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Cancro. Tirelli: "Mancano farmaci importanti. Aifa e Ministero intervengano sulle aziende"

Il direttore del dipartimento di oncologia medica dell’Istituto Tumori di Aviano denuncia che in Italia mancano " farmaci come il 5-fluorouracile usato nei tumori gastroenterici e del capo e collo, la bleomicina usata in certi linfomi e nel tumore del testicolo e la doxorubicina liposomiale".

08 GIU - “E’ importante che Aifa e ministero della Salute organizzino una discussione con le aziende farmaceutiche coinvolgendo le associazioni degli oncologi italiani per discutere il problema della carenza di farmaci oncologici”. E’ l’appello lanciato da Umberto Tirelli, direttore del dipartimento di oncologia medica dell’Istituto Tumori di Aviano.

“Ho denunciato il fenomeno per la prima volta in Italia nel settembre 2011 -   sottolinea  - quando un farmaco fondamentale per il trapianto di midollo nei linfomi, la carmustina, si rese irreperibile rendendo impossibile il trapianto a nove miei pazienti con linfoma in attesa di trapianto di midollo, che furono invece trattati con terapie alternative con farmaci sperimentali mentre per altri meno urgenti si optò di allungare i tempi di attesa sapendo di non comprometteregravemente la salute del paziente. Da allora, periodicamente in Italia sono mancati farmaci come il 5-fluorouracile usato nei tumori gastroenterici e del capo e collo, la bleomicina usata in certi linfomi e nel tumore del testicolo e la doxorubicina liposomiale usata nel carcinoma dell’ovaio e nel mieloma”.


Una recente indagine condotta su 250 oncologi americani ha evidenziato che il 73% ha sperimentato una carenza di farmaci oncologici (drug shortage) negli ultimi sei mesi e che il 90% dei pazienti è stato negativamente influenzato da questa carenza. il 38% di questi oncologi è stato costretto a passare da un farmaco generico poco costoso ad una farmaco di marca molto più costoso che andava ad aumentare complessivamente il costo del trattamento in maniera significativa. Dal 2006 negli Stati Uniti la carenza periodica di farmaci affligge pazienti e medici non solo in oncologia costringendo i medici a ritardare i trattamenti o a scegliere terapie disponibili al momento. Le ragioni addotte dalle aziende farmaceutiche sonoproblemi di qualità di produzione, soprattutto dei farmaci in fiale, ma il sospetto è che effettivamente il vero problema sia il basso costo e quindi le basse remunerazioni.

Tirelli ha evidenziato che Negli Stati Uniti  le industrie hanno l’obbligo di avvisare della mancanza dei farmaci sei mesi prima, “ma questo intervento è una vera e propria istigazione all’accaparramento dei farmaci da parte di certe piccole aziende che poi li rivenderanno a costi molto più elevati a quegli ospedali che ne avranno necessità. È interessante notare che mentre in Italia non esistono statistiche al riguardo, negli Stati Uniti dai dati risalenti a giugno 2011 si evince che il 44% degli ospedali americani riferiscono di 21 e più farmaci dei quali hanno evidenziato la carenza negli ultimi sei mesi con un ulteriore 13% che hanno registrato la mancanza di 16 - 20 farmaci ed un altro 19%  di 11 -15 farmaci, ovviamente includendo non solo i farmaci oncologici ma anche quelli di altre specialità”.

Un’idea da lanciare per migliorare la situazione sarebbe quella di “non approvare più quei farmaci, in particolare quelli biologici oncologici prodotti dalle multinazionali e venduti a prezzi stratosferici quando queste e le loro piccole filiali non producessero più quei farmaci oncologici tradizionali, i cosiddetti chemioterapici vecchi che costano poco ma dei quali si sente la mancanza perché in grado di contribuire a guarire certe malattie oncologiche come le leucemie acute, i linfomi, i tumori dei testicolo fra gli altri”.
 

08 giugno 2013
© Riproduzione riservata


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