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Cancro del digerente. Attenti al vino di "troppo". Soprattutto per gli anziani

La soglia di pericolo è individuata in cinque bicchieri al giorno. Aumenta notevolmente il rischio di tumore dell’apparato digerente. Circa del 40% nel caso del cavo orale e della faringe. E smettere non riduce a breve termine il rischio. Non emerge invece l’aumento nel caso del tumore colon-retto e mammella: un risultato da approfondire

22 GEN - Per i giovani anziani (60-69 anni) e per gli ultrasettantenni bere più di cinque bicchieri di vino a circa 12-13 gradi (si parla di cinque unità alcoliche) al giorno comporta un forte aumento di rischio di cancro dell’apparato digerente, dal cavo orale alla faringe, dall’esofago al pancreas fino alla laringe. A dimostrarlo è uno studio, intitolato Alcol e rischio di cancro nella popolazione anziana italiana, promosso dall’Osservatorio Permanente sui Giovani e l’Alcool (OPGA) e  realizzato dal Dipartimento di Epidemiologia dell’Istituto Mario Negri di Milano, coordinato dal Professor Carlo La Vecchia insieme al dottor Claudio Pelucchi.
Questo studio ha esaminato un gruppo di anziani, bevitori o ex bevitori. L’analisi ha preso in considerazione i seguenti parametri: le quantità consumate (se gli anziani erano consumatori regolari, moderati o forti bevitori), i modelli di consumo (il bere in concomitanza oppure lontano dai pasti) e, infine, il momento di cessazione del consumo. Così è stato possibile ottenere informazioni sul rapporto tra dose e rischio sia in relazione a consumi moderati sia in relazione a quelli eccedentari.

 
Tra i risultati, ad esempio, si osserva di un aumento del 40% del rischio relativo di tumori del cavo orale e faringe nei bevitori rispetto a chi non beve. Il rischio è più elevato anche per gli altri organi.  
“La ricerca”, commenta Carlo La Vecchia, Capo del Dipartimento di Epidemiologia dell’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’ “si proponeva di quantificare gli effetti del consumo di alcol sulla salute della popolazione anziana (a partire dai 60 anni) con riguardo al calcolo dei rischi di 13 malattie tumorali: cavo orale e faringe, nasofaringe, esofago, stomaco, colonretto, cistifellea, pancreas, laringe, mammella, endometrio, ovaio,prostata, rene. Si tratta di uno studio multicentrico con la metodologia caso -controllo condotto,tra il 1991 ed il 2009, su 5700 soggetti in varie zone d’Italia di età compresa tra i 60 e gli 80 anni”.
Per consumi lievi o moderati di alcool, ovvero fino a meno di 3 bicchieri al giorno, non sono emerse associazioni con la maggior parte dei tumori esaminati. A questi livelli di consumo, i rischi di tumore dell’alto apparato digerente erano aumentati del 20-30% circa, ma il numero limitato di casi e controlli non permetteva inferenze rilevanti.

“Tuttavia”, spiega Claudio Pelucchi del Dipartimento di Epidemiologia dell’IRCCS Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’, “in questo studio che includeva oltre 1.100 casi di tumore del colon-retto e oltre 900 casi di tumore della mammella, non sono emersi aumenti di rischio nei bevitori, nemmeno a livelli elevati di consumo di alcool. Queste evidenze meritano di essere approfondite: in particolare sul tumore alla mammella esiste un consolidato consenso internazionale circa rischi effettivi derivanti da un consumo regolare a dosi moderate”.
In particolare, l’ipotesi è che le donne italiane ultrasessantenni prese in considerazione dallo studio presentassero uno stile di vita e uno stile alimentare salutare rispetto alle popolazioni studiate sullo stesso tema in altri contesti nazionali. Infine, mentre la cessazione del fumo di tabacco comporta benefici rilevanti in termini di riduzione dei rischi di vari tumori già nel breve periodo, la cessazione del consumo di alcool non diminuisce a breve termine il rischio. 
 
Viola Rita

22 gennaio 2014
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