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Allergie ai farmaci. Parla l’esperto: “I test non bastano. Ecco come riconoscerle”


I test allergologici? Ancora pochi e non sufficientemente standardizzati. E in più i medici spesso non sono presenti durante la fase acuta. Come riconoscerle allora? Lo spiega Roberto Bernardini, presidente SIAIP: “Necessaria anamnesi, esami obiettivi e accertamenti sia in fase acuta che in fase di remissione”.

15 MAR - Quando si prende un farmaco è per prevenire o guarire da una patologia, o quantomeno alleviarne sintomi o dolore. Eppure, gli effetti di un farmaco non sono sempre benefici e, in alcuni casi, la loro assunzione può determinare conseguenze spiacevoli: in questi casi si parla di reazione avversa ai farmaci, in presenza di una risposta non desiderata ed involontaria dell’organismo, che si verifica in seguito alla assunzione di un medicinale considerato appropriato allo scopo. Roberto Bernardini, presidente della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (SIAIP) e direttore della UOC Pediatria presso l’Ospedale San Giuseppe di Empoli, ci spiega quali sono e da cosa derivano le reazioni avverse più comuni.
                                                                                                                                              

Occorre infatti – secondo l’esperto – fare alcune, opportune, distinzioni. “Le reazioni da ipersensibilità a farmaci rappresentano il 15-20% circa di tutte le reazioni avverse ai farmaci mentre il rimanente 80-85% circa di tali manifestazioni è legato a situazioni per lo più prevedibili, come ad esempio quelle dovute ad un sovradosaggio o ad effetti collaterali dei farmaci stessi. Le reazioni da ipersensibilità a farmaci, a loro volta, si dividono in reazioni allergiche e in reazioni non allergiche”, ha spiegato. “Le reazioni allergiche (IgE e non IgE mediate) sono dovute ad un meccanismo patogenetico immunomediato, si presentano con quadri clinici ad inizio immediato (IgE mediato) come anafilassi, asma, orticaria, ecc. oppure ad inizio tardivo (non IgE mediato) come eruzione maculo papulare, esantema pustoloso, vasculite, anemia emolitica, ecc. Le reazioni non allergiche hanno alla loro base un meccanismo di tipo non immunologico”.
 
Nella letteratura scientifica sono presenti vari studi sulla prevalenza delle reazioni da ipersensibilità a farmaci. Tali reazioni possono colpire fino al 20% dei pazienti ospedalizzati e fino al 7% della popolazione generale. “Questi dati - sottolinea il presidente della SIAIP - devono però essere valutati criticamente in quanto le conclusioni della maggior parte di tali studi non si basano su un corretto iter diagnostico, per tale motivo è difficile sapere con certezza la reale prevalenza della ipersensibilità a farmaci. Inoltre, nel determinare anche una sovrastima del problema è presente il fatto che i farmaci possono contenere, oltre al principio attivo, allergeni alimentari (ad es. lisozima, proteine del latte), additivi (ad es. sodio benzoato, eritrosina) e proteine del latice responsabili, in soggetti predisposti, della comparsa di manifestazioni cliniche che talvolta vengono erroneamente attribuite al principio attivo”.
 
Certo è che gli antibiotici appaiono sicuramente i farmaci maggiormente responsabili di reazioni da ipersensibilità e tra questi i beta-lattamici (in particolare le penicilline, seguite dalle cefalosporine), seguiti poi dai farmaci anti infiammatori non steroidei (FANS). “Anche questi dati relativi agli antibiotici e ai FANS -spiega Bernardini - devono essere valutati criticamente in quanto importante è anche conoscere come il farmaco viene usato: infatti un conto è avere una sola reazione dopo l’assunzione di un certo tipo di farmaco che viene prescritto e somministrato 10 volte in un mese e un conto è avere una sola reazione a quel farmaco che in un mese viene prescritto e somministrato 1000 o più volte. Altro concetto importante è poi valutare anche il numero di somministrazioni eseguite per ‘quel’ farmaco”.
 
Tutti questi aspetti rendono ancora più difficile la realizzazione di studi esaustivi sull’esatta prevalenza di reazioni da ipersensibilità allergica a farmaci nella popolazione generale. Come si diagnosticano allora tali reazioni avverse ai farmaci? “La diagnosi di ipersensibilità a farmaci - continua il presidente SIAIP - si avvale schematicamente di: 1) anamnesi, 2) esame obiettivo, 3) accertamenti da eseguire in fase acuta (in presenza dei sintomi) e 4) accertamenti da eseguire in fase di remissione (quando il bambino non ha più sintomi). L’anamnesi ha un ruolo fondamentale nella diagnostica allergologica in generale e in quella delle reazioni avverse ai farmaci in particolare. Visitare il paziente in fase acuta è indubbiamente importante per prescrivere i farmaci idonei a risolvere l’episodio acuto stesso ma anche per indirizzare lo specialista verso un percorso diagnostico specifico”.
 
Nella pratica quotidiana non sempre è possibile essere presenti durante la fase acuta di una reazione avversa a farmaco, pertanto una corretta e dettagliata anamnesi riveste sempre di più un ruolo di primo piano. “Durante la fase acuta, a seconda del quadro clinico presente, possono essere eseguiti esami di tipo generale fra i quali - ricorda Bernardini - quelli atti ad individuare una flogosi in atto e la funzionalità epatica e renale oppure altri esami tra cui il dosaggio della triptasi (da eseguire entro 1 - 12 ore dalla comparsa della reazione) utile per confermare il sospetto clinico di anafilassi (reazione di tipo I, immediata, comparsa cioè entro 1 ora dalla somministrazione del farmaco). In fase di remissione possono essere eseguiti sia esami in vitro (ad esempio dosaggio IgE sieriche specifiche) sia esami in vivo (ad esempio test cutanei e test di provocazione). Tali esami sono diversi a seconda che ci si trovi di fronte ad una reazione di tipo immediata o ad una reazione di tipo tardiva”.
 
In conclusione, i test attualmente a disposizione per la diagnosi di allergia a farmaci sono pochi, alcuni di questi test sono utilizzati solo a scopo di ricerca, altri non sono ancora sufficientemente standardizzati. La scelta del test da eseguire è sempre condizionata dal tipo di reazione sospettata (immediata o tardiva) e dalla fase della reazione stessa (fase acuta o fase di remissione). Nel sospetto di una reazione da ipersensibilità ad un farmaco è sempre utile effettuare indagini specifici per confermare o meno tale sospetto. In tal modo si evita di etichettare come allergico ad un farmaco un paziente che in realtà potrebbe non esserlo e di privare il paziente di farmaci che potrebbero essere, anche in futuro, utili per la cura di specifici quadri clinici.

15 marzo 2013
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