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Ulcere cutanee. Arriva la "pelle spray" per curarle


Testato negli Stati Uniti il trattamento che potrebbe rivoluzionare la cura di ferite e ulcere: uno spray che ricopre la lesione con cellule della pelle e proteine coagulanti, permettendo una guarigione più rapida ed efficace. Lo studio che ne parla pubblicato su The Lancet.

07 AGO - Per curare ferite o ulcere cutanee potrebbe presto essere disponibile uno spray che spruzza un leggero strato di cellule della pelle. Il nuovo ritrovato è stato infatti testato con successo da un team di ricercatori dell’Università di Miami e dell’azienda Healthpoint Bioterapeutics: secondo lo studio pubblicato su The Lancet sarebbe utile a guarire le piaghe più durature e dolorose, in modo efficace e veloce.
 
In particolare lo spray era stato pensato per curare le ulcere agli arti inferiori, una condizione di difficile e lunga guarigione di solito causato dalla pressione troppo alta nelle vene che può danneggiare la pelle e dunque creare una lesione. Il trattamento standard consiste nell’usare bende che comprimono la ferita, che però riescono a curare solo il 70% dei casi nei primi sei mesi. Altri metodi prevedono il prelievo di pelle da altri punti del corpo per coprire la piaga e aiutarla a guarire.
Il nuovo metodo invece, permette di spruzzare delle cellule della pelle e proteine coagulanti direttamente sull’ulcera, e mostra i miglioramenti più visibili se somministrato ogni due settimane: la ferita si riduce velocemente, a partire dal momento in cui inizia la cura, tanto che dei partecipanti 228 partecipanti allo studio il 70% risultava guarito dopo appena tre mesi (contro il 46% del gruppo di controllo).
Un risultato dunque più semplice e veloce dei precedenti. “Se lo mettiamo a confronto ad esempio con la possibilità di prelevare tessuti da altre parti del corpo, il vantaggio è subito chiaro”, ha spiegato Herbert Slade, coordinatore dello studio. “Non solo non si generano altre ferite per prendere pelle sana, ma non bisogna nemmeno preparare l’ulcera o altre parti del corpo al trattamento, e in questo modo il paziente ne guadagna in qualità della vita”.
Ora che l’efficacia e la sicurezza del trattamento sono state testate, i ricercatori dovranno valutarne l’effettiva utilità come trattamento di routine e i costi.

07 agosto 2012
© Riproduzione riservata

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