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Covid. Senior Italia FederAnziani incontra Nieddu: “In Sardegna troppi pazienti fragili ancora a rischio”

Sollecitata la somministrazione combinata di monoclonali: “L’associazione di tixagevimab e cilgavimab riduce dell’83% la probabilità di sviluppare la malattia sintomatica. Nell’isola distribuite 1.000 dosi, la maggior parte non è stata usata e scadrà a fine luglio”. Nieddu si impegna a inviare “una circolare a tutte le strutture affinché si attivino per trattare subito i pazienti fragili”.

30 GIU - In Sardegna sono oltre 4.000 i pazienti fragili da proteggere dal rischio di forme gravi di Covid, mediante profilassi pre-esposizione con la combinazione di anticorpi monoclonali. Nell’isola sono ad oggi disponibili circa 1.000 dosi, che devono essere utilizzate quanto prima perché scadranno a fine luglio. Tuttavia finora solo pochi pazienti trattati con la profilassi contro il virus hanno potuto beneficiare di questa protezione aggiuntiva. A lanciare l’allarme è stata Senior Italia FederAnziani, che ha ricevuto dall’assessore alla Salute, Mario Nieddu, l’impegno a inviare “una nota a tutti i centri per sollecitare la somministrazione di questa importante opzione farmacologica a base di anticorpi per la prevenzione delle forme di Covid, specialmente quelle di intensità severa”. 

Si stima che, in Italia, siano oltre 150mila i cittadini potenzialmente candidabili al trattamento con la combinazione di monoclonali. Si tratta, in particolare, dei pazienti trapiantati, affetti da patologie onco-ematologiche, in trattamento chemioterapico attivo, oppure con farmaci immunosoppressori per patologie ad esempio reumatologiche o neurologiche, o colpiti da immunodeficienze primarie. Come emerso in un recente incontro virtuale nell’ambito di un tour in 10 Regioni promosso da Senior Italia FederAnziani in collaborazione con AstraZeneca.

“Oltre i pazienti trapiantati di rene anche i pazienti nefropatici in terapia immunosoppressiva potrebbero essere considerati eleggibili per tale profilassi”, spiega Antonello Pani, Professore Ordinario di Nefrologia all’Università di Cagliari e Direttore del Dipartimento di Riproduzione Genitourinario Malattie e Trapianti di Rene all’Azienda Ospedaliera Brotzu di Cagliari, in una nota diffusa da Federanziani. “La risposta al vaccino contro il Covid in queste popolazioni di pazienti - prosegue Pani - è in una certa percentuale insufficiente e inferiore rispetto alla popolazione generale. Inoltre, in questi due anni e mezzo di pandemia, alcuni pazienti non hanno potuto essere trattati con determinati schemi di terapia immunosoppressiva, ad esempio con farmaci anti CD20, perché colpiscono lo stesso ‘filone’ di immunità che protegge dal Covid-19. In questi casi, siamo stati costretti a optare per terapie immunosoppressive più ‘blande’, meno attive, per ridurre la probabilità di gravi conseguenze in caso di infezione da Covid-19. Si potrebbe prendere in considerazione di estendere l’uso di tali monoclonali anche a queste categorie di pazienti fragili”. 

Oggi, sottolinea Pani, “abbiamo un’arma efficace di profilassi prima del contatto con il virus e questi pazienti, che abbiano evidenza di scarsa o nulla risposta al vaccino, potrebbero essere protetti con la combinazione di due anticorpi monoclonali umani, tixagevimab e cilgavimab. Tale combinazione ha già dimostrato di ridurre di circa l’83% a sei mesi il rischio di sviluppare il Covid sintomatico in soggetti fragili (immunosoppressi) non vaccinati o con scarsa risposta al vaccino. Una singola dose, somministrabile per via intramuscolare, determina una protezione duratura, per almeno 6 mesi”. 

“Invieremo quanto prima una circolare a tutti i centri dell’isola per sollecitare la somministrazione della combinazione di anticorpi monoclonali per la profilassi del Covid-19 alle categorie di pazienti fragili indicate da AIFA – ha riferito l’assessore Mario Nieddu -. È fondamentale tutelare questi cittadini. Vogliamo procedere ad allargare il numero delle strutture accreditate presso le quali sarà possibile accedere al farmaco”. 

“In Italia, finora, sono state distribuite nelle diverse Regioni circa 20mila dosi, ma le prime 10mila scadranno a fine luglio e rischiano di restare in gran parte inutilizzate nelle farmacie ospedaliere, per le altre 10mila il termine ultimo è dicembre – è il commento di Roberto Messina, presidente Senior Italia FederAnziani -. I ritardi nell’utilizzo sono stati determinati anche da alcuni vincoli, come l’obbligatorietà del test sierologico negativo per i pazienti candidati, ora finalmente rimosso. È importante che tutte le Regioni si attivino per proteggere dal Covid-19 i più fragili che potrebbero non aver sviluppato una risposta adeguata ai vaccini che, in caso di infezione, sono a maggior rischio di esiti negativi. Ci auguriamo che tutte le dosi vengano utilizzate e che il sistema sanitario ne acquisti altre per tutelare gli oltre 150mila cittadini vulnerabili”.

30 giugno 2022
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