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Mortalità materna. Progetto pilota dell’Iss per studiarne le cause

L’iniziativa coinvolge sette Regioni italiane e oltre il 60% delle donne in età riproduttiva. Lo scopo è quello di raccogliere dati affidabili per studiare le cause cliniche ed organizzative associate alle morti materne, promuovere la prevenzione di quelle “evitabili” (circa il 50%) e pubblicare poi i risultati in un rapporto.

31 GEN - E’ stato avviato un progetto pilota di sorveglianza della mortalità materna in Italia, coordinato dall’Istituto superiore di sanità (Iss) e finanziato dal Ministero della salute. Lo scopo è quello di raccogliere dati affidabili per studiare le cause cliniche ed organizzative associate alle morti materne, promuovere la prevenzione di quelle “evitabili” e pubblicare poi i risultati in un rapporto.
 
“Il progetto che coinvolge sette Regioni (Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia) dove risiede il 65% delle donne in età riproduttiva del Paese - afferma Serena Donati, ricercatrice dell’Iss e coordinatrice, insieme alla collega Sabrina Senatore, del progetto pilota - rappresenta un fiore all’occhiello del Sistema sanitario nazionale italiano, che si  pone l’obiettivo di aumentare la sicurezza del percorso nascita. Le morti materne, infatti, benché rare in un Paese socialmente avanzato come il nostro, sono una priorità di salute pubblica sia per la loro indiscutibile drammaticità, sia per la documentata “evitabilità” di circa il 50% dei casi”.

 
Il progetto pilota non parte da zero, ma è la seconda tappa di un percorso cominciato con lo “Studio sulle cause di mortalità e morbosità materna e messa a punto di modelli di sorveglianza della mortalità materna”, realizzato dall’Iss negli anni 2008-2010. Lo studio aveva permesso di calcolare i rapporti di mortalità materna, in cinque Regioni, incrociando retrospettivamente i dati delle schede di morte Istat con quelli delle schede di dimissione ospedaliera e aveva  dimostrato come il fenomeno sia largamente sottostimato. “Se i soli certificati di morte attestavano un rapporto di 4.4 decessi per 100 mila nati vivi – va avanti l’epidemiologa - lo studio ha invece evidenziato un rapporto di 11.8 decessi per 100 mila nati vivi. La sottostima complessiva del 63% presenta  una forte variabilità geografica che va da 6.4 morti materne per 100 mila nati vivi in  Toscana a 24.1 in Sicilia. Da qui la necessità del nuovo progetto per attivare un sistema pilota di sorveglianza della mortalità materna che permetta di identificare e studiare i casi incidenti”.
 
Inoltre, nella stesso studio sono stati studiati i cosiddetti “near miss ostetrici”, ovvero , quegli eventi morbosi così gravi da portare la donna in fin di vita. Anche in questo caso con l’obiettivo di identificare  e prevenire  i fattori di rischio che dalla morbosità grave possono portare la donna alla morte. “Il progetto ha anche  l’obiettivo di più ampio respiro   - conclude la ricercatrice - di promuovere una cultura della trasparenza finalizzata al miglioramento dell’assistenza e non alla colpevolizzazione dei professionisti, sul modello no blame del Regno Unito, dove il sistema delle “indagini confidenziali”, avviato nel 1952, ha permesso di ridurre le morti materne evitabili e di promuovere le buone pratiche contestualmente all’aggiornamento evidence-based dei professionisti sanitari”.
 
Per approfondimenti sul progetto e sulla problematica della mortalità materna è possibile consultare il sito dedicato: www.iss.it/itoss .
 
 
L’importanza dell’audit
 
Il percorso che deve seguire la segnalazione del caso di morte materna dalla struttura sanitaria delle Regioni coinvolte nel progetto all’Iss, ha un momento centrale nell’audit, ossia nella riunione tra tutti i professionisti sanitari che hanno assistito la donna deceduta. Questo confronto tra pari ha la finalità di ricostruire il percorso assistenziale per  identificare le azioni utili o dannose che si sono dimostrate rilevanti ai fini dell’esito.
 
A seguito di una morte materna, dunque, la direzione sanitaria notifica il decesso all’Istat e lo segnala entro 48 ore al referente regionale del sistema di sorveglianza. Tutti i professionisti che hanno assistito la donna si riuniscono, si confrontano, compilano un modulo, che consegneranno al referente regionale del sistema di sorveglianza, insieme alla documentazione clinica disponibile, resa anonima. Il comitato regionale del sistema di sorveglianza, dopo aver esaminato i documenti per identificare la causa di morte e valutarne l’eventuale evitabilità, stila un rapporto dell’indagine confidenziale e lo invia  all’Iss. Tutta la documentazione clinica viene distrutta prima della pubblicazione del rapporto Iss, alla fine dei tre anni di raccolta dati che vengono resi pubblici in forma aggregata.
 
 
Definizione delle morti materne
 
Morte materna: morte di una donna durante la gravidanza o entro 42 giorni dal suo termine indipendentemente dalla durata e dalla sede della gravidanza, per qualsiasi causa legata o aggravata dalla gravidanza o dal suo management, ma non per cause accidentali o incidentali.
 
Morte materna diretta: morte causata da complicazioni ostetriche della gravidanza, parto e puerperio, da interventi, omissioni, trattamenti non  corretti o da una catena di eventi che possono risultare da ognuna delle cause precedenti.
 
Morte materna indiretta: morte causata da malattie preesistenti o insorte durante la gravidanza, non dovute a cause ostetriche dirette, ma aggravate dagli effetti fisiologici della gravidanza.

31 gennaio 2013
© Riproduzione riservata


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