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Omeopatia. Si cambia. Anche in Italia nuove regole. Intervista a Christian Boiron e Silvia Nencioni

Sette milioni di italiani la usano dando vita a un volume d'affari di 325 milioni di euro di medicinali venduti in farmacia. E ora con il decreto Balduzzi, i prodotti omeopatici usufruiranno di “procedure semplificate”. Ne abbiamo parlato con il fondatore e direttore generale dell'azienda leader dell'omeopatia e il suo AD italiano.

04 DIC - Accompagnata da sempre da un profondo scetticismo da parte del mondo medico e scientifico “ufficiale” che dubita non solo della sua efficacia, ma anche dell’affidabilità delle sue terapie, l’omeopatia continua a rimanere in sella e il mercato vanta, negli ultimi dieci anni, un trend in costante aumento.
 
Secondo i dati di Omeoimprese (le cui aziende rappresentano il 90% del mercato italiano), in Italia, solo nel 2011 è stata registrata una crescita media di circa il 3%, per un totale di circa 162 milioni di euro corrispondente a un sell-out (venduto in farmacia) di circa 325 milioni di euro. Sempre nel 2011 sono state vendute 28 milioni di confezioni di prodotti omeopatici. Un italiano su sei, circa sette milioni di persone, ha dichiarato di aver fatto ricorso, nell’ultimo anno, a prodotti omeopatici.
 
Eppure l’omeopatia nel nostro Paese – nonostante quello italiano sia il terzo mercato europeo dopo Francia e Germania, e sono circa 20 mila i medici che prescrivono medicinali omeopatici (soprattutto pediatri, ginecologi e Mmg) –  non ha avuto vita facile: il sistema regolatorio non ha mai concesso grandi aperture, e non sono state definite norme che consentano di riportare sia sulla confezione, sia nel foglietto illustrativo, indicazioni terapeutiche e posologia, come previsto dalle direttive europee.

 
Ora il decreto Balduzzi, con una norma che semplifica gli iter di registrazione, dà ossigeno al settore. Ne abbiamo parlato con Christian Boiron e Silvia Nencioni, rispettivamente Direttore generale e amministratore delegato della sede italiana della Borion, azienda leader nel settore dell’omeopatia. Nata nel 1932 , distribuisce i suoi prodotti in 80 Paesi. Rappresenta  il 24% delle vendite riferite ai medicinali omeopatici nel mondo e lo 0,1% del mercato del farmaco in generale. Vanta 5 siti industriali di produzione e 60 stabilimenti di distribuzione. Attualmente sono in corso 85 progetti di ricerca che coinvolgono istituzioni universitarie, medici e veterinari in tutto il mondo, ma il suo obiettivo è quello in incentivarli ulteriormente. Perché, come ci ha raccontato Christian Boiron, se non si investe in ricerca “i medicinali omeopatici moriranno sicuramente”. E questo “sarebbe la perdita di una formidabile opportunità per i pazienti e per la medicina”.
 
 
Dottoressa Nencioni, il muro di diffidenza del nostro Paese verso la medicina omeopatica ha iniziato a scalfirsi in tempi abbastanza vicini: ha ricevuto il riconoscimento ufficiale da parte della Federazione dei medici italiani appena 10 anni fa. Ora il decreto del ministro Balduzzi dedica una norma ad hoc all’omeopatia prevedendo procedure di registrazione semplificate. Insomma, qualcosa si muove anche in Italia?
In Italia, stiamo riemergendo da una fase di transizione che durava da quasi 20 anni. Una legge del 1995 riconosceva gli omeopatici come “medicinali” a tutti gli effetti, ma aveva in sé una grande contraddizione: gli omeopatici erano solo notificati, non registrati, perché la fase di registrazione è stata negli anni rimandata più volte. Entro il 2015, anche in Italia, i medicinali omeopatici presenti sul mercato nel 1995 verranno registrati attraverso una “procedura semplificata” come prevede l’art. 20 del D.lgs. 219/06. Penso che il passaggio dalla notifica alla registrazione rappresenti un passo in avanti per tutto il comparto. In merito al riconoscimento dell’omeopatia di cui parla, è importante precisare che questo fa riferimento a quanto occorso con la Federazione Nazionale dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri, che si è per prima espressa per dichiarare un monte orario necessario per potersi definire “medico omeopata”. Molti Ordini provinciali hanno quindi elaborato dei registri, consultabili da parte dei pazienti, con l’elenco di questi medici. Mi sembra comunque importante sottolineare che una gran parte dei medicinali omeopatici, sia le specialità (come Oscillococcinum, Stodal, Euphralia etc) che alcuni omeopatici a nome comune (come Arnica, Nux vomica, Belladonna etc) hanno campi d’applicazione molto precisi e possono essere prescritti anche da un medico non esperto in omeopatia e/o consigliati dal farmacista. In linea generale, seppur qualcosa si muove, notiamo ancora grandi differenze rispetto ad altri Paesi europei.
 
 
Quali sono queste differenze?
In Francia, ad esempio, il processo di registrazione dei medicinali omeopatici è già effettivo da decenni e alcuni di questi sono rimborsati dal Ssn. Per quanto riguarda le specialità omeopatiche, ovvero quei medicinali prodotti specificatamente dalle aziende con un marchio proprio, in Francia possono riportare sulla confezione le indicazioni terapeutiche e la posologia, ed è consentita la pubblicità al pubblico. Nel nostro Paese invece, il recepimento della direttiva europea 2001/83/CE non ha visto a oggi la definizione di regole specifiche che, tenendo conto della tradizione omeopatica, rendano possibile la registrazione con indicazioni terapeutiche e posologia da riportare sia sulla confezione, che sul foglietto illustrativo, ragione per cui anche la pubblicità nel nostro Paese è vietata.
 
