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Indovina chi? Ecco chi, e perché, deve vaccinarsi contro l’influenza
 


18 MAR - Pazienti fragili e cronici. Sono questi i soggetti che più di altri devono essere vaccinati contro l’influenza. Ma a doversi vaccinare possono essere anche persone sane, come le donne in gravidanza, superando quindi la credenza che possa essere pericoloso, i bambini e per motivi di “sicurezza” gli operatori sanitari.
 
Indovina chi?È il titolo della sessione dedicata ai soggetti candidabili alla vaccinazione che si è tenuta nell’ambito del “Flu Summit – Alleati contro l’influenza” nel corso del quale sono è stato fatto anche il punto sulleesperienze realizzate negli altri Paesi europei.
 
Roberto Bernabei, presidente di Italia Longeva ha fatto il punto sulla persona anziana affermando che “la longevità si conquista”. A partire dalla prevenzione considerato che nel 2050 saranno 20 milioni gli over 65; e 4 milioni gli over 85. “La fragilità è una sindrome multifattoriale – ha sottolineato – che comporta un aumentato rischio di eventi clinici, ma spesso il reale impatto dell’influenza non è riconosciuto, da qui la necessità di comunicare l’importanza della vaccinazione”.

 
Tra i cronici che più di altri dovrebbero ricorrere alle vaccinazioni antinfluenzali c’è sicuramente il paziente cardiopatico, ha ricordato Massimo Volpe, Professore Ordinario di Cardiologia all’Università la “Sapienza”. L’esperto ha puntato i riflettori sugli effetti dell’infezione del virus influenzale nella malattia cardiovascolare spiegando il possibile meccanismo cardioprotettivo della vaccinazione antinfluenzale. “La vaccinazione antinfluenzale – ha affermato – offre potenzialmente rendimenti maggiori rispetto alla maggior parte degli altri interventi in prevenzione secondaria dell'infarto del miocardio. Le stime sull'efficacia dei vaccini anti influenzali nella prevenzione dell'infarto miocardico si mantengono in un intervallo di efficacia simile rispetto alla normale misura di terapia coronarica di routine, come lo smettere di fumare o l’uso delle statine o della terapia ipertensiva”.
 
Altra patologia da “difendere” è la Bpco: “La Bronco Pneumopatia Cronica Ostruttiva – ha detto Francesco Blasi, Professore ordinario di malattie dell’apparato respiratorio all'Università Statale di Milano – è una malattia importante al punto da rappresentare la terza causa di morte è molto diffusa si calcola che in Italia ne soffrano tra i 5 e i 6 milioni di persone. Chi ha l’influenza ha una mortalità più alta e un tasso di ospedalizzazione più elevato. La vaccinazione è dunque suggerita”.
 
Le vaccinazioni in gravidanza sono state un punto centrale del dibattito. Irene Cetin, dell’Università degli Studi di Milano ha sottolineato come le vaccinazioni “proteggano la madre da infezioni potenzialmente severe per sé e per il feto. Durante le stagioni influenzali 2011-2014 non è stata registrata nessuna conseguenza su: aborto nascita pretermine piccolo per l’età gestazionale”.
 
Il punto di vista dei pediatri è stato presentato da Chiara Azzari dell’Università di Firenze Ospedale Pediatrico Meyer, che ha presentato il caso di Chiara, una bambina di 3 anni e mezzo sana, arrivata nella struttura fiorentina con un’encefalite da H1N1: “Questo per ricordare che un bambino sano non è immune dal rischio, la vaccinazione è quindi sempre consigliabile”.
 
Resiste alle vaccinazioni l’operatore sanitario.“È difficile da convincere nonostante – ha detto Paolo Durando, dell’Università Genova – abbiamo una normativa nazionale che va ad indentificare l’obbligo del datore di lavoro di proteggere i lavoratori, in questo caso gli operatori sanitari, sottoposti a rischio professionale”.
 
