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Hiv. Dall'Oms arrivano le "Linee guida per gli adolescenti"


Hanno bisogni e necessità specifiche che troppo spesso non vengono considerate, anche perché ancora poco studiate. Così l'Oms ha deciso – in vista del 1° dicembre, Giornata Mondiale della Lotta all'Aids – di occuparsi nello specifico di adolescenti dai 10 ai 19 anni di età e di giovani dai 20 ai 24 anni. Pubblicando delle Linee guida specifiche a loro dedicate.

26 NOV - Tra le categorie che continuano ad essere vulnerabili – sia a livello economico che sociale – nella lotta all'Hiv, ci sono sicuramente gli adolescenti (dai 10 ai 19 anni) e i giovani (dai 20 ai 24 anni). Proprio a loro, in vista della Giornata Mondiale della Lotta all'Aids che si celebra come ogni anno il 1° dicembre, l'Oms ha deciso di pubblicare delle Linee guida specifiche a loro dedicate, che contengono raccomandazioni e suggerimenti per i governi per rendere gli adolescenti a rischio una priorità del sistema sanitario, con pianificazione di screening e campagne per il test mirate, servizi di counseling e naturalmente cure e trattamenti specifici per questa fascia di età.
 
 
Se tutti gli adolescenti e i giovani sono ancora una categoria a rischio, nonostante gli sforzi effettuati nel tempo, questo è particolarmente vero per tutti quelli che vivono in luoghi in cui l'epidemia è più diffusa, soprattutto se sono ragazze o se fanno parte anche di altri gruppi considerati a rischio, come chi fa uso di droghe sintetiche oppure chi ha comportamenti sessuali pericolosi. Le Linee guida enfatizzano la necessità di considerare i bisogni e le abitudini dei più giovani, quando si pianificano dei servizi Hiv/Aids per loro o si sviluppano strategie per aumentare la loro attitudine alla prevenzione e l'aderenza al trattamento.

Le normali Linee guida sull'uso degli antiretrovirali includono oggi informazioni su quali farmaci usare e quando iniziare la terapia nel caso di pazienti giovani, come monitorare i risultati dei trattamenti, o quando bisogna passare dal regime usato nei bambini a quello per gli adulti (nello specifico, salvo casi specifici specificati nel documento, secondo le nuove raccomandazioni per gli adolescenti sotto i 35 kg di peso va usato il regime per i bambini, per gli altri quello da adulti). Inoltre, sostengono la diffusione di campagne di esami per l'Hiv diffuse nella popolazione giovanile, in modo da massimizzarne l'impatto e l'equità.
 
 
I messaggi chiave diffusi dal documento dell'Oms sono:
1) l'epidemia tra gli adolescenti necessita di maggiori attenzioni e di un approccio specifico;
2) i servizi specifici per gli adolescenti dovrebbero essere esplicitati nei piani e nelle politiche nazionali contro l'Hiv;
3) le diverse sottopopolazioni di adolescenti potrebbero aver bisogno di approcci diversi;
4) le leggi e le politiche nazionali dovrebbero essere periodicamente riaggiornate per ridurre le barriere all'accesso e aumentarne l'efficacia;
5) gli adolescenti hanno bisogno di accesso maggiore ai test per l'Hiv, e ciò dovrebbe essere raccomandato soprattutto nelle regioni più a rischio con iniziative di salute pubblica e servizi forniti alla comunità;
6) ci deve essere un collegamento efficace tra il test offerto alla popolazione e i servizi di prevenzione, trattamento e cura;
7) gli adolescenti necessitano un accesso maggiore ai farmaci antiretrovirali e uno sforzo maggiore deve essere fatto perché rimangano in cura e aderiscano al trattamento;
8) gli adolescenti dovrebbero essere coinvolti nello sviluppo di servizi Hiv appropriati ed efficaci per loro.
 
 
In particolare, spiegano gli esperti Oms, “un aumento dei servizi di testing e counselling potrebbe portare a diagnosi precoci, cure più efficaci e riduzione della mortalità. Data la sempre maggiore disponibilità di farmaci e degli interventi di prevenzione, la diagnosi precoce e la sorveglianza epidemiologica possono concorrere a ridurre la trasmissione e l'incidenza dell'Hiv, nonché la morbilità e la mortalità legate all'Aids”. E sempre in quest'ottica, secondo l'organizzazione mondiale, l'equità di accesso alle cure in particolare per gli adolescenti deve diventare una priorità di tutte le nazioni: molti paesi hanno infatti servizi specifici per i bambini o per gli adulti, ma tralasciano le attività per le età intermedie. Ciò accade in parte perché mancano studi specifici sull'Hiv negli adolescenti, che le Linee guida raccomandano di attivare, nonostante le difficoltà che si possono avere per le approvazioni e nel consenso informato. “Ci sono troppe problematiche legate all'adolescenza che ancora non sono comprese del tutto”, si legge nel documento. “Tra queste c'è anche quella che riguarda gli effetti a lunghissimo termine che ha l'inizio della terapia in giovanissima età, prima che i cambiamenti fisici e psicologici del passaggio all'età adulta abbiano luogo”.
 
 
Laura Berardi 

26 novembre 2013
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