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8 marzo. Le donne ci riguardano. Ecco cosa fa per loro l’Inmp

di Concetta Mirisola

Fin dalla sua nascita l'Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti ed il contrasto delle malattie della Povertà ha dedicato grande attenzione alla tutela della salute e alla presa in carico complessiva delle donne. La nostra caratteristica è un approccio multidisciplinare che punta a fornire risposte integrate e complesse alle multidimensionalità delle problematiche che affrontiamo ogni giorno, soprattuto in riferimento alle donne più fragili

08 MAR - Il Servizio di Salute e Tutela della Donna: la forza dell’impegno dell’INMP
L’INMP porta il suo quotidiano impegno nel favorire il più ampio accesso possibile ai percorsi sanitari e la consapevolezza della donna, individuare insieme a lei i bisogni, le risorse, informarla sui propri diritti in tema di salute e accesso ai servizi sanitari e socio-assistenziali.
 
La mission è di fornire risposte integrate e complesse alle multidimensionalità delle problematiche affrontate, di promuovere il linguaggio e la cultura della prevenzione.
 
L’ambulatorio per le donne dell’INMP
All'interno dell'ambulatorio dell'INMP (vedi anch articolo a parte) viene garantito uno spazio di accoglienza, cura e prevenzione oltre che di informazione, orientamento e interventi di rete, stimolando nelle donne, italiane e straniere, una diversa consapevolezza, la possibilità di un riconoscimento dei propri diritti, in primis il diritto alla salute.
 
Con un approccio mirato all'accoglienza delle fragilità e alla presa in carico delle multidimensionalità del disagio, l'intervento è improntato a garantire uno spazio individuale di ascolto e confronto rispetto a dubbi, difficoltà e valori diversi.

 
Questo approccio, che caratterizza l’INMP anche in altri ambiti, ha permesso di comprendere e farsi carico della dimensione psicologica e fisica del disagio femminile con interventi personalizzati di rimedio del danno e di promozione della salute: un’azione, in sinergia con tutte le figure professionali presenti, medico, infermiere, mediatore transculturale, assistente sociale, psicologo, antropologo, che comprenda sia gli aspetti più prettamente individuali, relativi alla dimensione fisica e psichica, sia quelli relazionali e sociali, spesso i più complessi da gestire, soffermandoci in particolare sulla resilienza declinata al femminile.
 
Tale complessa attività è svolta attraverso interventi improntati sull'ascolto empatico e sula comprensione, con focus sulla donna finalizzato a far crescere motivazione e consapevolezza rispetto all'importanza di mettere in atto comportamenti di prevenzione e cura.
 
Partendo dai bisogni emersi dall'incontro, siano essi di cura, di orientamento o sostegno, l’obiettivo è garantire in ogni situazione il diritto delle donne appartenenti a popolazioni fragili di ricevere risposte adeguate e creare con le stesse relazioni solide, cercando di rimuovere quante più barriere possibile in fasce che con maggiori difficoltà, timori e conseguente discontinuità, si approcciano ai Servizi.
 
Favorire l’accesso alle donne con maggiori difficoltà
La finalità, da parte dell’INMP, è di sviluppare sistemi innovativi per contrastare le disuguaglianze nell’ambito della salute, rendere più agevole l’accesso per quelle donne per le quali maggiori sono le difficoltà (barriere linguistiche, culturali, economiche, normative) e assicurare un alto livello di qualità delle prestazioni fornite attraverso anche la presenza di figure chiave quali il mediatore culturale esperto in ambito sanitario, consapevoli della necessità di interventi di promozione della salute che contrastino l’effetto delle disuguaglianze, favorendo l’equità nell’accesso all’assistenza pubblica.
 
Con particolare riferimento alla sostenibilità, l’approccio adottato produce un intervento prospettico di impatto sociale, dato che si rivolge alle fasce fragili della popolazione, spesso marginalizzate e per le quali l'accesso ai servizi sanitari e sociali è più problematico, consentendo di studiare multidimensionalmente il disagio, elaborare un intervento di lavoro condiviso ed “evidence based”, indirizzare/orientare l'individuo verso il percorso di cura più idoneo alle sue caratteristiche e necessità, promuovendo il linguaggio e la cultura della prevenzione.
 
Un'attività incentrata sulla prevenzione del disagio e tutela dei diritti delle donne, in primis il diritto alla salute, è un intervento di promozione della salute della famiglia e dell'intera collettività.
 
Uno spazio dedicato prima di tutto all’ascolto e al confronto
All’interno delle attività dell’ambulatorio dell’INMP, l'intervento dedicato alla salute e tutela della donna è improntato al garantire uno spazio individuale di ascolto e confronto rispetto a domande di orientamento e salute legate al femminile: salute riproduttiva, maternità, violenza di genere.
 
