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Carenza medici. Servono soluzioni, non misure di ripiego intollerabili

18 DIC - Gentile Direttore,
abbiamo preso atto con estrema soddisfazione della importante sentenza pronunciata in data 18 ottobre scorso presso il Tribunale di Oristano. In sostanza è stato dichiarato illegittimo il provvedimento della Azienda per la Tutela della Salute (ATS) Sardegna che obbligava i medici della UO Medicina ad effettuare guardie interdivisionali in Neuroriabilitazione. Tale obbligo veniva imposto dalla ATS senza tener conto delle specifiche competenze specialistiche dei medici coinvolti, di fatto esponendo gli stessi e i pazienti a potenziali gravi rischi.

Il Giudice ha ribadito che il medico non può essere impiegato in compiti che esulano dalla propria specializzazione a seconda della opportunità o della carenza di personale della Azienda. Sentenza molto importante, dal momento che si assiste sempre più di frequente ad interpretazioni spregiudicate delle norme da parte delle Amministrazioni Sanitarie, quasi che le stesse norme venissero giudicate degli orpelli formali, delle inutili sovrastrutture e non delle garanzie per l’operatore e per il paziente.

Infatti, nella organizzazione della assistenza ospedaliera si assiste spesso alla creazione di “aree omogenee” che non tengono conto della tipologia di specializzazione posseduta dai medici coinvolti e che si traducono potenzialmente in gravissimi rischi per i medici e soprattutto per i pazienti che sono chiamati a curare.


Una delle giustificazioni addotte è quella della sporadicità del rischio. Ebbene anche questa ragione è stata respinta nella sentenza che ha ribadito che la organizzazione della assistenza sanitaria non può prevedere aprioristicamente una quota di rischio tollerabile, ma tutto deve essere organizzato al fine di garantire il massimo della sicurezza.

Gli atti posti in essere dalla ATS vengono definiti illegittimi.

Tutto ciò sembra non essere servito. Sulla spinta della necessità emergono tentazioni di importare anche nella nostra Regione modelli sciagurati e autoreferenziali d’oltremare che prevedono “che si consentisse ai medici di stare in corsia anche dopo quarantanni di contribuzione sino a 70 anni, di inserire in corsia gli specializzandi al primo anno e di prevedere la possibilità di partecipare ai concorsi ai medici laureati e abilitati…" e ancora: l’impiego di infermieri al posto di medici; l’impiego di medici con specializzazione non affine o equipollente in diversi reparti compreso il Pronto Soccorso. Per non parlare delle guardie interdivisionali fra reparti medici e chirurgici. Ebbene, ci auguriamo che le tentazioni rimangano tali, perché non siamo disposti a prendere atto passivamente di situazioni che possono comportare grave danno per i pazienti e per i medici che vengono coinvolti e che vengono spacciati come miglioramento dell’offerta assistenziale.

Che dire poi di quei punti di Pronto Soccorso che di frequente prevedono la presenza di un solo medico che deve occuparsi anche della guardia presso reparti di degenza di medicina e chirurgia. Anche in questi casi viene messa seriamente a rischio la sicurezza dei pazienti e degli operatori.

Siamo ben consapevoli del fatto che esistano carenze d’organico in vari settori. Siamo peraltro anche assolutamente convinti che i Reparti/Servizi che rimangono aperti devono operare al massimo della sicurezza, con piena disponibilità di mezzi e di organico. Soluzioni alternative o di ripiego non possono venire assolutamente tollerate.

Il nostro sindacato continua a pensare che sia il momento di smantellare un sistema che si avvale di atti arroganti e illegittimi per far fronte a carenze di programmazione, di personale o quant’altro.

E’ ora di finirla con le prepotenze dei Direttori Generali o dei loro delegati che utilizzano il personale come carne da macello, noncuranti delle conseguenze che ne derivano.

Sarebbe opportuno che questa sorta di bullismo amministrativo venisse finalmente eradicato al fine di garantire una assistenza sanitaria a misura d’uomo, sia esso medico operatore sanitario o cittadino.

Questa sentenza, a cui l’ANAAO ASSOMED della Regione Sardegna tiene molto rappresenta un baluardo a tutela della specificità e della dignità della professione medica e per ciò della sicurezza delle cure.

Ci preme sottolineare che questo risultato è stato ottenuto nell’ambito della nostra attività sindacale. Come Sindacato abbiamo sostenuto le colleghe nella impari lotta contro la Amministrazione ATS. Come Sindacato teniamo anche a ribadire che non è opportuno relegare il rapporto di lavoro nella sfera privata, ma occorre mantenerlo nell’ambito di una visione complessiva che riguarda tutta la categoria. Il ruolo del Sindacato è proprio questo, credere nella opportunità di mantenere un CCNL che garantisca pari diritti nelle varie realtà territoriali della nostra Nazione e non consentire una deriva localistica dei contratti di lavoro.
 
Non in questo senso ci sembra vogliano remare società di Servizi quali Consulcesi che si lanciano sul carro del vincitore quasi a volerne condividere o espopriare il merito a fini di lucro. Questa causa è stata fortemente voluta da ANAAO Sardegna che ne rivendica la paternità e ribadisce l’intento di creare una classe medica unita e consapevole che sappia far valere le proprie ragioni nell’ambito di una azione sindacale forte e univoca.

Dr. Luigi Curreli
Segretario Aziendale ANAAO ASSOMED ATS Sardegna

Dr.ssa Elisabetta Piu

Segretario Regionale ANAAO ASSOMED Sardegna

18 dicembre 2019
© Riproduzione riservata


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