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Urologia oncologica. Orizzonti di cura. Colloquio con Massari e Bertaccini


Quando si parla di tumori urologici l’approccio può cambiare anche molto da paziente a paziente e da neoplasia a neoplasia. Due specialisti del carcinoma renale e di quello prostatico ci hanno parlato delle novità a margine del Congresso Regionale SIUrO che si è tenuto a Ferrara la scorsa settimana.

23 NOV - Che riguardi i nuovi farmaci, le cause genetiche, l’efficacia delle terapie o i fattori di rischio, il futuro nel campo dell’urologia oncologica ha solo un nome: ricerca. Grandi miglioramenti e nuovi tipi di approccio sono stati possibili negli ultimi anni secondo gli esperti, compresi quelli che si sono riuniti la settimana scorsa a Ferrara presso l’Ospedale di Cona nel Congresso Regionale SIUrO,Società Italiana di Urologia Oncologica per fare il punto della situazione sulla cura del carcinoma del rene e a quello della prostata.
 
Per quanto riguarda il tumore del rene, la neoplasia si trova al 15° posto tra i tumori più frequenti negli uomini e al 17° posto nelle donne. In Italia nell’ultimo decennio i tumori del rene hanno rappresentato il 3,8% dell’incidenza di tutti i tumori nella popolazione maschile e il 2,5% in quella femminile, con tassi d’incidenza e mortalità abbastanza omogenei nelle aree del nord e del centro Italia e inferiori nell’Italia meridionale e insulare. 
“Ci sono importanti novità nella cura medica”, ha detto Francesco Massari, SIUrO Giovani e Oncologo Medico dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona. “Per quanto riguarda la prima linea di trattamento proprio recentemente sono stati presentati i dati dello studio Comparz in cui è stata dimostrata la non-inferiorità del Pazopanib rispetto al consolidato Sutent, permettendo a noi medici di avere un farmaco alternativo nella terapia. Ma la vera scoperta è quella riguardante l’efficacia del farmaco Axitinib (risultato superiore a Sorafenib nello studio Axis), che dopo l’approvazione da parte degli enti regolatori, sarà lanciato nello scenario del trattamento del carcinoma renale, rappresentando probabilmente la prima scelta nella terapia di seconda linea”. Ad oggi dunque, il tumore sembrerebbe essere ben affrontabile coi mezzi offerti dalla scienza, in anni di ricerca.
 
Il carcinoma alla prostata è invece considerato uno dei quattro big killer dell’oncologia. Nel solo 2012 si stima siano state in tutto 36 mila le nuove diagnosi, e negli uomini questo tumore rappresenta il 20% delle diagnosi. Per la fine del 2012 i decessi per cancro prostatico saranno arrivati a quota 7.900. L’incidenza di questa neoplasia ha mostrato negli ultimi anni una costante tendenza all’aumento, anche per via dell’introduzione di nuove tecniche per la diagnosi precoce, come i test di marcatori come il PSA.
Nel complesso, tuttavia, nel nostro Paese stanno migliorando le percentuali di guarigione per questo tipo di tumore: secondo i dati aggiornati a quest’anno circa l’88% dei pazienti cui viene trovato un carcinoma prostatico è vivo a cinque anni dalla diagnosi. Il merito, probabilmente, è del lavoro di gruppo che gli specialisti hanno imparato a fare, a partire dal momento dello screening a quello della terapia, a quello dell’eventuale follow-up. “Il dato che emerge più chiaro, quando si parla di questa neoplasia, è  che è sempre più chiara la necessità di multidisciplinarietà”, ci ha spiegato Alessandro Bertaccini, del Comitato Scientifico SIUrO, raggiunto telefonicamente a margine del Congresso Regionale. “Solo in questo modo è possibile migliorare ulteriormente la qualità della cura. I medici che hanno specializzazioni anche diverse hanno bisogno di parlare tra loro, discutere dell’approccio da adottare. Per questo spazi come i Congressi – regionali, nazionali o internazionali che siano – sono così utili”.

23 novembre 2012
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