Il Servizio accoglie donne, italiane e straniere, ponendo particolare attenzione alla violenza di genere, con interventi di sostegno psicologico e interventi in rete con istituzioni e realtà territoriali dedicate alla tutela della donna.
 
I dati sulla violenza contro le donne prima e dopo il Covid
Dai più recenti dati Istat (indagine nazionale sulla sicurezza delle donne) si conferma che circa il 32% delle donne ha subito nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: il 20,2% ha subìto violenza fisica, il 21% violenza sessuale, il 5,4% stupro o tentato stupro.
 
Ha subìto violenze fisiche o sessuali da partner o ex partner il 13,6% delle donne. Il 24,7% delle donne ha subìto almeno una violenza fisica o sessuale da parte di uomini non partner: estranei, conoscenti, amici, parenti e da colleghi di lavoro.
 
Ancora, come i dati purtroppo confermano in modo allarmante, l’emergenza generata dall’epidemia di coronavirus ha accresciuto il rischio di violenza sulle donne, poiché molto spesso la violenza avviene dentro le mura domestiche, e contemporaneamente ha ridotto la possibilità di cercare una soluzione esterna.
 
Secondo dati Istat riguardo le chiamate ricevute dal numero verde 1522 il numero delle chiamate valide sia telefoniche sia via chat nel periodo compreso tra marzo e ottobre 2020 è notevolmente cresciuto rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+71,7%).
 
La crescita delle richieste di aiuto tramite chat è triplicata, passando da 829 a 3.347 messaggi e tra i motivi che inducono a contattare il numero verde raddoppiano le chiamate per la “richiesta di aiuto da parte delle vittime di violenza” e le “segnalazioni per casi di violenza” che insieme rappresentano il 45,8% delle chiamate valide (in totale 10.577).
 
Nel periodo considerato, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, esse sono cresciute del 107%. Crescono anche le chiamate per avere informazioni sui Centri Anti Violenza (+65,7%).
 
Di fronte a fenomeni di portata così devastante e contraria ai dettami del vivere civile, è un dovere etico operare, anche in ambito sanitario, azioni di sensibilizzazione, consapevolezza e contrasto, rivolte sia alle singole donne che alla società nel suo insieme.
 
Il nostro approccio multiprofessionale e i nostri progetti a favore delle donne
L’INMP da anni ormai porta il suo quotidiano impegno nel favorire la piena emersione del problema e la consapevolezza della donna rispetto alle violenze di cui è o è stata vittima, individuare insieme a lei i bisogni, le risorse, informarla sui propri diritti in tema di salute, aiutarla nell’accesso ai servizi socio-assistenziali e di tutela legale, sui possibili iter percorribili e relative implicazioni sul piano pratico.
 
La presenza nell’Istituto di diverse figure professionali, lo sportello socio-sanitario per orientamento e informazioni riguardanti l’accesso ai servizi territoriali sociali e sanitari, permettono un lavoro sinergico che consente maggior efficacia ad ogni singolo intervento.
 
L’INMP si è sempre impegnato sulle questioni attinenti alle vulnerabilità femminili
Già pochi anni dopo la sua istituzione, l’Istituto aveva promosso un seminario sulla violenza di genere dal titolo “Violenza contro le donne come attentato alla vita. Rompiamo il silenzio”, il 26 maggio 2012, al quale furono invitati parlamentari, rappresentanti delle istituzioni impegnati nell’ambito dell’immigrazione nonché rappresentanti diplomatici dell’Africa nelle persone di tre donne ambasciatori.
 
Nell’ambito della Strategia Nazionale di integrazione di Rom, Sinti e Camminanti (RSC), nel 2013 l’INMP ha avviato il progetto “troVARSI”, finanziato dal Ministero della salute, per promuovere l’importanza delle vaccinazioni come forma di prevenzione delle malattie trasmissibili presso le popolazioni RSC.
 
Nel 2012 l’Istituto ha assunto l’onere della formazione degli operatori sanitari di molte regioni italiane sull’assistenza alle donne vittime di mutilazione dei genitali femminili. Il corso ECM organizzato in Istituto “Mutilazioni Genitali Femminili, dall’antropologia alla medicina” ha visto la partecipazione di “testimone” e protagonista internazionale nella persona dell’autrice del libro, “Mutilata” edito in Italia da Cairo Publishing e pubblicato e premiato in molti paesi europei.
 
Il tema dell’aborto e della maternità responsabile nelle donne straniere
Un’altra questione di rilevanza per la sanità pubblica è stato il ricorso reiterato all’IVG (Interruzione volontaria di gravidanza) da parte delle donne straniere. Nel corso degli anni era cresciuto il numero delle donne con cittadinanza straniera che ricorrevano all’IVG, raggiungendo, nel 2009, il 33,4% del totale delle IVG operate in Italia. Il 51,6% proviene dai paesi dell’Europa dell’Est; la risposta dell’INMP è stata un progetto di medicina sociale sull’educazione alla maternità responsabile e il corretto utilizzo della contraccezione.
 
