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HIV. La Less Drug Regimen. Un nuovo approccio per diminuire i farmaci da tre a uno. E ridurre la tossicità della terapia

La LDR consente ad alcuni pazienti sieropositivi di essere seguiti in maniera personalizzata e di diminuire il numero di farmaci, senza ridurre l'efficacia e senza danni. Il punto della situazione è stato fatto da alcuni tra i più importanti esperti del settore. Il convegno della Simit.

18 DIC - Una strategia per migliorare la qualità di vita del paziente sieropositivo, semplificando e personalizzando la sua terapia. Si chiama LDR (Less Drug Regimen) ed è stata presentata dalla SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali), con il sostegno di AbbVie, durante il “Multidisciplinary Italian LDR Expert Panel Group”. Questo workshop, tenuto ieri e oggi a Milano, ha visto la partecipazione di alcuni tra i più importanti esperti infettivologi, infermieri, microbiologi, psicologi, farmacisti ospedalieri, farmacoeconomisti e rappresentanti dei pazienti e delle istituzioni sanitarie.

“Oggi le persone con HIV possono avere, se diagnosticate precocemente, un’aspettativa di vita simile alle persone che non hanno contratto il virus”, ha affermato il Professor Massimo Andreoni, Presidente SIMIT e Primario di Malattie Infettive al Policlinico Universitario Tor Vergata di Roma. “Questo implica che il paziente sia trattato per decenni – dato che comunque non è possibile guarire dall’HIV, cioè eradicare il virus. Inevitabilmente bisogna pensare strategie, come la Less Drug Regimen, che, diminuendo il numero di farmaci, possano ridurre le tossicità degli stessi. Il tutto senza perdere nulla in termini di efficacia della terapia.

In letteratura scientifica, numerosi studi internazionali dimostrano che questo è possibile. In alcuni pazienti, una volta ottenuto il controllo viroimmunologico (in cui il virus è stato messo sotto controllo e l’immunità si è ripristinata), è possibile fare terapie con un solo farmaco o con due farmaci invece che con tre.
In Italia si sta procedendo in questo campo: la SIMIT è molto attiva, poiché ritiene che questa sia una strada che gli infettivologi italiani debbano percorrere insieme ai pazienti. Questa strategia, inoltre, diminuendo il numero di farmaci, riduce anche i costi di gestione”.

La Less Drug Regimen
In generale, la Less Drug Regimen prevede l’uso di un minor numero di farmaci, per diminuire le tossicità e le comorbidità (presenza contemporanea di più patologie che non presentano alcun nesso causale tra loro) farmaco-correlate mantenendo gli outcome clinici e migliorando la qualità di vita dei pazienti.

Ma come si applica questa strategia? “Il primo passo riguarda l’identificazione dei pazienti idonei alla personalizzazione della terapia. Una volta individuati questi pazienti, è possibile passare da tre farmaci a uno solo. Il farmaco rimanente appartiene agli inibitori della proteasi virale: si tratta di una classe molto efficace, l’unica che si può permettere di restare da sola”, prosegue Andreoni.
“L’altro grande vantaggio della LDR è che se il paziente con un unico farmaco non ce la fa - quindi il virus riprende a replicare - basta reinserire gli altri due farmaci: il paziente ritorna così nella condizione precedente e non abbiamo commesso nessun danno”. Un risultato non da poco: in caso di fallimento della strategia il virus non diventa resistente ai farmaci.

“In Italia sono stati già trattati quasi 1000 pazienti, e nel mondo diverse migliaia. La strategia è approvata dall’Aifa ed è inserita nelle linee guida italiane, dunque è già riconosciuta e validata. Arrivando a un regime molto semplificato, che riduca la tossicità dei farmaci, l’obiettivo è far in modo che questo approccio possa essere utilizzato dal maggior numero di pazienti per i quali questa strategia sia idonea”, conclude il Professore.
Il focus del workshop di ieri e oggi sulla LDR è partito dai più recenti studi pubblicati e ha preso in considerazione il nuovo strumento gestionale HIV Patient’s Journey, il primo progetto del genere a livello internazionale sull’HIV. Questo progetto consiste nella mappatura del percorso assistenziale vissuto dal paziente, dall’ingresso nella struttura di cura alla gestione “ottimale” della patologia: dunque, facilita l’identificazione del paziente candidabile alla semplificazione della terapia.
“Una volta che scopre la propria sieropositività, il paziente stesso fornisce gli strumenti per essere seguito al meglio dalle figure professionali all’interno della struttura medica. Nella stesura dell’HIV Patient’s Journey, inoltre, ha partecipato anche il paziente, riferendo le sue emozioni e gli stati d’animo corrispondenti alle diverse fasi della storia della malattia”, ha spiegato Andreoni.

Un progetto nazionale
Relativamente all’HIV Patient’s Journey, inoltre, SIMIT ha promosso un progetto nazionale, costituito da 4 workshop interdisciplinari, che ha analizzato su 16 tipologie di persone con HIV, basandosi su 16 “storie” reali di pazienti. “Queste tipologie, attualmente più colpite dall’infezione nel nostro paese, appartengono a 4 macro insiemi: la donna, l’uomo, l’immigrato e la persona fragile”, ha spiegato il Professor Adriano Lazzarin, Direttore del dipartimento di malattie infettive dell'Irccs Ospedale San Raffaele di Milano. "L’obiettivo di questo progetto è di identificare le aree di miglioramento, le priorità di intervento, gli strumenti, le attività e le risorse indispensabili per garantire la qualità dell’assistenza, ma anche utilizzare il vissuto della persona affetta da HIV quale indicatore di performance e valorizzare le attività svolte dalle diverse figure professionali coinvolte.
Il Progetto HIV Patient's Journey è stato sviluppato grazie al contributo incondizionato di AbbVie Virology Italia".
Ad oggi, inoltre, il progetto vanta numerosi patrocini e riconoscimenti tra cui: NADIR Onlus, NPS Onlus, ANLAIDS Onlus, Plus Onlus, AIMI, SIFO, Ministero della Salute, Istituto Superiore della Sanità.

Il Multidisciplinary Italian LDR Expert Panel Group è un evento organizzato da SIMIT con il patrocinio di: Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Associazione Infermieri Malattie Infettive, Associazione Microbiologi Italiani, Società Italiana di Virologia Medica, Società Italiana di Farmacia Ospedaliera, e le associazioni Anlaids, Nadir, Plus, NPS e ASA.  

Viola Rita

18 dicembre 2013
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