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Hcv. Marino (Pd): “Meccanismi di valutazione Aifa troppo complessi”


04 DIC - Grandi passi in avanti sono stati fatti per l’epatite B – per la quale l’Italia è stata tra le prime a diffondere il vaccino come obbligatorio per i neonati e i bambini al di sotto dei 12 anni – e per l’Hiv. Moltissimi ad oggi bisogna farne per il virus dell’epatite C (Hcv). A dirlo è Ignazio Marino, senatore del Partito Democratico, in apertura del suo intervento nel corso del convegno “Riflessioni sullo stato dell'arte dell'Hcv” che si è tenuto a Roma. “Si tratta di un problema enorme, la cui espressione più lampante è forse il peso sugli interventi per trapianto del fegato: un paziente con epatite C che ha sviluppato tumore o cirrosi può essere oggi quasi sempre trapiantato con successo, ma nel 95% dei casi a seguito dell’intervento il virus riprende a replicare di nuovo. Paradossalmente oggi l'Hiv – che da trent’anni è una patologia che a ragione fa paura – è  meglio controllabile con la terapia, rispetto all’epatite C”.
 
Per questo, i pazienti che sono affetti da questa malattia vanno tutelati. E “l’innovazione è la chiave per la loro cura”, ha spiegato Marino. “Soprattutto in una fase di tagli alla spesa, o di spending review come si sente dire in questi mesi, le parole chiave sono quelle della valutazione dell’innovazione, dell’accesso ai nuovi farmaci e allo stesso tempo della loro sostenibilità economica”.
Avere accesso ai farmaci vuol dire infatti spendere soldi in nuove molecole, soprattutto per i nuovi farmaci biologici, che hanno costi molti elevati. “Le metodologie per valutare l'innovazione in Europa sono consolidate: Francia, Inghilterra e Germania hanno comitati o strutture che attribuiscono un grado di innovazione ad ogni farmaco: si hanno di solito cinque o sei gradi, ai quale corrispondono possibilità diverse per le molecole di diventare rimborsabili o anche solo di essere introdotte in commercio. In Italia l’ultimo algoritmo studiato – che però non è ancora stato pubblicato e dunque utilizzato – è invece complicatissimo, ha 174 snodi e 66 connettori, e per questo diventa di difficile uso. Come se non bastasse fino a giugno 2012 l'Aifa non ha potuto prendere decisioni in quest’ambito perché i comitati non erano stati nominati dai Ministeri preposti”, ha spiegato Marino. “Il risultato di tutto questo è un ritardo incredibile sull’approvazione di nuovi farmaci, che aumenta l'ansia dei pazienti, soprattutto di quelli che sanno che alcune molecole sono vendute nei paesi vicini. L’esempio più semplice da fare è proprio quello che riguarda i due farmaci Boceprivir e Telaprivir per il trattamento dell'epatite C: in Inghilterra e in Germania sono stati commercializzati a luglio 2011, in Francia ad agosto dello stesso anno, in Spagna a ottobre. E in Italia? Non solo non si sa quando verranno commercializzati – comunque non prima del 2013 – ma non ne abbiamo stabilito ancora neanche stabilito l'innovatività”.
 
È chiaro che questo tipo di osservazioni non fa che porre interrogativi. Che si aggiungono a quelli sui meccanismi di governance della spesa pubblica. “La politica sanitaria deve cambiare nel nostro paese: le ultime proteste dei malati di Sla hanno reso lampante alcune difficoltà”, ha concluso Marino. “In particolare è inaccettabile che le persone malate debbano essere sottoposte a quel tipo di stress perché i governi continuano a fare pianificazioni sul breve periodo per ridurre la spesa, ma non tengono conto della strategia a 4 o 5 anni, a medio termine. In Italia bisogna ancora capire che investire in terapie e assistere questi pazienti costa in realtà molto meno che non farlo”.
 
Leggi intervento integrale.

04 dicembre 2012
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