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Forum Risk management/10. La Legge Gelli abbandonata? Mancano ancora tre decreti attuativi e la sensazione è che il Governo non abbia fretta di farli

Mancano i decreti attuativi e la volontà politica di emanarli. Mancano i dati e il settore, essendo particolarmente tecnico, richiede assicuratori con specifiche competenze. C’è un problema di sostenibilità perché le aziende pagano gli eventuali risarcimenti con gli stessi fondi destinati alle cure. Questo quadro genera incertezza. Nonostante tutto però si va avanti, perché la legge c’è e va rispettata. Quindi i contratti, pochi, vengono sottoscritti, gli operatori si informano, le aziende assicurative e i broker cercano di capire come muoversi, come tutelare il sanitario, cosa offrire.

28 NOV - La legge Gelli 24/17, gli effetti sin qui prodotti, e la mancata emanazione dei decreti attuativi. Questi i temi al centro di un approfondimento su sistema assicurativo e sanità all’interno del 13° Forum risk in corso di svolgimento a Firenze. Federico Gelli, l’autore della legge, operatori sanitari, rappresentanti delle aziende, assicurazioni e broker, hanno fatto il punto della situazione a circa due anni dall’emanazione del provvedimento che contiene norme che attingono tanto alla responsabilità civile che penale.
 
La fotografia evidenza una fase di impasse dovuta principalmente alla mancanza di tre decreti attuativi che, è la sensazione generale emersa dagli interventi, questo governo non ha al momento alcuna intenzione di emanare. Le motivazioni di ciò, è stato detto, sono per lo più politiche, l’attuale esecutivo preferisce non scegliere per non scontentare nessuno e quindi non perdere consenso.
Nonostante tutto però si va avanti, perché la legge c’è e va rispettata. Quindi i contratti, pochi, vengono sottoscritti, gli operatori si informano, le aziende assicurative e i broker cercano di capire come muoversi, come tutelare il sanitario, cosa offrire.
 
“La legge dà elementi di certezza e chiarimento” assicura nonostante tutto Gelli, non più parlamentare e ora Dirigente medicio all'Azienda Usl Toscana Centro, pur riconoscendo che durante i lavori parlamentari “quando ci siamo trovati ad affrontare gli aspetti assicurativi ci siamo trovati di fronte a delle difficoltà per la tecnicità dell’argomento. Il nostro obiettivo era superare la crisi che il sistema sanitario stava affrontando a causa della medicina difensiva. Inoltre le assicurazioni non avevano più interesse ad assicurare le aziende per i rischi. Mancano dei decreti, il Governo non sta dando segnali in questo senso, la mia sensazione è che non si vogliano compiere scelte di carattere politico su questa materia. L’attuale ministro Luigi Di Maio dovrebbe dare un input che però non ha intenzione di dare. Lo stesso però ha fatto, va detto ad onor del vero, il precedente ministro Carlo Calenda, il quale non si è voluto assumere nessuna responsabilità”.
 
Ma la legge può funzionare anche senza i tre decreti attuativi? “Si – è la risposta dello stesso Gelli in conclusione – questa legge è nata per contrastare la medicina difensiva e far scendere i costi e quest’effetto lo stiamo ottenendo con una deflazione dei costi”.
 
Dunque si va avanti perché anche “senza decreti attuativi la legge non si depotenzia” a dirlo Maurizio Hazan, avvocato Studio Taurini e Hazan, perché “il concetto di rischio clinico al centro della legge rappresenta una valore, una matrice di valore esponenziale straordinaria. l’equivoco è che si crede sia solo per i medici mentre invece la sanità responsabile mette al centro il paziente. E lo fa attraverso la prevenzione del rischio, l’alleanza terapeutica e la tutela risarcitoria. Per i medici l’assicurazione obbligatoria, che definirei socialmente utile, è la protezione da un rischio. Attenzione però perché deve essere sostenibile quindi economicamente accettabile e regole chiare”. In sostanza per l’avvocato Hazan la legge è innovativa per i sanitari perché “meno indennitaria e più preventiva. In assenza dei decreti attuativi, che nessuno sa quando arriveranno, possiamo dire che si sono ridotti i rischi? Si, sul piano della responsabilità civile e amministrativa, NI sul piano del danno risarcibile”.
 
Nevio Boscariol per Aris ha sottolineato alcuni aspetti comuni sia per le strutture pubbliche che private “perché ciò che ci unisce – ha detto – è la sicurezza.
Una questione posta alle compagnie assicurative. “Se l’assicurazione è un premio per il rischio, a fronte di minor rischio mi si dovrebbe ridurre anche premio. È un’affermazione incontrovertibile. Sta succedendo? Dobbiamo misurare il rischio e i risultati di gestione del rischio. Ma quando una struttura riesce a dimostrare che c’è stata una diminuzione del rischio allora il premio assicurativo dovrebbe diminuire. Questa proposta insieme ad altre il Mef le ha recepito perché stiamo attenti se non fosse così l’intero sistema è a rischio sostenibilità. Questa deve essere una priorità del governo. Perché poi serviranno altri fondi da trovare nella legge di bilancio e questo deve essere chiaro”.
 
