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Stati Generali della Pediatria. L’obesità infantile è in aumento. Ma si può fermare


Durante l’evento, in contemporanea in 12 regioni italiane, gli specialisti hanno stilato una lista di regole da seguire per evitare che un cattivo stile di vita o altri fattori di rischio possano portare i bambini all’obesità. Tutte azioni di prevenzione da intraprendere fin dai primi mesi di vita.

19 NOV - Quando si dice che il tema che riguarda la salute che preoccupa di più in Europa sta velocemente diventando l’obesità – come emerge dall’ultimo rapporto Ocse sullo stato della sanità e della popolazione – non si parla certo della sola condizione adulta. Anzi, sempre più spesso gli specialisti sono portati a dire che la prevenzione riguarda già i primissimi mesi di vita. Anche di questo si è parlato nel corso degli Stati Generali della Pediatria organizzati dalla Società Italiana di Pediatria che si sono tenuti sabato 17 novembre 2012 in contemporanea in 12 regioni italiane.
 
Tema comune a tutte manifestazioni è “Nutrizione e Salute dal bambino all’adulto”. Un’iniziativa, organizzata in occasione della Giornata mondiale del bambino e dell’adolescente e giunta alla seconda edizione, con cui i pediatri chiamano a confronto rappresentanti delle istituzioni, del mondo della scuola, delle associazioni, dei genitori, dell’industria alimentare, dei media per realizzare azioni comuni di prevenzione. Partner dell’iniziativa Slow Food, con cui la SIP stringe un’alleanza per promuovere corretti stili alimentari sin dalla prima infanzia. “L’obesità è diventato un problema di salute pubblica”, ha affermato il Presidente uscente della Società Italiana di Pediatria Alberto G. Ugazio. “Non possiamo pensare di fermarla con provvedimenti isolati e frammentari come la tassa sulle bibite gassate e similari. Serve invece un impegno comune tra tutti coloro che si occupano di indirizzi nutrizionali e di stili di vita del bambino, un impegno che parta da quello che sta via via emergendo dalla letteratura scientifica, cioè l’origine nell’infanzia, addirittura nella gravidanza, delle patologie che si sviluppano nella vita adulta. Ecco perché diventa fondamentale la prevenzione in età prescolare, da 0 a 4 anni. Agire sulla nutrizione “pre” e “post” natale, in quel periodo sensibile della vita in cui il bambino matura la capacità di regolare il metabolismo sia a breve sia a lungo termine, è la prima e più efficace arma per prevenire non solo sovrappeso e obesità ma diabete, ipertensione, malattie cardioischemiche, allergie ed osteoporosi”.
 
Come prevenire l’obesità?
Allattamento esclusivo al seno sino a 6 mesi; no all’eccesso di proteine nei primi due anni di vita; controllare l’accrescimento del lattante con visite periodiche dal pediatra tenendo presente che un’eccessiva velocità di crescita è un fattore di rischio per l’obesità in età adulta; non trascurare l’importanza del sonno (sono necessarie 14-16 ore nell’arco della giornata per il lattante; 12-14 ore da 1 a 3 anni; 11-12 ore nell’infanzia e 9-10 adolescenza); no alla televisione prima dei 2 anni, e dopo limitare il tempo passato davanti allo schermo (TV e computer che sia) al massimo a 2 ore al giorno e mai in camera da letto. E dai 5 anni in poi attività fisica (compreso camminare, andare a scuola a piedi ecc.) per 60 minuti al giorno. Questi sono i più importanti interventi da mettere in pratica già dai primi mesi di vita per contenere un problema che sta diventando sempre più impellente.
I numeri sono infatti allarmanti: nel mondo circa 43 milioni di bambini sotto i 5 anni di età sono in sovrappeso. In Europa, dove la prevalenza di obesità è triplicata dagli anni Ottanta, è mediamente in sovrappeso un bambino su cinque, uno su tre nella fascia 6-9 anni. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’obesità è in Europa è responsabile del 2-8% dei costi sanitari e del 10-13% dei decessi. L’Italia conta oltre un milione di bambini in sovrappeso (di cui 400 mila obesi) quindi a rischio di andare incontro in età adulta a diabete, malattie cardiovascolari e addirittura tumori.
 
I fattori di rischio per l’obesità infantile
Lo studio europeo EARNEST (2005-20010) finanziato dall’Unione Europea (coordinato dall’Università di Monaco ed al quale hanno partecipato 40 centri di Ricerca, di cui 5 italiani, di 16 Paesi europei) individua 5 fattori di rischio per l’obesità e la salute a lungo termine: fumo e uso di sostanze tossiche per il feto in gravidanza; limitazioni all’allattamento materno; eccesso proteico ed esagerata introduzione di zuccheri nelle prime età della vita. “In particolare – spiega il prof. Claudio Maffeis, direttore dell’Unità di Diabetologia, Nutrizione Clinica e Obesità in Età Pediatrica dell’ULSS 20 e Università di Verona - l’allattamento materno nei primi mesi di vita riduce il rischio di obesità in età scolare del 16-28%. Inoltre occorre tener presente che in gravidanza eccessi o carenze nutrizionali, condizioni metaboliche alterate (obesità, diabete, ipertensione) ed età avanzata della madre aumentano il rischio per il nascituro di avere un basso (meno di 2,5 kg) o elevato peso (oltre 4,5 kg) alla nascita rispetto all’età gestazionale: entrambi fattori di rischio per lo sviluppo dell’obesità nelle età successive”.
 
Quale il futuro per i bambini sovrappeso?
Per contrastare l’obesità la Società Italiana di Pediatria ha però lanciato anche un’iniziativa concreta: la Campagna di Educazione nazionale “Mangiar bene Conviene”, realizzata in collaborazione con la SIPPS (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale) che vede impegnati Pediatri-Genitori e Scuola e prevede la diffusione nelle famiglie italiane e tra gli educatori delle scuole materne e primarie della Guida “Allarme Obesità”.
La prima fase operativa della campagna era stata rivolta ai pediatri italiani e aveva previsto che questi ricevessero alcuni testi scientifici per approvarne e condividerne la strategia studiata dalle Società scientifiche. Ora, con l'avvio della seconda fase, si prevede la diffusione di questi materiali informativi ai genitori e agli educatori nelle scuole materne e primarie per "favorire l'alleanza con le famiglie italiane anche attraverso la scuola".

19 novembre 2012
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