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Giovani e psicofarmaci. Ma quanti ne consumano effettivamente? Polemica tra Mario Negri e Cnr

La diatriba nasce dalla stima del CNR di Pisa che indica nell’8% del totale gli studenti utilizzatori di psicofarmaci dopo prescrizione medica. Un numero molto superiore all'1,5% indicato invece dai dati relativi alle prescrizioni effettuate dai medici, aggiornate annualmente. Troppo, secondo Mario Negri e SINPIA.

14 GIU - Poco più di un mese fa sono stati divulgati i risultati del 15° rapporto italiano del progetto europeo ESPAD (European school project on alcol and other drugs), indagine campionaria condotta nel 2012 sull'uso di alcol, droga e sostanze psicoattive da parte degli adolescenti di 15-16 anni di età. Ma oggi quei risultati sono messi in discussione. O meglio, ad essere messo sul banco degli imputati è il dato che riguarda l’utilizzo di psicofarmaci. Secondo l’indagine, curata per l’Italia dall'Istituto di fisiologia clinica del CNR di Pisa, l’8% degli studenti intervistati avrebbe dichiarato di avere utilizzato almeno una volta nella vita psicofarmaci dopo prescrizione medica, mentre il 15% ha dichiarato di averli assunti almeno una volta senza la prescrizione del medico. Ma questi risultati contrastano con quelli relativi alle prescrizioni effettuate dai medici che vengono aggiornate annualmente e che indicano nell’1,5% la percentuale di adolescenti di età 15-16 anni che hanno ricevuto una o più prescrizioni di psicofarmaci nel corso della loro vita.

 
A dirlo sono l’Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’ e la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA), in un comunicato congiunto. “Questa stima – spiega Maurizio Bonati, Capo del Dipartimento Igiene Pubblica del Mario Negri - è pressoché costante nel corso degli ultimi anni. Il tasso dell’1,5% è considerevolmente inferiore all’8% del Rapporto. Sebbene l’1,5% possa essere considerato come sottostimato, poiché alcune classi di psicofarmaci (p. es. gli ansiolitici) non sono rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale e quindi non sono contemplati nelle analisi, è tuttavia difficile giustificare tale divario tra quanto prescritto e quanto dichiarato dagli studenti”.
I dati di prescrizione e le indagini campionarie costituiscono due punti di osservazioni differenti, ciascuno con proprie finalità, potenzialità e limiti. Le banche dati di prescrizione forniscono dati solidi sul numero di farmaci prescritti dal medico sul ricettario del Servizio Sanitario Nazionale (ricetta rossa) e di pazienti che hanno acquistato il farmaco prescritto. Che un farmaco sia stato prescritto non significa automaticamente che sia stato anche assunto. Quindi, quell’8% del Rapporto sarebbe da considerare inferiore al prescritto e ulteriormente in contrasto con i dati dei flussi correnti amministrativi (1,5%).
 
“L’indagine campionaria – aggiunge Bernardo Dalla Bernardina, Presidente della Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA) -  fornisce informazioni sul consumo dei farmaci, anche di quelli assunti senza il consiglio del medico. Questo tipo di studi sono però gravati da alcuni limiti, tra cui la capacità della persona intervistata di ricordare che cosa ha assunto, e la comprensione e interpretazione delle domande poste. Ad esempio, nel caso della versione italiana del questionario ESPAD non è chiaro quale possa essere l’interpretazione di un adolescente della domanda “In quante occasioni hai fatto uso di farmaci per dormire e/o rilassarsi?”.
Il 6% degli intervistati ha dichiarato di averli usati senza prescrizione medica, ma è possibile che alcuni studenti abbiano considerato “farmaci per dormire” anche prodotti fitoterapici (p. es. camomilla, valeriana) o integratori (p. es. melatonina): medicinali ben diversi dagli ansiolitici (p. es. alprazolam o lorazepam). A questo proposito il questionario originale in lingua inglese era più specifico perché chiedendo di “sedativi o tranquillanti si riferiva in modo preciso ad alcune classi di farmaci.
 
Secondo Mario Negri e SINPIA appare anche discutibile, almeno per il contesto italiano, considerare i “farmaci per dimagrire” (seconda classe di farmaci più utilizzata, in base al rapporto ESPAD, con una percentuale di utilizzatori pari al 3%) come psicofarmaci; contribuendo quindi alla stima del 15% di adolescenti che si autoprescrive questo tipo di medicinali. In Italia, infatti, non sono in commercio psicofarmaci con questa indicazione e quindi l’uso, se fosse vero, rimanderebbe ad un acquisto illegale di farmaci e/o ad un impiego equiparabile a quello di una sostanza d’abuso. Non è da escludere, quindi, che molte delle risposte affermative alla domanda “In quante occasioni hai fatto uso di farmaci per dimagrire?” si riferissero all’utilizzo di integratori alimentari.
Infine un ultimo problema: “Poiché nel questionario non era previsto che si indicasse anche il nome del farmaco utilizzato, non è possibile valutare con maggiore accuratezza e precisione le risposte di quel 15% di adolescenti che riferiscono di essersi autoprescritti psicofarmaci”, hanno spiegato le due istituzioni nel comunicato. Concludendo poi: “Occorre maggiore cautela nell’interpretazione dei risultati pur sostenendo la necessità che il Ministero della Salute e l’Agenzia Italiana del Farmaco promuovano sistemi di sorveglianza attiva e di programmi finalizzati al monitoraggio della prescrizione di psicofarmaci a bambini e adolescenti, come fatto in passato per l’uso degli psicostimolanti per la terapia del deficit di attenzione e iperattività. Solo disponendo di stime attendibili circa l’uso razionale dei farmaci (e tra questi gli psicofarmaci) sarà possibile migliorare, in termini di efficacia e sicurezza, i percorsi terapeutici volti a rispondere ai bisogni di salute dei bambini e degli adolescenti (e delle loro famiglie)”.

14 giugno 2013
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