Sicurezza delle cure, comunicazione e sostenibilità sono i tre elementi su cui ha fondato il suo intervento Eliana Sorgente per Aiop. “in materia di sicurezza delle cure non possiamo pensare di risolvere problemi in un minuto, se però mai iniziamo non partiremo mai e tra un anno saremo ancora qui a dirci le stesse cose. Quello della comunicazione è il problema reale che abbiamo in tutti gli ambiti. Tra le aziende assicurative e le strutture non ci si parla. Ognuno crede che l’altro sia il demone si parte dal presupposto che ci si stia fregando vicendevolmente quindi si partiamo da questo presupposto non abbiamo fatto neanche il primo passo”. Infine la Sostenibilità, tema poco affrontato eppure “le risorse sono finite. Il problema non è il Fsn. Più lo si aumenta e più servono risorse che non ci sono. Per un semplice motivo: la popolazione invecchia, aumenta la cronicità, aumenta il bisogno di cure e dunque di fondi”.
 
Luigi Mastroroberto, Medico Legale, partendo dal presupposto che “il parere di un medico legale che viene espresso all’inizio condiziona la vertenza e porta a decidere se il sinistro è da trattare o meno”, si è chiesto se la legge in oggetto “al di là dei risultati che si potranno vedere da qui ai prossimi anni, ha già cambiato il modo di lavorare di chi deve affrontare questi casi. E la risposta è sì”, e ancora la legge vale per i casi antecedenti al 2017? Anche in questo caso la risposta è positiva “il diritto penale – ha concluso Mastroroberto – ha analizzato casi precedenti il primo aprile 2017 in funzione delle innovazioni legislative”.
 
Delle difficoltà delle aziende ha parlato Tiziana Frittelli, Presidente Federsanità Anci, “perché dobbiamo capire che possibilità abbiano le aziende di accedere al sistema assicurativo. La mia esperienza, che vi porto, è di quella di aver fatto una gara e di aver avuto solo un’assicurazione che si è presentata. È chiaro che quando c’è poca concorrenza non è un vantaggio per nessuno”. Altro problema come costituire i fondi rischi e i fondi messi a riserva. Qualunque scelta farà l’azienda, qualunque scelta farà la regione con gestione in proprio dei rischi, ci sono perplessità e quindi è un problema che dobbiamo porci.
La legge 24 fa un riferimento abbastanza generico all’impignorabilità. Il discorso sui tavoli tecnici è stato su cosa si intende per impignorabilità e segregazione eventuale dei fondi. La questione per le aziende, siano pubbliche, priviate o accreditate, qualora noi dessimo un’impostazione troppo ampia, non è banale. Perché non c’è dubbio che un’impostazione troppo ampia sottrarrebbe importanti risorse cash per le cure”.
 
In linea con quanto espresso dalla presidente di Federsanità, sul tema della sostenibilità Francesco Ripa di Meana, Presidente Fiaso, per poi aggiungere “anche se questa legge fa chiarezza ci sono caduti addosso una serie di oneri in termini di sicurezza, di dati, di privacy e tutti rispondono a logiche differenti. Per cui siamo pressati da una serie di norme che ci stiracchiano abbastanza, non c’è dubbio che mettere in pratica la legge nelle aziende però la chiarezza della norma ci sta aiutando”.
Infine Ripa di Meana ribadisce l’importanza della “sostenibilità dei costi e la competizione del mercato assicurativo” contenute all’interno del pacchetto della legge. “Noi come Fiaso abbiamo partecipato ai lavori della legge perché convinti che queste voci facevano parte del pacchetto, se così non dovesse essere, sarà un problema per le aziende e per la sostenibilità del sistema. Noi ci stiamo ma il gioco va giocato fino all’ultimo sullo stesso campo”.
 
Giovanna Gigliotti, Direttore tecnico danni e sinistri Unipol Sai ha portato la voce delle aziende assicuratrici per ribadire che “nonostante la mancata attuazione dei decreti attuativi, la legge va applicata. Aspettare i decreti potrebbe comunque essere deludente”. Intanto però ha ribadito che per quanto riguarda “l’andamento dei sinistri non cambiato nulla. I tempi di cghiusura restano mediamente lunghi: 7/8 anni, il costo dei sinistri è rimasto invariato”. Inoltre la legge prevede la conciliazione, questo può risolvere? “Difficile a dirsi specie nei casi più complessi”.
 
“Il continuo riferimento alla Rc auto parlando a mio avviso – ha detto Giorgio Moroni, consigliere d’amministrazione di Aon – è sbagliato. Il nostro riferimento deve essere la direttiva Ue del 2006 sull’obbligo assicurativo. La Rc auto si muove su criteri diversi e continuare a farci riferimento ci porta fuori strada”.  Poi la denuncia di Moroni “questo mercato assicurativo non è appetibile per una serie di motivi non ultimo quello della mancanza di dati. Laddove ci sono statistiche, queste, sembrano inutilizzabili sul fronte assicurativo. Questo è il punto”.
“La legge ha avuto un effetto addirittura dissuasivo, lo vogliamo dire? Basta con i minuetti, niente di personale con Gelli, ma non va”. Infine ha concluso affermando che la “colpa grave è l’unico settore dove c’è stata una sovraofferta”.
 
Di parere opposto sui dati Christophe Juliard, Country manager, Ceo Sham Italia, “Il mercato è molto rischioso e quindi ancora poco attrattivo. Richiede esperienza, specializzazione e capacità molto forti. In più serve una visione strategica perché l’impegno è di lungo termine. Sui dati non sono d’accordo: ci sono però vanno condivisi e messi a sistema. Il mio invito è quindi quello di raccoglierli e diffonderli”.

28 novembre 2018
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