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Emilia Romagna. Nella Ausl di Forli la sanità diventa "wireless"

Internet, codici a barre e palmari per garantire all’ospedale “Morgagni-Pierantoni” la completa informatizzazione e tracciabilità del sistema di gestione dei farmaci, delle sacche di sangue e del percorso chirurgico. Così il sistema è più "sicuro, appropriato e trasparente".

09 LUG - Processi informatizzati e completamente tracciabili per garantire al paziente prestazioni sempre più appropriate, trasparenti, e sicure. Dalla gestione del farmaco al percorso chirurgico, sino all’approvigionamento di sangue, all’ospedale “Morgagni-Pierantoni” di Forlì, infatti, è tutto automatizzato. Come? Grazie all’incrocio dei tre elementi chiave alla base del sistema di informatizzazione dell’Azienda Usl di Forlì (codice a barre, palmare, sistema wireless).
Partendo dal modello messo a punto per la somministrazione del farmaco in dose unitaria, il servizio è riuscito a sviluppare sempre nuove applicazioni grazie all’utilizzo delle tecnologie già in uso.
 
“L’identificazione del paziente e la tracciabilità del percorso assistenziale prevedono l’abbinamento del codice presente nel braccialetto che ciascun malato riceve all’ingresso in reparto, con l’attività degli operatori sanitari – ha spiegato l’ingegnere Silena Sistu, direttore della U.O. Sitic che ha realizzato il progetto – il bar code viene letto attraverso un palmare collegato alla rete wireless, presente in tutto il presidio ospedaliero”.

Una logica questa, propria della terapia farmacologica, che è stata quindi applicata, a partire dal 1° luglio 2009, alla gestione delle sacche di sangue, sviluppando contestualmente un’interfaccia fra cartella clinica e software gestionale utilizzato a livello regionale dai Servizi Trasfusionali. In questo modo, sono soddisfatti al cento per cento quei criteri di sicurezza raccomandati sia dalla normativa nazionale sia dal “Piano speciale sangue” della Regione Emilia-Romagna.
 
L’effettuazione per via informatica di tutte le fasi che caratterizzano il percorso della sacca - dalla donazione, alla lavorazione, sino all’assegnazione e all’identificazione del paziente, passando per la compilazione della richiesta, il prelievo, l’etichettatura dei campioni, nonché la verifica della congruenza dei dati prima della trasfusione – riduce, infatti, praticamente a zero il rischio di errori.
 
“La richiesta di emocomponenti viene redatta nel sistema informatico di reparto – prosegue l’ingegner Sistu – riempiendo campi obbligatori, fra i quali i criteri di appropriatezza previsti dalla Società italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia. Sono così assicurati ben tre step di controllo: uno a livello di reparto, al momento della richiesta, un secondo al momento dell’assegnazione dell’unità di emocomponente, e un terzo al momento della trasfusione. La corretta associazione paziente-campioni-unità trasfusionali è verificata al letto del malato mediante palmari wireless e braccialetti identificativi, che consentono, contestualmente, di accertare la validità dei test pretrasfusionali e dell’unità di sangue”. Si è così ridotto significativamente il gap fra numero di emocomponenti richiesti dalle UO e il numero di quelli effettivamente impiegati.
 
Reingegnerizzato infine il percorso chirurgico: “L’innovazione è consistita nel semplificare la rilevazione degli “step” attraverso la lettura di barcode, identificando così in maniera proattiva non solo il paziente, ma anche gli operatori e le aree logistiche (sale operatorie, aree di induzione dell’anestesia, ecc.) ove il paziente stesso afferiva”. Sono stati inoltre inseriti check di controllo, rispetto alla lista operatoria pianificata, per verifiche sequenziali e ripetute, con oggettiva e conseguente riduzione del rischio clinico legato ad esempio a errori di identificazione dei pazienti o di sala operatoria

09 luglio 2012
© Riproduzione riservata


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