E la “società civile” come la pensa?Sabrina Nardi di Cittadinanzattiva ha fatto presente che ci sono “tre aspetti da tener presente” nell’affrontare la sindrome influenzale e sostenere le vaccinazioni: “C’è un aspetto culturale, siamo infatti consapevoli che non tutti capiscono l’influenza. C’è poi un aspetto legato all’organizzazione: dobbiamo avere personale ben informato ed evitare informazioni contrastanti tra Mmg e Pls. Infine bisogna insistere e sensibilizzare tutti i principali attori sull’implementazione del Piano vaccinale”.
 
PerConcetta Suraci, Presidente di Diabete Italia “I pazienti diabetici sono sensibili alla vaccinazione antinfluenzale. Questo grazie alle raccomandazioni delle società scientifiche della diabetologia e del lavoro portato avanti insieme con le associazioni dei pazienti. Se però ci spostiamo in età pediatrica ci sono ancora molti timori nonostante le linee guida. I bambini diabetici devono vaccinarsi, ma questo a volte è difficile da far capire anche ai Pls”.
 
Giuseppe Ciancamerla, presidente Conacuore invita alla vaccinazione con una campagna di sensibilizzazione, ricordando che anche il singolo operatore deve consigliarla: “Facciamo fatica a dire che non si deve fumare, che bisogna misurarsi la pressione, figuriamoci a vaccinarsi. Dovremmo tutti volerci più bene”. 
 
Le esperienze internazionali e le best practice italiane sono state poi al centro di una sessione ad hoc. Paolo BonanniDipartimento di Scienze della Salute dell’Università degli Studi di Firenze ha puntato i riflettori sulle esperienze realizzate negli altri paesi europei: “Nella Ue 22 paesi raccomandano vaccinazione in soggetti over65, mentre Ungheria, Germania, Grecia, Islanda e Olanda le raccomandano già dopo i 60 anni. In Slovacchia dai 59 anni, Polonia e Malta dai 55 anni, Belgio e Irlanda dai 50anni”. Per quanto riguarda i bambini sei Paesi raccomandano la vaccinazione nei soggetti under 18 anni. Irlanda, Scozia e Galles nei bambini tra 2 e 11 anni, Inghilterra 2-7 anni Finlandia 6 mesi- 3 anni, Slovenia 6 mesi-2 anni”.
 
Parlando invece della copertura vaccinale nell’età anziana, il Regno Unito ha una copertura più alta, circa 75%. Il successo del Regno Unito è dato da: “Strategie chiare da parte del National Health System inglese, da tempistiche di programmazione per cui tra ottobre e novembre 2018 si prepara la campagna 2019-2020”. Poi c’è “una comunicazione diretta ai pazienti eleggibili attraverso i sistemi informatici con invito personale e con re-call nel caso di mancata partecipazione”. Inoltre ci sono diversi setting dove vaccinarsi “GPs, farmacie, consultori per donne in gravidanza, scuole per vaccinazione pediatrica”. Inoltre è previsto un “incentivo finanziario con un bonus legato al raggiungimento di coperture, controllo settimanale dell’andamento della vaccinazione presso gli ambulatori dei GPs attraverso i sistemi informatici, confronto pubblicato tra coperture vaccinali raggiunte tra i diversi ambulatori emulation”.
 
Rimane il fatto che bisogna sempre guardare alle Best practice.“Il metodo migliore per effettuare un intervento– ha affermatoTatiana Battista Dirigente Medico della Asl Taranto – basandosi su quelle procedure ripetibili che nel tempo si sono dimostrate migliori sia per la loro efficienza (meno quantità di sforzo) sia per la loro efficacia (risultati migliori), è la best practice che garantisce il raggiungimento degli obiettivi nel massimo dell’economia e della qualità. Le best practice inoltre sono quegli insiemi di processi ed attività che, in armonia con i principi etici e scientifici e con le prove di efficacia e ben integrati con il contesto ambientale, sono tali da poter raggiungere il miglior risultato possibile in una determinata situazione”.

18 marzo 2019
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