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Forum Risk Management/14. Spesa farmaceutica, come conciliare innovazione e sostenibilità?

Se ne è parlato al Forum Risk Management in corso a Firenze fino al 30 novembre. Molto diversificate le proposte portate dai diversi attori coinvolti, ma comune a tutti la volontà di fare sintesi e di lavorare per superare il sistema del payback

29 NOV - Coniugare l’innovazione farmaceutica con la sostenibilità e del Servizio sanitario nazionale è la grande sfida di questi anni. Sul come farlo le ricette differiscono e oggi, alla vigilia di importanti decisioni sulla governance del farmaco, al Forum Risk Management di Firenze si sono confrontati politici, direttori sanitari, mondo dell’industria e università.
 
“La maggior parte delle Regioni non riesce a rispettare il tetto per gli acquisti diretti – ha ricordato in apertura Paolo Stella, dirigente Servizio Politiche del farmaco Regione Puglia – Urgono azioni per ridefinire la governance farmaceutica nazionale e queste passano per tetti di spesa, accordi prezzo-volume sui medicinali e per la ridefinizione dei meccanismi di payback”.
 
Nello Martini, presidente Fondazione Ricerca e Salute, ha tracciato un profilo storico dei modelli di governance degli ultimi dieci anni, per spiegare come siamo arrivati al punto in cui ci troviamo oggi e che cosa urge, a suo avviso, per evitare il default. “Oggi siamo davanti a uno snodo fondamentale – ha affermato Nello Martini – Se non si trova un accordo per superare il payback credo che aumenteranno le disuguaglianze di accesso ai farmaci”.
Martini ha osservato come “in passato non si sia stato introdotto nessun elemento di contenimento della spesa farmaceutica ospedaliera, il cui sforamento secondo me era ampiamente prevedibile. Anche la Finanziaria dell’anno scorso, per esempio, ha rifinanziato il sistema, ma non ha previsto regole per gestire il rapporto tra innovazione e sostenibilità”.
Per il presidente di Fondazione Ricerca e Salute l’auspicio per il futuro è “chiudere questa fase storica di payback e adottare un nuovo sistema di governance, chiedendoci se vogliamo garantire l’equità del sistema oppure no. Una possibile soluzione potrebbe essere il passaggio dal company budget al calcolo per quote di mercato”.
 
Francesco Attanasio, farmacista dirigente Politica del Farmaco Regione Toscana, ha ricordato che nel 2017 le prime 30 molecole della spesa farmaceutica delle strutture sanitarie pubbliche hanno inciso per il 38% della spesa (4,5 miliardi di euro). “Le prime 12, che incidono per 1,7 miliardi di euro, hanno un biosimilare o un equivalente di recente immissione in commercio. Quello che possiamo fare quindi è essere veloci, fare le gare subito, sia per quanto riguarda i biosimilari sia per i generici. E poi rivedere il concetto di innovazione: basta con i farmaci fotocopia, devono essere in commercio solo quelli che servono”.
 
Secondo Fulvio Moirano, direttore generale Asst Regione Sardegna, “serve un accordo tra Regioni e Farmindustria. Mi sembra che oggi ci siano le condizioni per poterlo stringere. In sanità o si negozia o si negozia. Dobbiamo trovare degli equilibri chiudendo con il passato e aprendo al futuro”.
 
PerLoredano Giorni, direttore Farmaceutica Regione Piemonte: “Il problema è che dallo sfondamento dei tetti della farmaceutica non siamo rientrati, il pagamento delle industrie è stato parziale, i ricorsi si sono accavallati e le Regioni sono in grosse difficoltà economiche. Credo che il nuovo tetto della farmaceutica vada rivalorizzato in base alle quote di mercato, ma occorre cambiare il sistema strutturale. Non si può sottofinanziare la farmaceutica e far pagare lo sfondamento all’industria. Serve aumentare la concorrenza tra le aziende farmaceutiche per abbassare i prezzi e rivedere il prontuario dei farmaci rimborsabili”.
 
“Tutti gli interventi di politica sanitaria che hanno impattato maggiormente sulla spesa sono stati possibili grazie ai vantaggi economici garantiti dall’introduzione nel mercato dei generici. Ora serve un intervento sui fattori produttivi del sistema e concentrare l’attenzione sull’analisi sul valore” ha poi sostenuto Amerigo Cicchetti, direttore Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell’Università Cattolica:
 
Antonio Messina, vicepresidente di Farmindustria, si è detto “pronto a dialogare con le Regioni e Aifa per ridisegnare la governance del sistema: ci piacerebbe che il payback fosse utilizzato solo in momenti di necessità. Già nel triennio 2013-2015 abbiamo versato il rimborso necessario, che poi si è bloccato nel 2016. Siamo disponibili a pagare quanto dovuto e a ragionare insieme sul 2019”.
 
 “Ci aspettiamo che ci siano fondi per l’innovazione, si aumenti l’uso di biosimilari e che si abbassi il prezzo degli stesso originator quando perdono il brevetto – ha detto Franco Rossi, già rettore dell’Università di Napoli – oggi c’è una non equità nell’accesso ai farmaci: Serve un intervento per far sì che i cittadini di tutto il Paese ricevano i farmaci nello stesso momento”.
 
Barbara Rebesco, responsabile dell’Ufficio Farmaceutico di Alisa Regione Liguria, ha ripercorso il nuovo modello organizzativo introdotto nella sua Regione, sottolineando come “il nostro pallino è disporre di dati di qualità per poter fare programmazione, assegnare obiettivi e verificare esiti. Ci siamo dotati di strumenti adatti allo scopo. La formula è quella di lavorare assieme, a stretto contatto con i clinici e di misurarci in ogni momento”.
 
A tirare le conclusioni Martini:“Sono convinto che nell’ambito di una strategia complessiva – ha sottolineato – sia possibile raggiungere un punto di equilibrio tra le diverse posizioni che abbiamo sentito oggi. Abbiamo una buona occasione per inserire tutte queste proposte all’interno di un processo di cambiamento”. 

29 novembre 2018
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