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Sla. Nuovo target diagnostico e terapeutico nel sistema immunitario

La patologia non ha ancora cura, anche perché poco si sa sui meccanismi che la provocano. Oggi uno studio statunitense svela un nuovo marker per riconoscerla e forse trattarla: si tratta di linfociti dalle caratteristiche particolari, che se mantenuti sotto controllo provocano una minore perdita di cellule nervose.

21 AGO - Secondo una ricerca del Brigham and Women’s Hospital (Bwh) un buon biomarker per la Sclerosi laterale amiotrofica potrebbe essere una mutazione nei monociti del sangue, un tipo di linfociti: secondo gli scienziati che l’hanno condotto, lo studio pubblicato sulle pagine di Journal of Clinical Investigation potrebbe portare un passo più vicino un possibile trattamento per la condizione, per la quale non esiste ancora cura.
 
Il risultato deriva da alcune sperimentazioni pre-cliniche su topi: già due mesi prima che i primi sintomi della malattia fossero visibili nelle cavie, i monociti nella milza avevano iniziato a mostrare caratteristiche proinfiammatorie; a ridosso dell’inizio della patologia, c’era poi un aumento delle molecole di signaling che dirigono i monociti verso il midollo spinale, e l’afflusso di questi linfociti ‘infiammati’ era associato alla morte di cellule nervose nel midollo. Quando poi i ricercatori hanno provato a trattare i topi con anticorpi che modulassero la risposta infiammatoria dei monociti, hanno osservato che questo portava ad avere meno molecole con queste caratteristiche che entravano nel midollo spinale, dunque minore perdita di cellule nervose e sopravvivenza maggiore.

Dopo aver riconosciuto questi monociti nei topi, gli scienziati si sono rivolti allo studio su modello umano, ritrovando anche nell’organismo dei pazienti del Massachusetts General Hospital gli stessi linfociti che presentavano le caratteristiche dell’infiammazione dovuta alla malattia. “Oggi sappiamo cosa c’è che non va nel sangue e nel sistema immunitario delle persone affette da Sla, il che apre nuove possibilità diagnostiche e terapeutiche”, ha spiegato Howard Weiner, coordinatore dello studio. “I precedenti trial di immunoterapia probabilmente non funzionavano anche per questo: il sistema immunitario è complicato e noi non sapevamo bene che ruolo avesse nello sviluppo di patologie come la Sla. Oggi, questa scoperta identifica un nuovo potenziale target”.

21 agosto 2012
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