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Linfomi dell’orbita. Per trattarli bastano gli antibiotici


Lo dimostra uno studio dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano: per un trattamento efficace dei tumori che colpiscono le strutture anatomiche che circondano l’occhio basta la doxicillina, usata per curare uno dei batteri clamidia.

06 AGO - Non solo utile contro uno dei batteri clamidia, ma anche efficace nella terapia di prima linea nei pazienti affetti da linfoma dell’orbita: si tratta della doxicilina, un antibiotico già approvato e diffuso, i cui effetti sono stati studiati da un gruppo di ricercatori dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e del Centro di Riferimento Oncologico di Aviano. Lo studio che ne parla è stato pubblicato su Journal of Clinical Oncology.
 
“L’uso in prima linea della doxiciclina nel trattamento dei linfomi dell’orbita associati a Chlamydophila psittaci, come terapia rapida, innocua e a basso costo, si è rivelata efficace nel controllare il tumore, se non addirittura causarne la regressione in molti pazienti, senza precludere in alcun modo la scelta di eventualmente adottare successive terapie quali radioterapia e/o chemioterapia in caso di mancata risposta all’antibiotico”, ha affermato Andrés J. M. Ferreri, Unità Dipartimentale Tumori Linfoidi, IRCCS Ospedale San Raffaele.
 
L’infezione da batterio della famiglia delle clamidiacee più conosciuta è probabilmente quella che colpisce l’apparato genitale, dato che si tratta dell'infezione a trasmissione sessuale batterica più diffusa al mondo. Tuttavia, anche la congiuntivite cronica e altre infezioni oculari – raramente diagnosticate ma probabilmente piuttosto diffuse – sono dovute a uno di questi batteri gram-negativi, la Chamydophila psittaci. Queste sono infatti presenti in alti tassi sugli animali domestici, il che suggerisce suggerisce la possibilità che queste infezioni nell’uomo siano molto più frequenti di quanto finora ritenuto.
Oltre alla congiuntivite però, è stato dimostrato che questo batterio, responsabile della psittacosi (un’infezione umana favorita dal contatto con alcuni animali domestici e che provoca, in alcuni casi, una forma di polmonite), sia anche collegato all’insorgenza dei linfomi degli annessi oculari, cioè delle strutture anatomiche che circondano l’occhio e comprendenti la ghiandola e il sacco lacrimale, l’orbita e la congiuntiva.
 
Per questo, i primi dati terapeutici avevano suggerito un potenziale vantaggioricavato dall’uso degli antibiotici in tali pazienti. Un risultato confermato dallo studio attuale, condotto per la prima volta in maniera prospettica e controllata su un gruppo internazionale di 40 pazienti affetti da linfoma dell’orbita associato a infezione da Chlamydophila psittaci. Lo scopo è stato quello di verificare la reale frequenza dell’associazione di tale tumore con l’infezione da questo batterio e di valutare l’efficacia della sola terapia con doxiciclina, senza l’uso di radioterapia e/o chemioterapia.
I risultati della ricerca sono stati incoraggianti: nonostante alla diagnosi l’infezione da Chlamydophila psittaci fosse presente in più dell’80% dei pazienti, dopo la terapia con doxiciclina non è stata riconfermata la presenza del batterio. Dato particolarmente importante, circa l’80% dei pazienti in cui l’infezione è stata efficacemente debellata ha ottenuto una regressione duratura del linfoma stesso. Questo successo rappresenta un significativo progresso nella terapia del linfoma dell’orbita, che attualmente costituisce il 55% dei tumori maligni di questa regione anatomica e presenta un costante aumento di incidenza.
 
I trattamenti oncologici convenzionali,quali la radioterapia e la chemioterapia, sono altrettanto efficaci in questi pazienti, ma sono gravati da importanti effetti collaterali che, in alcuni casi, possono comportare la perdita della funzionalità dell’occhio stesso e tutte le potenziali conseguenze indesiderate, a breve e lungo termine, della chemioterapia. Uno schema terapeutico efficace e ben tollerato a base di doxiciclina potrebbe definitivamente pertanto rappresentare una
valida alternativa all’uso di radioterapia e chemioterapia come prima linea di trattamento in questi pazienti. Questo è l’ambizioso obiettivo che questi ricercatori inseguiranno nel loro prossimo studio clinico, che sarà fra poco aperto alla registrazione di pazienti in diversi centri europei coinvolti.
“L’analisi dei tamponi congiuntivali e del prelievo ematico si è rivelata un metodo molto efficace per identificare e monitorare la presenza dell’infezione; tali esami, poiché minimamente invasivi, sono ben  tollerati e possono quindi costituire un valido supporto diagnostico per questi pazienti”, ha spiegato Riccardo Dolcetti, responsabile dell’Unità operativa di Bioimmunoterapia dei Tumori Umani all'IRCCS Centro di Riferimento Oncologico di Aviano (PN).
 “I prossimi passi saranno quelli di stabilire quali possano essere i meccanismi alla base della potenziale mancata eradicazione del batterio in una frazione dei pazienti e, in questo contesto, è imminente l’avvio di uno studio clinico e biologico volto a chiarire questi aspetti”, ha concluso Maurilio Ponzoni, Unità Dipartimentale Tumori Linfoidi, IRCCS Ospedale San Raffaele.

06 agosto 2012
© Riproduzione riservata

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