogazione all’assessore alla Sanità Luca Coletto di spiegare “perché non è stata ancora annullata la ‘Delibera della vergogna’ (467 del 10 giugno 2020) che costringe ad un ricovero ospedaliero forzoso di tre giorni e, contestualmente, applicare le nuove Linee guida ministeriali in materia di interruzione di gravidanza farmacologica con la pillola RU486”.

Gli interroganti chiedevano quindi di sapere “perché non sono state contestualmente, applicate le nuove Linee guida ministeriali in materia di interruzione di gravidanza farmacologica, allineandosi, quindi, alle nuove linee guida che ripristinano un libero e pieno accesso al diritto delle donne alla somministrazione della RU 486 (Ivg farmacologica), nella piena attuazione della Legge 194/'78 e nel rispetto della libertà di autodeterminazione delle donne”.

“Tanta fretta di produrre questa ‘delibera della vergogna’ - ha osservato Bori in Aula - e poi tanta lentezza e timidezza nell'intervenire a fronte delle nuove linee guida a cui la Regione si deve adeguare. L’azione liberticida portata avanti negli scorsi mesi dalla presidente Tesei è stata totalmente sconfessata da subito dalla comunità medico-scientifica, ed ora sia dal ministero della Salute che dal Consiglio superiore di Sanità. È pertanto urgente che venga ripristinato da subito il diritto delle donne umbre a poter ricorrere alla pillola RU486 anche in regime di Day Hospital senza obbligo di ricovero di tre giorni come stabilito dalla Giunta leghista in Umbria”.

“Ma ancora non si è fatto nulla – prosegue Bori. Adesso la Regione Umbria non ha più alibi: faccia quello che gli impone la legge: annulli la delibera 467 e adegui le linee guida regionali a quelle emanate dal Ministero lo scorso 12 agosto, per far tornare l’Umbria una regione all’avanguardia nel panorama dei diritti civili e a sostegno della libertà di scelta e di autodeterminazione delle donne”.

“Volevate rendere inaccessibile un diritto, invece avete consentito la fruizione di linee guida per tutta Italia, anche se non le applicate. Si nota anche una scarsa conoscenza dell’argomento: non ci sono stati eventi avversi con la pillola, non si conosce quello che si va ad affrontare in maniera propagandistica e oggi che il ministero ha risolto le criticità ancora nessuna modifica. Siamo oggi a ricordarvelo, dopo le proteste delle donne scese in piazza e vogliamo sapere come mai ancora oggi non si sa nulla”.

L’assessore alla Sanità , Luca Coletto, ha detto – secondo quanto riferisce un comunicato della Regione - che “non c’è nessuna volontà da parte della giunta regionale di non applicare le direttive intervenute. Prendiamo atto dei pareri che sono arrivati e ci riallineiamo a quanto stabilito dal Consiglio superiore della sanità e dal ministero”.

Nella replica, Bori si è dichiarato “insoddisfatto, è una non risposta, che ci siano le norme lo sappiamo, sono di un mese fa, è evidente che c’è la volontà di non applicare i dettati di legge. Tutti sconfessano le vostre scelte sbagliate, come l’ospedalizzazione, lo dicono le società scientifiche, i medici, e ora c’è questa lentezza nell’applicare le nuove linee guida. Non permetteremo ancora ritardi su questo tema. Non si fa campagna elettorale sulla pelle delle donne”.

09 settembre 2020
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