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Melanoma. Guarigioni cresciute del 15% tra gli uomini e del 6% tra le donne

Il risultato degli ultimi 20 anni porta quasi a parità le possibilità di sopravvivenza di uomini e donne, che superano l’84%. Ascierto (Pascale): “Fondamentale il controllo costante dei nei, però i tattoo possono nascondere la loro evoluzione”. In Italia 10.500 nuovi casi nel 2013.

05 DIC - Nel nostro Paese l’84% degli uomini colpiti dal melanoma, un tumore della pelle particolarmente aggressivo, guarisce. Questa percentuale vent’anni fa era pari a circa il 69%. Un aumento del 15% che non trova invece riscontro fra le donne, dove l’incremento è stato del 6%, passando dall’83 all’89%. Sono alcuni dei dati presentati a Napoli in occasione della quarta edizione del “Bridge”, il convegno internazionale organizzato dalla Fondazione Melanoma, dall’Istituto ‘Pascale’, dalla Society for Immunotherapy of Cancer e dal “Sidra Medical and Research Centre”.

“Non conosciamo esattamente i motivi di questa differenza – ha spiegato Paolo Ascierto, presidente della Fondazione Melanoma e Direttore dell’Unità di Oncologia Medica e Terapie Innovative del ‘Pascale’ di Napoli -, ma una spiegazione del miglioramento complessivo dei tassi di sopravvivenza a 5 anni può essere trovata nella diffusione capillare delle campagne di prevenzione e nelle terapie sempre più efficaci. Oggi si stanno aprendo grandi prospettive con l’immunoterapia personalizzata, un approccio che permette di selezionare il paziente in base al ‘bersaglio’ che si vuole colpire”.


L’Istituto “Pascale” è all’avanguardia nella sperimentazione delle tecniche diagnostiche e dei trattamenti innovativi, presentati proprio a Napoli nella quarta edizione del “Melanoma Bridge”, che andrà avanti fino all’8 dicembre. “Nel 2013 si stimano 10.500 nuovi casi in Italia, circa 1000 in Campania – ha proseguito Ascierto -. Il 20% è riscontrato in pazienti di età compresa tra 15 e 39 anni. Se la malattia è individuata in fase iniziale, è sufficiente la semplice asportazione del neo. Però va posta particolare attenzione ai tatuaggi, che non aumentano il rischio di melanoma ma possono rendere più difficile la diagnosi. I pigmenti infatti ostacolano il monitoraggio dei nei, i cui cambiamenti rappresentano il segnale della trasformazione in forma tumorale. Inoltre il 50% dei melanomi si sviluppa a partire da nei preesistenti, per cui i tatuaggi non dovrebbero mai essere eseguiti su lesioni pigmentate”.

La combinazione dei nuovi trattamenti, in particolare dei farmaci immunoterapici, e la loro somministrazione in sequenza rappresentano la svolta nella lotta contro questo tipo di tumore della pelle. Non solo.

“Uno studio guidato dal ‘Pascale’ – ha sottolineato Nicola Mozzillo, Direttore del Dipartimento Melanoma, Tessuti molli, Muscolo-Scheletrico e Testa-Collo dell’Istituto partenopeo – ha dimostrato l’efficacia dell’associazione costituita da un innovativo anticorpo monoclonale, ipilimumab, con l’elettrochemioterapia. Con questa tecnica, utilizzata finora nel trattamento locale delle metastasi, si ottengono percentuali di successo intorno al 70%. Le cellule tumorali assorbono meglio il chemioterapico somministrato pochi minuti prima, per via endovenosa o localmente, che raggiunge concentrazioni 8 mila volte superiori. Nel nostro studio l’elettrochemioterapia, associata a ipilimumab, ha migliorato in maniera significativa l’efficacia del farmaco. Infatti, oltre il 50% dei pazienti, che avevano in precedenza fatto registrare una progressione del tumore, dopo la sequenza di combinazione costituita da ipilimumab ed elettrochemioterapia, ha evidenziato una riduzione della malattia”.

Tra i relatori del convegno, il prof. Francesco Marincola, Chief Research Officer del “Sidra Medical and Research Centre” (Doha, Qatar), il secondo scienziato più citato al mondo per le sue ricerche sul melanoma con oltre 350 pubblicazioni. “Grazie ad una diagnosi precisa e ad una selezione accurata – ha spiegato Marincola che è anche presidente della Society for Immunotherapy of Cancer (SITC) -, circa il 15-25% delle persone colpito dalla malattia in fase avanzata può essere operato con successo. Inoltre oggi con l’‘immunoscore’ possiamo capire se i pazienti risponderanno all’immunoterapia, selezionandoli in anticipo. Questa tecnica valuta il livello di infiltrazione delle cellule immunitarie nella neoplasia e facilita la prognosi. L’analisi del ‘microambiente’ del tumore è molto importante perché ci può fornire indicazioni future sui biomarcatori per valutare la risposta ai nuovi agenti. Gli studi dimostrano la particolare sensibilità del melanoma all’azione del nostro sistema immunitario. I farmaci immunomodulatori, che agiscono contro bersagli specifici per favorire la risposta immune, hanno infatti dimostrato di essere efficaci nel migliorare la sopravvivenza dei pazienti”.

La giornata conclusiva del “Bridge” sarà dedicata a un approfondimento sulla sostenibilità del sistema sanitario nazionale e sull’accesso alle terapie innovative. “Il livello dell’oncologia italiana – ha concluso Ascierto - è fra i più elevati. Contribuiamo in modo significativo alle sperimentazioni cliniche costruendo collaborazioni internazionali, come dimostra il nostro convegno. I farmaci innovativi non hanno solo un grande impatto da un punto di vista economico. L’ISTAT infatti stima che, tra il 1992 e il 2011, la riduzione della mortalità per tumori ha contribuito ad aumentare di 1,2 anni l’aspettativa di vita negli uomini e di 0,6 anni nelle donne. Questi progressi devono essere ricondotti anche alla crescente disponibilità di farmaci oncologici più selettivi ed efficaci a partire dalla metà degli anni Novanta. È necessario creare quanto prima nuove forme di collaborazione fra Istituzioni, aziende farmaceutiche, società scientifiche e associazioni dei pazienti, per garantire i trattamenti migliori a tutti i malati, in tempi più brevi rispetto a quelli attuali. Le difficoltà burocratiche non possono più rappresentare un alibi: i pazienti devono accedere alle terapie innovative subito dopo l’approvazione dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), senza attendere l’inserimento nei prontuari regionali”.

 

05 dicembre 2013
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