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Medici Senza Frontiere: “Come combattere l'antibioticoresistenza nelle zone di guerra”


19 NOV - “Dalla rivoluzione della medicina moderna all’inutilità. Potrebbe essere la fine degli antibiotici se non si mette un freno al loro abuso”.
 
Anche da Medici Senza Frontiere (Msf) arriva il monito sull’uso consapevole degli antibiotici in occasione della Settimana mondiale dedicata al tema fino al 24 novembre. La lotta all’antibiotico-resistenza è infatti una delle sfide della Campagna per l’Accesso ai Farmaci di Msf, nata vent’anni fa per promuovere l’accessibilità delle cure, stimolare la ricerca e sviluppo di terapie innovative e abbattere le barriere politiche, economiche e legali che impediscono alle persone di ricevere i trattamenti di cui hanno bisogno.
 
L’utilizzo eccessivo o improprio degli antibiotici, la vendita senza prescrizione medica, la loro diffusione in allevamento e agricoltura, sono i principali motivi per cui negli ultimi decenni i batteri hanno imparato a difendersi, sviluppando una resistenza sempre più diffusa.
L’antibiotico-resistenza è un problema di salute globale che Msf affronta ogni giorno curando i feriti di guerra in Medio Oriente, i pazienti ustionati ad Haiti, i neonati in Pakistan, i malati di tubercolosi muti-resistente in Sud Africa, India e Ucraina, dove le condizioni dell’emergenza rendono difficile garantire una adeguata disponibilità e somministrazione dei farmaci.

 
“La resistenza agli antibiotici è un problema difficile da affrontare, anche in ospedali ben organizzati ed equipaggiati, tanto che l’Italia ha il triste primato europeo per infezioni batteriche resistenti agli antibiotici. Affrontarla in situazioni di crisi o in aree devastate dalla guerra è una sfida enorme” dichiara Gianfranco De Maio, referente medico di Msf.  
 
In aree colpite da un conflitto armato la resistenza agli antibiotici è un problema particolarmente complesso. Le ferite di guerra, ricorda Msf, sono facilmente soggette a infezioni e non sempre gli antibiotici sono disponibili o vengono usati correttamente. L’uso improprio di antibiotici stimola l’aumento della resistenza agli antibiotici nei batteri.
 
 
“Una ferita di guerra può facilmente portare a un’infezione batterica – dichiara Jorgen Stassijns, coordinatore delle attività Msf per la resistenza agli antibiotici – un proiettile o un frammento di scheggia lacera la pelle e squarcia la carne, permettendo ai batteri di entrare, mentre se calpesti una mina inevitabilmente un po’ di terra entrerà immediatamente nella ferita fresca. Il rischio di infezione è enorme”.
 
Oltre il 60% dei pazienti ricoverati nell’ospedale di Msf ad Aden, in Yemen, ha sviluppato una resistenza agli antibiotici. A Gaza molti dei nostri pazienti feriti durante gli scontri con l’esercito israeliano nel marzo 2018 hanno sviluppato infezioni croniche, che in molti casi sono state infettate da batteri resistenti agli antibiotici.
 
Il laboratorio specializzato ad Amman. Esistono diversi tipi di antibiotici e la resistenza a uno di essi non significa che un altro non funzionerà. Un laboratorio di microbiologia può determinare il tipo esatto di batteri che causano un’infezione e gli antibiotici a cui è resistente. Trovare il giusto trattamento antibiotico è cruciale non solo per trattare i batteri resistenti, ma anche per evitare che i batteri diventino resistenti.
 
 
L’ospedale di chirurgia ricostruttiva ad Amman, in Giordania, nato nel 2006 per rispondere all’elevato numero di vittime della guerra in Iraq per poi accogliere i feriti provenienti da Siria, Yemen e Gaza, è una delle poche strutture di Msf ad avere un laboratorio di questo genere.
 
“La maggior parte dei casi che trattiamo in questo ospedale sono resistenti agli antibiotici, perché i nostri pazienti provengono da zone di guerra, dove non hanno ricevuto gli antibiotici giusti” dichiara May Al Asmar, supervisore del laboratorio di microbiologia presso l’ospedale di MSF ad Amman. “Facciamo chirurgia ricostruttiva, quindi la maggior parte dei campioni che analizziamo sono ossa o tessuti da parti infette. Seguiamo i passi giusti fino a quando non siamo in grado di determinare l’antibiotico giusto e aiutare i medici a decidere il giusto dosaggio”.
 
Non è facile creare un laboratorio per i test di microbiologia in paesi colpiti dalla violenza. Sebbene l’attrezzatura necessaria non sia particolarmente costosa o complessa, lo spazio deve essere molto ben organizzato. Occorre poi che sia gestito da personale altamente qualificato perché l’elaborazione dei campioni richiede conoscenze specialistiche e protocolli rigorosi.
Msf sta realizzando altri laboratori come quello di Amman, ampliando anche le collaborazioni con strutture esterne, e ha iniziato a formare il proprio personale medico in Medio Oriente sulla corretta prescrizione degli antibiotici.
 
“Prima di lavorare con MSF non seguivo un protocollo specifico e non avevo mai fatto affidamento sui risultati di laboratorio. Ma ora tutto è cambiato: abbiamo imparato a seguire un protocollo che stabilisce il tipo di antibiotico che deve essere usato per diversi tipi di infezioni. Abbiamo anche seguito dei corsi su come prescrivere gli antibiotici in base al tipo di batterio che ha causato l’infezione da curare” dichiara Marwa Qasim Mohammed, medico yemenita, che da poco lavora all’ospedale di MSF in Yemen.
 
Anche i pazienti hanno delle responsabilità. In alcuni casi, devono capire perché Msf sta prendendo determinate misure, come sistemarli in una camera di isolamento, per evitare che la resistenza si diffonda. I promotori della salute di MSF passano molto tempo a parlare con loro.
“Molti pazienti si lamentano: ‘Perché non mi prescrivono gli antibiotici costantemente? Voglio che la mia ferita guarisca presto’ o ‘Voglio che la mia infezione diminuisca velocemente’. Io spiego sempre che gli antibiotici devono essere prescritti solo quando il corpo ha davvero bisogno del supporto degli antibiotici” racconta Amal Abed, promotore della salute di Msf a Gaza.
 

19 novembre 2019
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