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Liste di attesa. Il Ddl per abbatterle non convince la Cimo

di Endrius Salvalaggio

Per il sindacato gli strumenti proposti nel Ddl risultano “inadeguati, inefficaci e rischiano di diventare un puro esercizio di propaganda se non affrontano con la dovuta concretezza e confronto con chi la sanità la pratica quotidianamente”. La Cimo Trentino chiede quindi il ritiro del DDL n.7 per cercare "soluzioni strutturali nell’ambito del contratto di lavoro il cui rinnovo è atteso dalla Dirigenza medica e sanitaria da ben 15 anni”. IL TESTO DEL DDL

14 OTT - In IV Commissione Salute sono state convocate le OO.SS della dirigenza medica e sanitaria per conoscere le loro eventuali  osservazioni al DDL n.7 “Modificazioni della legge provinciale sulla tutela della salute 2010: riduzione delle liste d'attesa per l'accesso dei pazienti alle prestazioni sanitarie e conferimento al difensore civico delle funzioni di garante per il diritto alla salute”.  Sulle proposte di modifica per la riduzione delle liste di attesa, la Provincia Autonoma di Trento tocca due temi fondamentali:

Art. 1 “Per l'erogazione tempestiva delle prestazioni sanitarie indicate al comma 1, e per ridurre le liste d'attesa, il servizio sanitario provinciale avvia, anche in forma sperimentale, iniziative tese a garantire ai cittadini residenti in trentino l'apertura, oltre il normale orario, di almeno un presidio sanitario per almeno una sera la settimana e almeno due domeniche al mese. La programmazione dell'attività delle apparecchiature diagnostiche deve prevedere il loro utilizzo minimo per 12 ore al giorno nei giorni di apertura serale.”

Art. 4 “Qualora, a seguito del monitoraggio di cui all’articolo 26 bis, i tempi di erogazione della prestazione sanitaria nei regimi istituzionale e di libera professione risultino non allineati, ed i tempi di attesa della prestazione in regime istituzionale siano superiori di più di 10 giorni rispetto a quella erogata attraverso l’attività libero professionale intramuraria, quest'ultima è sospesa”.


In ordine all’ Art. 4 in IV commissione salute non vengono dette quante sono le prestazioni ospedaliere sospese in Trentino, ma solamente che sono in continua crescita e che l’assessore alla salute Stefania Segnana ha dato mandato al direttore di APSS di ampliare l’offerta, principalmente attraverso questi due strumenti di modifica: allargamento degli orari da parte delle strutture ospedaliere, aumento dell’impiego dei macchinari e sospensione dell’attività libero professionale intramuraria.

Sul tema Art. 9 ter “Attribuzione della funzione di garante per il diritto alla salute al difensore civico provinciale (…)”, i rappresentanti sindacali presenti non hanno proposto osservazioni.

Quanto all’ampliamento degli orari da parte delle strutture ospedaliere, all’aumento dell’impiego dei macchinari, il Segretario Provinciale, Sonia Brugnara del sindacato dei dirigenti medici, CIMO Trentino e Segretario Regionale CIDA, osserva come, prima di introdurre qualsiasi modifica sull’orario di servizio, sia necessario comprendere quali siano i vincoli contrattuali all’impiego del personale negli orari serali e festivi, notoriamente riservati ai servizi di urgenza e continuità assistenziale. Inoltre, “la risposta all’aumento dell’offerta, non può essere realizzata a parità di risorse, e in effetti nel DDL n.7 non si accenna ad un aumento dell’organico, né si accenna a correttivi relativamente all’appropriatezza prescrittiva, causa essa stessa dell’allungamento delle liste d’attesa.  Diventa quindi imprescindibile, che prima di ampliare la rosa dei servizi, discutere di quali saranno le risorse destinate alle attività aggiuntive alla luce delle attuali carenze di personale e delle difficoltà del reclutamento” .

Sulla proposta della libera professione, in casi di liste d’attesa eccessive,  “ancora una volta non si vuole tenere conto dei numeri - evidenzia Segretario CIMO Trentino - ovvero quanto incide la libera professione sulle prestazioni ospedaliere. Nel primo semestre 2019 la libera professione ha inciso per il 2,06% sul totale delle attività ospedaliere, in APSS su oltre 4 milioni di prestazioni infatti, quelle in libera professione sono risultate essere 86 mila. Una cifra irrisoria se confrontata con i numeri dell’attività istituzionale, che conferma ancora una volta l’impegno concreto dei medici in orario di servizio per il sistema sanitario provinciale. A ulteriore conferma di quanto detto, esaminando i dati delle prestazioni radiologiche della radiologia dell’Ospedale di Trento, nell’analogo periodo di riferimento, su 18 mila prestazioni, quelle svolte in libera professione  sono state solo 202, pari ad un 1,12% sul totale delle attività. Rispetto al dato nazionale  in Trentino si registra un’attività di libera professione dei medici  tra le più basse, infatti nel primo semestre 2021 non ha superato l’1,83% del totale”.

“Pur riconoscendo nella proposta  del decisore politico una preoccupazione rispetto al governo della richiesta di prestazioni in ambito sanitario dobbiamo tuttavia rilevare che lo strumento proposto  risulta inadeguato, inefficace e rischia di diventare un puro esercizio di propaganda se non affrontato con la dovuta concretezza e confronto con chi la sanità la pratica quotidianamente. Per le considerazioni fin qui espresse si consiglia pertanto di ritirare il DDL n.7 e di impegnarsi piuttosto a trovare soluzioni strutturali nell’ambito del contratto di lavoro il cui rinnovo è atteso dalla Dirigenza medica e sanitaria  da ben 15 anni”. Conclude la rappresentante dei dirigenti medici, Sonia Brugnara

Endrius Salvalaggio

14 ottobre 2021
© Riproduzione riservata


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