La medicina di prossimità per le donne Rom
Un altro ambito di attività è stata, fino al manifestarsi della pandemia da covid-19, la medicina di prossimità con il camper per la sensibilizzazione della cittadinanza alla cultura della prevenzione e per raggiungere i “lontani”, cioè tutti coloro che sono “ai margini del sistema sanitario” (campi Rom).
 
Sono stati erogati annualmente corsi di formazione per esterni e per gli operatori sanitari e mediatori transculturali interni all’ambulatorio su “Violenza di genere: emersione, contrasto e prevenzione” e sul protocollo adottato fin dal 2016 sulla presa in carico dei casi di violenza di genere, fino all’ultimo corso FAD del 2020 tutt’ora in corso di erogazione.
 
Il dramma della tratta
Le Linee guida per la definizione di un meccanismo di rapida identificazione delle vittime di tratta e grave sfruttamento del “Piano nazionale d’azione contro la tratta e il grave sfruttamento 2016-2018” ci hanno dato l’opportunità di sperimentare, in ambito sanitario, una modalità di emersione e di riconoscimento delle vittime di tratta.
 
Con il progetto “Individuazione precoce delle condizioni di rischio, fisiche e psichiche, nelle donne straniere neoarrivate e potenziali vittime di tratta. Promozione della salute e presa in carico integrata (Aprile 2017-Aprile 2019)” abbiamo sperimentato un percorso sanitario di prevenzione, screening e cura, finalizzato all’identificazione e all’attivazione di percorsi di emersione, tutela e sostegno, che parallelamente ha offerto percorsi di supporto psicologici e attività socio-legali di empowerment.
 
Tra i risultati principali possiamo citare:
- 249 sono diventate beneficiarie delle attività progettuali, con una età media di 24,2 anni;
- 42% ha riferito di aver subito almeno un episodio di violenza sessuale nella fascia d’età tra i 15 e i 20 anni.
- Di queste donne, il 10% ha dichiarato una gravidanza indesiderata secondaria all’atto di violenza.
- L’IVG è risultata essere un’esperienza comune nel 69% dei casi, con una media di circa 1,5 aborti per donna e nel 7% dei casi si è trattato di IVG forzate.
-  Concluso il percorso progettuale 49 donne (il 28% del totale) sono state pre-identificate come vittime di tratta, di cui 26 sono state segnalate per la prima volta ai due soggetti competenti – alla C.T. (14 donne) e alla R.A.L. (Numero Verde Antitratta) (12 donne). Di quest’ultimo gruppo 6 sono state segnalate per l’inserimento in strutture protette, 3 hanno terminato il loro percorso di identificazione formale, le restanti 3 stanno tuttora svolgendo i colloqui di identificazione formale con detti enti.
 
A termine del progetto un protocollo sanitario è stato elaborato e sottoposto alla valutazione delle società scientifiche, così come sarà in corso di validazione l’utilizzo degli strumenti elaborati per l’emersione della violenza di genere.
 
La violenza sulle donne non è un problema di donne, riguarda tutti
Perché è sempre la persona, la donna, al centro dell’attività clinica, di ricerca e di formazione.
Aiutare le donne a trovare, riconoscere e attivare in se stesse le capacità per affrontare lo stato di confusione e disorientamento in cui spesso versano a causa della perdita di punti di riferimento e, conseguentemente, di identità, consente di operare verso l’emersione di un fenomeno di vastità tale da coinvolgere l’intera società.
 
Non è un problema di donne, riguarda tutti, noi. La violenza non è inevitabile. È necessario far leva sulle risorse personali e conoscere i punti di forza e le fragilità per rispondere adeguatamente alle domande di salute, aiutare la donna a formulare degli obiettivi e un percorso di uscita dalla violenza in base alle proprie peculiarità e possibilità, restituendo alla donna una lettura della violenza subita e della possibilità di emancipazione in un linguaggio e una modalità più consona anche alla cultura di appartenenza.
 
La chiave utilizzata è quella della consapevolezza, dell'imparare a conoscere i propri segnali di disagio, e, conseguentemente, iniziare a proteggersi e a proteggere, lavorando sulle proprie risorse.
 
Attenuare il senso di solitudine che spesso colpisce e paralizza chi ha subito violenzaattraverso una vicinanza emotiva autentica, consente di favorire l’emersione di un fenomeno cui tutti dobbiamo contribuire, nessuno escluso.
 
Concetta Mirisola
Direttore generale dell’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti ed il contrasto delle malattie della Povertà (INMP)

08 marzo 2021
© Riproduzione riservata


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