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Una dieta ricca di omega-6 e omega-3 protegge dall’infarto

Lo dimostrano i risultati dello studio AGE-IM (Acidi Grassi Essenziali e Infarto Miocardico) in pubblicazione sul numero di febbraio di Atherosclerosis, condotto da Nutrition Foundation of Italy e realizzato presso 5 UTIC italiane

23 GEN - Gli italiani andrebbero incoraggiati a consumare più alimenti ricchi di omega-6 e omega-3, poco rappresentati nella nostra dieta abituale, se vogliono proteggersi dall’infarto. Parola degli esperti della Nutrition Foundation of Italy (NFI) che hanno dimostrato, attraverso uno studio condotto presso 5 unità coronariche italiane, che i forti consumatori di acidi grassi omega-6 possono veder ridotto il loro rischio di infarto fino all’85%, mentre il consumo di grandi quantità di omega-3 lo riduce del 65%.

I polinsaturi n-3 (capostipite l’acido alfa-linolenico) sono particolarmente rappresentati negli alimenti di origine marina, come il pesce e in alcuni vegetali; gli n-6 (capostipite l’acido linoleico) invece si trovano soprattutto negli oli vegetali e nella frutta secca. Gli acidi grassi appartenenti ad entrambe queste famiglie sono ‘essenziali’, l’organismo non è cioè in grado di produrli, per questo è necessario assumerli con gli alimenti.
E che sia fondamentale assumerli in abbondanti quantità con gli alimenti, lo dimostrano i risultati dello studio AGE-IM condotto presso le UTIC di Bologna, Cremona, Ancona, Napoli, Palermo. Lo studio ha valutato le concentrazioni ematiche di vari acidi grassi in un gruppo di un centinaio di soggetti colpiti da infarto e in un gruppo di controllo. Ne è risultato che i grassi saturi, derivanti da alimenti di origine animale, sono maggiormente rappresentati nel sangue dei soggetti colpiti da infarto, mentre i soggetti sani mostrano concentrazioni elevate di polinsaturi, sia omega-6 che omega-3. E non solo. I soggetti con i livelli più elevati di omega-6 e di omega-3 mostrano una drastica riduzione della probabilità di presentare un infarto (la riduzione del rischio è dell’85% per gli omega-6 e del 65% per gli omega-3) rispetto agli individui con le concentrazioni ematiche più basse degli stessi acidi grassi. Entrambe le classi di polinsaturi dunque esercitano un ruolo protettivo, e non solo gli omega-3.


“Lo studio AGE-IM - spiega il prof. Andrea Poli, Direttore scientifico NFI - riconferma che sia gli omega-6, che gli omega-3 possano svolgere un ruolo importante nella prevenzione cardiovascolare e in particolare coronarica, anche in una popolazione come quella italiana, che presenta un rischio coronarico già contenuto. Evidenze sul ruolo protettivo di ambedue queste classi di acidi grassi sono presenti in quasi tutti i più importanti studi osservazionali (quali quelli condotti negli Stati Uniti o nel Nord Europa). Gli omega-6 riducono infatti significativamente il tasso di colesterolo LDL nel sangue (attraverso un meccanismo recentemente descritto, l'inibizione della PCSK9, una proteina che degrada il recettore per le LDL, aumentando così i livelli plasmatici di queste lipoproteine), mentre gli omega-3 posseggono un’azione antiinfiammatoria, antiaggregante e di stabilizzazione della placca aterosclerotica. Si tratta di meccanismi complementari, che possono potenziarsi uno con l’altro”.

In conclusione, sia in prevenzione primaria, che secondaria dell’infarto è necessario assumere con l’alimentazione un quantitativo adeguato di questi grassi, normalmente poco rappresentati nella dieta dell’italiano medio.
Nello studio AGE-IM infatti i consumi totali di polinsaturi sono risultati pari a circa 9 g al giorno (pari al 5% delle calorie totali), mentre le raccomandazioni internazionali suggeriscono un apporto del 5-10% delle calorie totali per gli omega-6 e - dell’1-2% per gli omega 3.
Gli alimenti ricchi di omega-3 (acido alfa-linolenico, EPA, DHA) sono: noci, verdure in foglia, pesci (pesce azzurro, salmone, merluzzo, trota). Gli omega-6 (acido linoleico soprattutto) si trovano invece negli oli di semi (mais, girasole, soia, vinacciolo) e nella frutta secca (mandorle, pistacchi, nocciole, arachidi).

Maria Rita Montebelli

23 gennaio 2014
© Riproduzione riservata


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