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La giornata nazionale leucemie, linfomi e mieloma. Oggi si guarisce o si tiene a bada la malattia

Da leucemie e mieloma si può guarire. O comunque è possibile controllare la malattia. L’esempio migliore dei progressi della ricerca è quello che riguarda la Leucemia Mieloide Cronica, la cui diagnosi era una condanna a morte fino a venti anni fa ma ora può essere controllata nel tempo. Ma quali sono i principali risultati ottenuti?

21 GIU - Fino a qualche decennio fa la completa guarigione da leucemia e linfoma sembrava un miraggio, mentre oggi è una realtà per il 70/80% dei pazienti. Paradigma dei miglioramenti ottenuti nel tempo è forse la Leucemia Mieloide Cronica, che fino ad una ventina d’anni fa portava quasi sempre alla morte ed aveva come unica possibilità terapeutica il trapianto di midollo, ora può essere controllata nel tempo. Proprio all’insegna di questi dati positivi, e in attesa delle nuove possibilità che la ricerca scoverà si celebra oggi l’ottava “Giornata Nazionale per la lotta contro Leucemie, Linfomi e Mieloma” promossa dall’AIL e posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.
 
In termini di risultati, la terapia della Leucemia Mieloide Cronica è infatti sicuramente quella che ha fatto registrare eccezionali progressi negli ultimi anni. Questa malattia, che fino a pochi anni fa poteva essere curata solo con il trapianto di cellule staminali, dopo l’avvento delle terapie mirate, il cui capostipite è imatinib, presenta altissime percentuali di sopravvivenza. Addirittura in caso di Risposta Molecolare Completa alle terapie con i farmaci di seconda generazione come nilotinib potrebbe far seguito la guarigione. Grazie ai nuovi farmaci come nilotinib, nei pazienti che ottengono la risposta molecolare completa, ovvero un livello di cellule patologiche così basso da non poter essere evidenziato con le attuali tecniche di indagine, si potrebbe in futuro addirittura arrivare ad abbandonare le cure perché si è raggiunto un obiettivo fino a qualche anno fa impensabile: la guarigione.  “Mediamente il 40-50 per cento dei pazienti che ottengono la Risposta Molecolare Completa dopo terapia potrebbe raggiungere l’obiettivo della guarigione, ovvero la sospensione del trattamento senza andare incontro a recidive”, ha precisato Giuseppe Saglio, Professore Ordinario di Ematologia dell’Università di Torino – Ospedale Universitario S. Luigi Gonzaga di Orbassano (Torino). Per verificare questa ipotesi davvero rivoluzionaria è in corso lo studio ENESTFreedom, che mira proprio a valutare la possibilità di sospensione della terapia con nilotinib e quindi il raggiungimento dell’obiettivo guarigione in pazienti con questa malattia”.

 
L’Italia, grazie alle competenze scientifiche e agli alti livelli raggiunti dalla nostra ematologia, è uno dei Paesi chiave per lo svolgimento di questo grande studio internazionale. Otto sono infatti le strutture di ricerca nazionali impegnate nel trial, a riprova dell’altissimo livello scientifico e organizzativo dell’ematologia italiana. “La nostra ematologia offre un’ottimale gestione della Leucemia Mieloide Cronica”, ha puntualizzato Fabrizio Pane, Professore Ordinario di Ematologia, Direttore U.O. di Ematologia e Trapianti di Midollo Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli e Presidente della Società Italiana di Ematologia (SIE). “Basti pensare ad esempio alla rete LABNET è un progetto originale nata in Italia sotto l’egida della SIE e gestito dal GIMEMA - Gruppo Italiano Malattie Ematologiche nell’adulto. Con LABNET si mettono in rete 43 strutture specializzate in biologia molecolare che effettuano un monitoraggio della risposta molecolare di elevato livello e privo di carico economico per pazienti ed ospedali”.
Questo modello di monitoraggio del paziente è solo un esempio dei fondamentali passi avanti nella gestione e nel trattamento della Leucemia Mieloide Cronica, malattia che oggi viene affrontata con maggior serenità e con crescenti speranze di giungere alla guarigione definitiva.“La Leucemia Mieloide Cronica è una malattia clonale, espressione dell’espansione di una cellula staminale totipotente, caratterizzata da un progressivo accumulo di cellule mature granulocitarie a livello midollare”, ha poi specificato Massimo Breccia, Dirigente Medico, Azienda Policlinico Umberto I Centro di Ematologia Sapienza Università di Roma. “In Italia si stima che ci siano circa 800-1000 nuovi casi l’anno, ma l’incidenza appare in costante aumento. La storia naturale della malattia è mutata profondamente con la scoperta dell’anomalia genetica nel 1960 e la successiva identificazione dell’enzima derivato da questa anomalia che ha portato a una terapia mirata”.
Oggi, grazie a quella scoperta e allo sviluppo dei farmaci inibitori della tirosin-chinasi di seconda generazione come nilotinib, si spera addirittura di guarirla definitivamente liberando il paziente da ogni cura.
 
“Questa Giornata dedicata all’informazione sui tumori del sangue ha valore soprattutto per i pazienti ematologici che in questa occasione sentono l’AIL ancora più vicina”, ha spiegato Franco Mandelli, Presidente nazionale AIL. “Il nostro impegno è quello di continuare a stare al loro fianco e impegnarci nella ricerca di nuove soluzioni di cura per le malattie del sangue, che oggi possono anche essere guarite in molti casi ma debbono comunque essere trattate al meglio per migliorare la durata della sopravvivenza dei malati e la loro qualità di vita”. Concludendo poi: “L’impegno di AIL è proseguire nella ricerca, grazie agli studiosi che in Italia lavorano in questo ambito e all’aiuto dei cittadini. Oggi sappiamo che in alcuni malati la vita può cambiare in positivo anche dopo una diagnosi come quella di leucemia mieloide cronica. La mia speranza è che anche in altre malattie neoplastiche del sangue, come altre forme di leucemia, i linfomi e i mielomi si possano identificare terapie sempre più specifiche e di successo. Su questo concentreremo gli sforzi della nostra associazione, oltre che sull’attenzione alla qualità di vita delle persone colpite da queste patologie. Ne è un esempio il Progetto Itaca, giunto alla sua quinta edizione, che prevede una “veleggiata” lunga 800 chilometri nel mar Tirreno: Anche la vela-terapia può offrire un sostegno a chi lotta contro queste malattie. Che oggi, grazie alla scienza, fanno un po’ meno paura!”.

21 giugno 2013
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