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Malattie croniche. Studiata in Italia la proteina “salva muscoli”

Agisce contro il progressivo deterioramento dei muscoli in malattie croniche come Sla, tumori, Aids, sclerosi multipla, ma anche in patologie come l’anoressia: non tutto di lei è ancora stato scoperto, ma i ricercatori pensano potrebbe essere usata in terapie farmacologiche contro la perdita di massa magra.

30 GEN - Potrebbe aiutare a contrastare il deperimento che si osserva in numerose malattie croniche, dalle malattie neuromuscolari come l'atrofia muscolare spinale (Sma) e la sclerosi laterale amiotrofica (Sla), all'anoressia, i tumori, l'Aids, l'ostruzione polmonare cronica, la sclerosi multipla: si tratta di una via metabolica "salva muscoli" ed è stata descritta sulle pagine del Journal of Clinical Investigation in uno studio finanziato da Telethon, dagli scienziati della Scuola di medicina dell'Università del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" di Novara.
 
La strada seguita dai ricercatori piemontesi coinvolge un ormone noto da tempo, la grelina, in grado di stimolare l'appetito in caso di digiuno. Si sapeva infatti che agendo a livello del cervello, in particolare dell'ipotalamo, l'ormone era in grado di stimolare l'appetito e indurre la produzione di ormone della crescita (GH) e contrastare così la cachessia, ovvero proprio il progressivo deterioramento delle funzioni metaboliche dovuto alle malattie croniche. “Da diversi anni stavamo studiando, anche grazie a fondi Telethon, il fenomeno della cachessia, ovvero l'indebolimento generale della forza muscolare che spesso caratterizza svariate patologie come la Sma, la Sla, l'anoressia, i tumori, l'Aids, e altre ancora”, ha spiegato Andrea Graziani, coordinatore del team di ricerca. “Al di là di quale sia l'origine, in queste situazioni, come anche nell'invecchiamento, i muscoli perdono forza e massa, con conseguenze negative sul peso corporeo, sull'appetito, sulla mobilità e, in ultima analisi, sulla funzionalità cardiaca e respiratoria. Trovare una strategia per contrastare la cachessia può rivelarsi quindi molto importante per migliorare la qualità della vita di pazienti affetti da malattie genetiche e da tutte queste altre condizioni”.

 
L'ormone studiato dai ricercatori esiste in due forme, di cui solo una agisce nel cervello. Graziani e il suo gruppo si sono però concentrati sull'altra, a lungo considerata inattiva, dimostrando che agisce direttamente sul muscolo contrastando la cachessia. “Abbiamo dimostrato per la prima volta in questo lavoro che nel muscolo esiste un nuovo recettore per la grelina, che può legare entrambe le forme dell'ormone”, ha continuato lo scienziato. “Pur non conoscendo ancora nome e cognome di questo recettore, che altro non è che una proteina localizzata sulla superficie delle cellule muscolari (e forse anche di altri tessuti) in grado di legare l'ormone, confidiamo nel fatto che questa via alternativa possa offrire spunti interessanti per lo sviluppo di una terapia farmacologica anti-cachessia. Ad oggi, infatti, tutti gli studi clinici basati sulla grelina "classica", quella cioè che è in grado di stimolare soltanto l'ipotalamo, hanno dimostrato di avere effetti collaterali importanti. Al contrario, il meccanismo protettivo che abbiamo identificato è interessante perché previene la distruzione della massa magra del muscolo senza promuoverne la crescita, che alla lunga può risultare dannosa”.
 
Prossima sfida per i ricercatori sarà dunque ora quella di identificare il nuovo recettore per l'ormone dell'appetito, possibile bersaglio per farmaci contro la perdita di massa muscolare da utilizzare in pazienti affetti da malattie neuromuscolari come la Sma o la Sla e, più in generale, in condizioni di deperimento organico generalizzato.

30 gennaio 2013
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