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Cos’è l’apnea notturna?

13 LUG - Le apnee nel sonno sono una patologia molto diffusa causata dal fatto che esiste una zona del nostro apparato respiratorio che è in comune con l’apparato digerente: non si tratta di un tubo rigido, ma di un condotto che deve utilizzare la muscolatura per mantenere l’apertura delle vie aeree. Questa muscolatura tende normalmente a rilassarsi durante il sonno, ma alcune persone sono predisposte ad avere un rilassamento esagerato, quindi le pareti della gola cominciano a vibrare e la vibrazione causa il russamento, che di per sé non è una patologia. Tuttavia alcune forme di russamento, nelle quali le vibrazioni sono esagerate e cominciano a rendere difficile il passaggio dell’aria, diventano una malattia vera e propria perché il nostro organismo non è più in grado di assicurare un’ossigenazione adeguata.
 
“Inizialmente – è da una trentina d’anni che ci si è resi conto dell’entità e delle caratteristiche del problema – si pensava che il problema fosse fondamentalmente morfologico perché vedevamo persone molto obese, con un collo ingrossato, oppure persone che avevano le tonsille o l’ugola molto grosse: erano prevalentemente condizioni morfologiche che predisponevano al collasso delle vie aeree”, spiega Alberto Braghiroli / Dirigente Medico, Divisione di Pneumologia Riabilitativa, Fondazione “Salvatore Maugeri”, I.R.C.C.S., Istituto Scientifico di Veruno (NO). “In altri termini, in un collo molto grasso la forza che viene dall’esterno tende a far collassare le pareti della gola e viceversa: se all’interno della bocca abbiamo delle strutture molto voluminose, ovviamente anche queste tendono a creare ingombro e durante il sonno, quando la muscolatura si rilassa, l’aria fatica a passare. Oggi invece sappiamo che, nella maggior parte dei casi, il problema è di controllo della muscolatura, per cui ogni singolo paziente ha un bilancio differente che determina l’incapacità di mantenere una corretta apertura delle prime vie aeree: in alcuni casi lo si può prevedere dall’aspetto fisico delle persone, ma nella maggior parte dei pazienti questa problematica è particolarmente difficile da identificare”.

 
Come si fa la diagnosi? “Esistono due grandi gruppi di pazienti, in relazione alla gravità con cui si manifestano le apnee”, ha continuato. “Si stima che in Italia il 4% della popolazione maschile e il 2% della popolazione femminile, quindi circa 2 milioni di persone, soffrano di un’importante alterazione della struttura del sonno indotta dalle apnee e di conse-guenza manifestino sintomi che hanno una ripercussione sulla qualità della vita, in particolare una sonno-lenza rilevante durante il giorno. Al risveglio, questi pazienti si rendono conto che il sonno non è stato ri-posante, non si sentono freschi, avrebbero ancora voglia di dormire, spesso al mattino hanno un po’ di mal di testa, si sentono poco lucidi. In questi pazienti, il problema vero è imparare a riconoscere i sintomi associati all’apnea notturna: sonnolenza durante la giornata, che nei casi più gravi può sorprendere tutte le volte che cala l’attenzione (mentre si è in riunione o davanti alla televisione), capacità di concentrazione ridotta, una minore memoria a breve termine, riduzione della lucidità: tutti sintomi difficili da correlare a qualcosa che succede durante il sonno, perché ovviamente durante il sonno non abbiamo la coscienza di ciò che succede”.
Nell’altro gruppo rientrano quei pazienti affetti da una forma grave che, pur avendo le apnee, non hanno una sintomatologia durante il giorno che li aiuti a identificarle. “Questa tipologia di pazienti rappresenta il 4% della popolazione, a cui si aggiungono un altro 20% della popolazione maschile e 10% della popolazio-ne femminile che soffrono di apnee di quantità e gravità variabili”, ha spiegato l’esperto. “Le apnee, anche se asintomatiche, in un paziente affetto da altre patologie importanti di origine metabolica e vascolare che predispongono all’arteriosclerosi, o da una patologia cardiaca rilevante, come ipertensione grave, aritmia, fibrillazione atri-ale, un infarto subìto o problemi cerebrovascolari, comportano un aumento del rischio specifico per la patologia cardiovascolare. Per le apnee di questo gruppo, è il medico che dovrebbe rendersi conto che c’è qualcosa che non funzio-na, perché spesso in questi casi i pazienti vengono intercettati quando le apnee hanno già causato altre problematiche e sono già in trattamento per una patologia cardiovascolare, difficile da mantenere sotto controllo perché, non curando le apnee, non si interviene su un fattore di rischio rilevante. Un esempio classico è quello delle aritmie, in cui i pazienti hanno la necessità di un pacemaker per curare un disturbo del ritmo e nel 50% presentano un disturbo respiratorio durante il sonno”. Questo ovviamente non significa che sia sufficiente curare le apnee e non si debba impiantare il pacema-ker, ma limitarsi a mettere un dispositivo cardiaco in genere non permette di individuare e curare l’apnea notturna. “Una importante novità in questo campo è data da un pacemaker di nuova generazione che con-sente da un lato di fare un test di screening, quindi di individuare la presenza delle apnee in persone che invece sono totalmente inconsapevoli, e dall’altro di tenere sotto controllo nel tempo le apnee così da trattarle correttamente e assicurarsi che anno dopo anno non si ripresentino”, ha spiegato.
 
L’impatto sulla vita dei pazienti
Il problema della sonnolenza alla guida è un problema molto ampio. La sua causa principale è la carenza di sonno. Quando entra in gioco un qualunque motivo che altera il nostro sonno, la sonnolenza diventa particolarmente importante e le apnee sono solo una delle tante cause. Il problema è che non siamo educati a considerare la sonnolenza come un reale pericolo: se gli autisti professionisti sono in grado di conoscere e gestire la sonnolenza, l’utente occasionale della strada pensa invece di vincere la sonnolenza abbassando i finestrini e aumentando il volume dell’autoradio. In questi casi il pericolo è maggiore perché la sonnolenza può prendere il sopravvento e incidere sul numero e sulla gravità degli incidenti stradali.
Se si consultano gli archivi delle assicurazioni emerge che gli apnoici hanno un rischio doppio rispetto a chi non ha le apnee di avere un incidente stradale. Purtroppo non siamo in grado di prevedere, per ogni singolo paziente, se la persona andrà incontro a questo tipo di problema, l’unico predittore è un precedente addormentamento alla guida. Chi in passato si è riuscito a svegliare appena in tempo per evitare un incidente stradale dovrebbe essere particolarmente attento quando guida e non sottovalutare il pericolo.
Se si manifesta la sonnolenza bisogna utilizzare il classico sistema di accostare in un luogo sicuro, puntare la sveglia del cellulare e dormire 10-15 minuti, non di più perché altrimenti il problema peggiora. Un breve riposo è sufficiente per vincere la pulsione del sonno per almeno un paio d’ore e arrivare a destinazione in maniera sicura.

13 luglio 2013
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