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Verso il Forum Risk Management 2018. Intervista a Saverio Proia sul futuro delle professioni sanitarie dopo la riforma Lorenzin

“Con questa legge è stato finalmente ultimato un processo iniziato 40 anni fa con la legge 833”, ci racconta Saverio Proia ora consulente Aran ed Agenas, già dirigente e consulente del Ministero della salute che ha avuto ed ha un ruolo da “mediano”, come lui stesso spesso ricorda, in tutta la normativa delle professioni sanitarie e sociosanitarie

23 NOV - Alla tredicesima edizione del Forum Risk Management, grazie al contributo di tutte le professioni sanitarie presenti, si parlerà della legge n. 3 dell'11 gennaio 2018, dal titolo "Delega al Governo in materia di sperimentazione clinica di medicinali nonché disposizioni per il riordino delle professioni sanitarie e per la dirigenza sanitaria del Ministero della salute", più nota come “legge Lorenzin” dal nome del ministro che l‘ha fortemente voluta e portata avanti.
 
“Con questa legge è stato finalmente ultimato un processo iniziato 40 anni fa con la legge 833”, ci racconta Saverio Proia ora consulente Aran ed Agenas, già dirigente e consulente del Ministero della salute che ha avuto ed ha un ruolo da “mediano”, come lui stesso spesso ricorda, in tutta la normativa delle professioni sanitarie e sociosanitarie.
 
“Questo processo ha trovato nel tempo molti ostacoli è stato un lungo percorso che ha avuto come tappa fondamentale l'innalzamento della formazione alle università degli infermieri e delle altre professioni sanitarie e successivamente 20 anni fa con la legge 42/99 che superando il concetto di professioni ausiliarie riconobbe la loro autonomia al pari delle altre professioni “liberali” con un percorso di carriera sino alla dirigenze.
 
Altra novità fondamentale è l’istituzione dello specifico albo professionale per le 17 professioni sanitarie che sebbene regolamentate ne erano prive di albo: ora questi 17 albi, insieme a quello di assistente sanitario sono ospitati, per generosa ospitalità dei TSRM, nel nuovo ’Ordine dei tecnici sanitari di radiologia medica, delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione.
 
Con la trasformazione dei collegi sanitari in ordini sanitari, frutto dell’elevamento della formazione universitaria si completa, finalmente, la riforma delle professioni sanitarie infermieristiche-ostetrica, tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, oltre 600.000 addetti, riforma che per profondità e complessità non ha pari con le altre professioni.
 
E poi ci parlava di un'altra novità...
Sì, sono state introdotte all'interno del testo unico delle professioni sanitarie come i biologi, i chimici e fisici ed infine gli psicologi che da soli sono oltre 105mila addetti: sommando tutte e le figure professionali parliamo di un insieme di ben oltre un milione di professionisti vigilati dal Ministero della Salute, più di qualsiasi altro dicastero vigilante.
 
Che caratteristiche ha la riforma?
Innanzitutto per la prima volta si riforma l'insieme delle professioni sanitarie dal medico al tecnico della prevenzione: quindi una riforma universalistica ed unificante, non più leggi speciali per gli infermieri, le ostetriche, i fisioterapisti, i tecnici sanitari,.
L’altra novità sta nel fatto che a 40 anni dalla riforma sanitaria, l'impianto che riguarda le professioni sociosanitarie non era mai stato attivato, pur se previsto dal dlgs 502/92 diviene protagonista e centrale attuando, così, il diritto alla salute previsto dall’OMS; intanto che vengano definiti nuovi profili sociosanitari sono già ricompresi dalla legge 3/18 i profili professionali attuali di assistente sociale, educatore professionale, sociologo, operatore sociosanitario.
 
Un riforma che va anche a tutela dei cittadini?
Certo, attraverso una valorizzazione delle professioni e quindi dei servizi che vengono resi. Ci sarà una severa lotta all'abusivismo perché essere trattati da chi non è un professionista provoca danni irreversibili. L'ordine è spesso visto come tutela corporativa, ma non è così, gli ordini in sanità hanno una storia ed una una matrice storicamente progressista: sono per la difesa ed il potenziamento del Servizio sanitario universalistico e solidaristico, per la garanzia del diritto alla salute per tutti, immigrati regolari e non compresi, non sono per la comprensione del loro mercato professionale bensì sono i per l'ampliamento dei fabbisogni per formare nuovi professionisti e poi non sarà un caso che siano stati sciolti durante il fascismo e ricostituiti dopo la Liberazione..
 
Diego D’Ippolito

23 novembre 2018
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