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Tumori. Obesità responsabile del 14% delle morti negli uomini e del 20% nelle donne

E' quanto è emerso nel corso del 36° congresso nazionale della Società italiana di endocrinologia. Si stima che nel 2012 ci siano stati oltre 364mila  nuovi casi di cancro in Italia (erano 360 mila nel 2011)  che provocheranno 175mila decessi. Al centro del meeting anche l'osteoporosi, sia femminile che maschile.

06 GIU - “Recenti dati epidemiologici italiani indicano un’associazione tra la presenza di sindrome metabolica e aumento del rischio di cancro colonrettale in entrambi i sessi (maggior rischio: 25% negli uomini e 34% nelle donne), cancro della mammella in postmenopausa (56%) endometrio (89%) e fegato negli uomini (43%)”. Sono le cifre snocciolate da Dario Giugliano, ordinario di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo della seconda Università degli Studi di Napoli, in occasione del 36° congresso nazionale della Società italiana di endocrinologia in corso a Padova.
 
Giugliano ha poi ricordato che in Italia  “i tumori rappresentano la seconda causa di morte (30%) dopo le malattie cardio-circolatorie (38%)”. Si stima che nel 2012 ci siano stati oltre 364mila  nuovi casi di cancro (erano 360 mila nel 2011)  che provocheranno 175mila decessi. Buone notizie per la sopravvivenza al tumore al seno che ha raggiunto l’87% e quello alla prostata che le ricerche indicano essere arrivato all’88%. Un maggior rischio di ammalarsi di cancro sembra dunque essere presente in pazienti affetti da sindrome metabolica (SM) .“Una situazione clinica ad alto rischio cardiovascolare, che comprende una serie di fattori di che si manifestano contemporaneamente nell'individuo: aumentata circonferenza addominale, elevati livelli di pressione arteriosa, glicemia, e trigliceridemia, e ridotte concentrazioni di colesterolo HDL,” sottolinea l’esperto.


Recenti studi prospettici, condotti negli Stati Uniti,  che hanno coinvolto quasi un milione di adulti senza cancro all’inizio della ricerca, dopo 16 anni, hanno dimostrato che il 14% di tutte le morti da cancro nell’uomo e il 20% nelle donne sono attribuibili a sovrappeso e obesità. “ Occorre - conclude l’endocrinologo napoletano - promuovere uno stile di vita salutare, che tenga nel debito conto una  corretta alimentazione, (con una dieta di tipo mediterraneo), attività fisica e astensione dal fumo. Queste semplici regole ridurrebbero non solo la sindrome metabolica nella popolazione, ma attenuerebbero anche il rischio di ammalarsi di cancro”. 
 
Nel corso del convegno è stato affrontato anche il tema dell'osteoporosi. “ Una donna su tre e un uomo su sette ne sono affetti. In Italia circa 3.5 milioni di donne e 1 milione di uomini ne sono colpiti e circa il 20% delle donne sopra i 50 anni hanno una o più fratture vertebrali a causa dell’osteoporosi. Sempre in Italia, si verificano più di 55.000 fratture di femore all’anno nelle donne sopra i 50 anni. Tra gli anziani, le fratture osteoporotiche rappresentano una delle maggiori cause di mortalità, con un’incidenza sostanzialmente sovrapponibile a quella per ictus e tumore della mammella e quattro volte superiore a quella per tumore dell’utero”.
Sono i dati “snocciolati” dal prof. Alberto Ferlin del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Padova. “L’osteoporosi – illustra l’esperto endocrinologo patavino - è un esempio di malattia di genere, nel senso che le cause in gioco possono essere molto diverse tra uomo e donna. Nella donna una delle cause più importanti è legata al venir meno, con la menopausa, degli ormoni ovarici, gli estrogeni, che hanno un effetto protettivo sull’osso. Nell’uomo la patogenesi non è molto chiara, ma recenti sviluppi nella ricerca indicano che un ruolo fondamentale è svolto dalla ipofunzione del testicolo. Infatti - prosegue Alberto Ferlin - con l’età si assiste a una diminuita produzione del testosterone, che ha un ruolo chiave non solo nell’acquisizione di una maggior massa ossea nell’uomo rispetto alla donna durante la crescita puberale, ma anche nel mantenimento dell’integrità ossea durante tutto l’arco della vita. L’ipogonadismo (riduzione del testosterone in circolo) dunque è una delle cause principali di osteoporosi nell’uomo”.
Lo studioso sottolinea tuttavia che “oltre alla produzione di testosterone, il testicolo svolge per lo meno altre due azioni fondamentali in questo cross-talk con l’osso: è importante per la formazione della forma biologicamente attiva della vitamina D (attraverso un meccanismo di idrossilazione) e produce un altro ormone in grado di influenzare il metabolismo dell’osso, l’Insulin Like Factor 3 (INSL3).

Queste due ultime funzioni chiariscono anche perché molto spesso l’osteoporosi maschile non si associa a bassi livelli circolanti di testosterone e giustifica anche alcune forme di osteoporosi giovanile associate ad un malfunzionamento del testicolo, come per esempio nell’infertilità”.
“L’osteoporosi - ricorda Alberto Ferlin - è una malattia sistemica dello scheletro, lenta ma progressiva, caratterizzata da una ridotta massa ossea che porta a fragilità scheletrica e aumento del rischio di fratture, soprattutto a livello delle vertebre e del femore e viene normalmente valutata e diagnosticata mediante la densitometria ossea. L’incidenza dell’osteoporosi aumenta in entrambi i sessi con l’età ed è favorita da una ridotta attività fisica, da una dieta povera di calcio e da una carenza di vitamina D” , precisa Ferlin e conclude che “l’osteoporosi e le fratture osteoporotiche hanno importanti implicazioni sociali ed economiche, oltre che sanitarie”.

06 giugno 2013
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