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European Cancer Congress 2013. Dove si spende di più per la sanità, si muore meno di cancro

All'incidenza più alta dei tumori, anche grazie alla maggiore diffusione degli screening, corrisponde una mortalità generale più bassa rispetto ai Paesi con meno incidenza e minore spesa sanitaria complessiva. Ecco lo studio che mette in guardia governi e policy makers: bisogna spendere di più per morire di meno.

03 OTT - C’è un legame tra quanto un paese europeo spende nella sanità e quanto di tumore si muore in quel paese. A dirlo uno studio presentato nel corso dell’European Cancer Congress 2013 (ECC2013) appena concluso ad Amsterdam e contemporaneamente pubblicato su Annals of Oncology. Si tratta di una ricerca, spiegano gli scienziati che l’hanno condotta che dovrebbe avere un grande impatto sulle politiche sanitarie in Europa: a onor del vero, oltre a una minore mortalità per il cancro, i paesi che spendono di più per migliorare la sanità vedono anche un’incidenza maggiore per i tumori, forse anche perché vengono riconosciuti e diagnosticati più facilmente.
 
Lo studio che lo dice si chiama BrEAST (Breast European Adjuvant Studies Team) ed è stato condotto in Belgio con dati da tutto il continente, provenienti dai database dell’Oms, del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale. “Abbiamo osservato che maggiore era la spesa sanitaria, minori i decessi dopo la diagnosi di cancro. Un risultato particolarmente marcato nel caso del tumore alla mammella”, ha spiegato Felipe Ades, co-autore dello studio. “Inoltre, abbiamo osservato che nonostante gli sforzi che sono stati fatti in Europa per tentare di standardizzare questa voce del bilancio pubblico dei diversi governi, i ventisette paesi membri dell’Unione investono ancora in maniera molto diversa tra loro nella sanità, e dunque hanno valori di incidenza e mortalità per tumore molto diversi. E la differenza si nota in particolare se si mettono a confronto i paesi occidentali con quelli dell’est”.

Per giungere a questa conclusione hanno osservato il PIL delle diverse nazioni, rilevato quanta parte di esso fosse destinata alla sanità, all’anno e per ogni cittadino, e messo a confronto questi dati con le stime sulla porzione di pazienti che muoiono a seguito di una diagnosi di tumore. “Forse non stupisce che la spesa pro-capite per la sanità sia fortemente correlata al reddito della nazione”, ha spiegato Ades. “Ma stupisce che ci sia una sorta di netta cesura tra i paesi dell’est e quelli occidentali: chi spende di più tra i primi (la Slovenia, con una spesa pro-capite di 2551 dollari), spende comunque meno di chi spende meno tra i secondi (il Portogallo, con una spesa annua a cittadino che si aggira intorno ai 2600 dollari)”.
 
E soprattutto, spiega l’esperto, gli scienziati hanno visto che in proporzione l’Europa dell’Est ha una incidenza minore, ma una maggiore mortalità per cancro, al contrario della parte occidentale del continente. “I paesi più a Est, escluso Cipro, hanno una mortalità maggiore anche a parità di incidenza, ciò vuol dire che muoiono per cancro più persone anche quando se ne ammala lo stesso numero”, ha detto Ades. “E che questo è fortemente correlato con la spesa sanitaria del paese: nelle nazioni che spendono meno di 2000 dollari l’anno pro-capite per la sanità, come Romania, Polonia e Ungheria, circa il 60% dei pazienti muoiono a seguito di una diagnosi di cancro; al contrario, chi spende tra i 2500 e i 3500 dollari annui pro-capite ha una mortalità che oscilla tra il 40 e il 50 per cento dei pazienti diagnosticati, come nel caso di Portogallo, Spagna e Gran Bretagnia; infine, nei paesi con una spesa che si aggira intorno ai 4000 dollari, come Francia, Belgio e Germania, muoiono di cancro meno del 40% delle persone a cui viene diagnosticata la malattia”. La ricerca non analizza il motivo di questo risultato, ma gli autori suggeriscono che parte del motivo del maggior numero di casi sia dovuto a programmi di screening efficaci che permettono di effettuare più diagnosi corrette, e questo stesso meccanismo di sorveglianza fa sì che una buona percentuale dei tumori venga rilevata ancora in fase iniziale, quando la cura è più semplice.
 
L’esempio più calzante di questo meccanismo si ha osservando i dati che riguardano il cancro al seno. “Abbiamo scelto di analizzare nello specifico il tumore alla mammella perché è il miglior esempio di patologia oncologica che presenta un metodo di screening efficace e per il quale è stato dimostrato che la sorveglianza riduca la mortalità”, ha detto ancora Ades. “E in effetti in questo caso l’associazione tra maggiore spesa sanitaria e incidenza del tumore era ancora maggiore che in altri casi: questo potrebbe dipendere appunto dal fatto che i programmi di screening permettono di rilevare più casi. A parità di numero di diagnosi la mortalità risultava poi più bassa per i paesi più ricchi e che dunque spendevano di più per la sanità”.
 
Un risultato, quello del trial BrEAST, che dovrebbe far riflettere governi e policy makers. “Il cancro è la prima causa di mortalità in Euroma, e nonostante questo c’è ancora una grande disparità tra le risorse che sarebbero necessarie per tenerlo sotto controllo e quelle che vengono effettivamente stanziate a questo scopo”, ha detto José Martin-Moreno, docente alla Università di Valencia e portavoce della European Society for Medical Oncology (ESMO), il cui Congresso annuale si è svolto proprio nel corso di ECC 2013 ad Amsterdam. “Lo studio presentato dimostra che il finanziamento del sistema sanitario è fondamentale per garantire buone cure ai pazienti e buoni risultati. E dunque in un certo senso mette in allarme nei casi in cui la spesa si riduce troppo. Un messaggio che è particolarmente utile nel caso di una recessione economica come quella che stiamo vedendo oggi: nel caso in cui i soldi sono pochi bisogna saperli spendere bene, solo così si potrà costruire un sistema sanitario forte e dunque una società migliore”.

03 ottobre 2013
© Riproduzione riservata


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