In Francia, la maggior parte dei medicinali omeopatici sono rimborsabili per il 35% dal Ssn e cresce il numero delle assicurazioni sanitarie integrative che coprono le spese per i medicinali non rimborsabili, tra cui i medicinali omeopatici. In Italia invece, con la sola eccezione della regione Toscana, dove almeno le visite presso gli omeopati sono rimborsate, i medicinali omeopatici continuano a rimanere a totale carico dei cittadini. Come può l’omeopatia incentivare la fruizione dei propri prodotti soprattutto in un momento in cui, a causa della crisi, i cittadini sono in serie difficoltà nel sostenere le spese sanitarie?
In generale, negli ultimi 10 anni il mercato dell’omeopatia è cresciuto molto, tanto che l’ultima indagine Doxapharma, i cui risultati sono stati presentati lo scorso maggio, mette in evidenza che almeno 1 italiano su 6 ha usato medicinali omeopatici nell’ultimo anno: significano circa 7 milioni di italiani adulti. Inoltre, i medicinali omeopatici costano in media circa 10 euro, prezzo che scende a poco più di 8 euro se consideriamo i medicinali omeopatici Boiron, mentre esistono farmaci allopatici che costano anche centinaia d’euro a confezione. È facilmente comprensibile che, per i pazienti, la cosa più importante è poter disporre di farmaci capaci di coniugare aspetti di efficacia con l’assenza di effetti collaterali. In linea generale, non stiamo parlando di cifre che ne impediscono l’acquisto, tanto più che come tutti gli altri farmaci, gli omeopatici possono essere portati in detrazione nella dichiarazione dei redditi.
 
Quale ruolo rivestono il medico di famiglia e il farmacista nel diffondere la cultura dell’omeopatia?
Hanno un ruolo importantissimo. Sempre l’indagine Doxapharma 2012 mette in evidenza che il 46% degli utilizzatori di medicinali omeopatici ha dichiarato di essersi fidato del consiglio di amici, che una volta provato il medicinale omeopatico, lo hanno consigliato. Lo stesso sondaggio rivela anche che 1 italiano su 2 vorrebbe saperne di più, tanto che sono in molti a desiderare maggiori informazioni da parte del medico (61%) e del farmacista (26%). Il farmacista, in particolare, è la figura di riferimento iniziale per il paziente in cerca di informazioni sulla salute propria e su quella dei famigliari, ed è a lui che ci si rivolge al primo dubbio, al primo dolore, alla prima febbre. In effetti, molti farmacisti lo hanno capito: è a loro che si rivolge il 34,5% degli utilizzatori di farmaci omeopatici per chiedere informazioni in merito.
 
 
Dottor Boiron, l’omeopatia è da sempre al centro di polemiche a livello medico e scientifico che mettono in dubbio non solo l’efficacia, ma anche l’affidabilità delle terapie omeopatiche. Come replica?
Lo scetticismo è la chiave di volta dell’approccio scientifico e per di più una delle caratteristiche essenziali della cultura francese che naturalmente mi appartiene. Sin dalle origini, l’umanità ha potuto progredire soltanto grazie alla riflessione, all’analisi. Se all’interno della comunità scientifica ci sono ancora scettici rispetto all’omeopatia, penso sia normale: è giusto che permangano perplessità, come del resto accade in molti altri ambiti della scienza. Il meccanismo d’azione dell’omeopatia non è ancora stato spiegato, come pure il meccanismo d’azione di almeno il 50% dei farmaci presenti oggi sul mercato. Riguardo all’affidabilità, siamo un’ordinaria azienda farmaceutica: in quanto tale, abbiamo medicinali che vengono prodotti secondo le “norme di buona fabbricazione del farmaco”. Inoltre,le dosi infinitesimali di questi farmaci richiedono modalità di preparazione e un ambiente di produzione specifici, oltre a tecnologie complesse. Per questo, non possiamo fare a meno di continuare ad investire nell’innovazione, nell’ammodernamento e nel potenziamento della struttura industriale.
 
La sua azienda investe in ricerca solo l’1% del fatturato, ma lei ha annunciato che l’obiettivo futuro è arrivare al 20%. Conferma questa sua intenzione?
La trovo una buona idea e un importante obiettivo da raggiungere. Dopo anni in Italia, sono tornato in Francia per occuparmi di questo. Riguardo alla ricerca abbiamo obiettivi ambiziosi: proseguire nella valutazione dell’efficacia e dell’utilità delle specialità omeopatiche per uso umano e veterinario, creare nuovi medicinali, in particolare nei settori ad alta criticità per la salute pubblica, valutare l’interesse sanitario pubblico dei nostri farmaci e migliorare le loro modalità di fabbricazione. Per essere ogni giorno protagonisti sempre più utili nel mondo del farmaco, dobbiamo ottimizzare i costi al fine di intensificare ulteriormente i nostri sforzi nel campo della ricerca e, come già detto, mantenere i nostri investimenti in ambito industriale e commerciale. Rappresentiamo solo lo 0,1% del mercato mondiale del farmaco e la ricerca in omeopatia ha dei costi altissimi, ma se non la facciamo, i medicinali omeopatici moriranno sicuramente. A mio parere, sarebbe la perdita di una formidabile opportunità per i pazienti e per la medicina.

04 dicembre 2012
© Riproduzione riservata


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