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Sport. Gli atleti migliori si riconoscono dal Dna e dal sangue

Per questo la Lega Italiana Calcio e CriBens-Università Cattolica hanno siglato una convenzione per studiare i giovani atleti da un punto di vista genomico e molecolare. Queste informazioni serviranno anche a personalizzare gli allenamenti e regimi alimentari per massimizzare le  loro performance.

30 GEN - Quali saranno i migliori calciatori di domani? Quale tra i nuovi talenti del calcio è più tagliato per la difesa o per il centrocampo o l’attacco? Inoltre come massimizzare le performance di un certo atleta sia durante l’allenamento sia in gara e come evitare che si faccia male, stressando e affaticando troppo il suo corpo con esercizi che non sono adatti a lui? A queste e altre domande utili a selezionare le nuove leve del calcio e a massimizzarne il talento con diete e allenamenti personalizzati si potrà rispondere con analisi genetiche e molecolari, prelievi di sangue e saliva alla ricerca di marcatori, ovvero molecole indicatori di stress psicofisico, oppure del metabolismo e di potenza e resistenza muscolare.

L’expertise scientifico scende in campo a servizio del calcio grazie a una convenzione sottoscritta ieri dall’Università Cattolica del Sacro Cuore - Centro di ricerca in Biochimica e Nutrizione dello Sport (CriBeNS-UCSC) e dalla Lega Italiana Calcio Professionistico (Lega Pro), rappresentate dal presidente della Lega Pro, Mario Macalli, e dal Direttore del CriBeNS-UCSC, Bruno Giardina, alla presenza del presidente della FIGC, Giancarlo Abete, e del presidente della FMSI, Maurizio Casasco.


Sinergia calcio-scienza per allevare nuovi talenti
Ippocrate diceva che “se fossimo in grado di fornire a ciascuno la giusta dose di nutrimento ed esercizio fisico, né in difetto né in eccesso, avremmo trovato la strada per la salute”. L’aforisma è antico, ma le metodiche per metterlo in pratica sono quelle più moderne oggi a disposizione, la genomica e la biologia molecolare, che consentono di scovare e massimizzare talenti attraverso esami di laboratorio. “Effettueremo alcune analisi molecolari che andranno a valutare una serie di marcatori di performance dell'atleta – ha spiegato Ettore Capoluongo, responsabile dell’U.O.S. di Diagnostica Molecolare Clinica e Personalizzata. La letteratura scientifica ha ormai reso disponibili dati importanti di associazione tra varianti si sequenza presenti in alcuni geni (dette polimorfismi, cioè forme alternative di uno stesso gene) e la capacità di adattarsi meglio ad alcune tipologie di attività sportiva, di preparazione, e di recupero post-training”. In altri termini, esistono geni in un certo senso legati al “talento sportivo”, che garantiscono al soggetto, portatore di alcune loro varianti, migliori performance muscolari, migliore resistenza allo sforzo, muscoli più scattanti ed altre caratteristiche corporee e metaboliche che fanno di un individuo un campione. Il segreto di molti assi del calcio e di altri sport è proprio nella combinazione in queste piccole ma sostanziali differenze.

“Molti club stranieri – ha sottolineato  Capoluongo - hanno cominciato da qualche anno ad usare questi ulteriori parametri biomolecolari nella scelta dei ruoli migliori per la squadra o nella modulazione del training”. Ad esempio, un indicatore di performance è determinato dalla composizione dei muscoli dell’atleta, cioè dalla tipologia di fibre muscolari di cui sono composti i suoi muscoli, la quale dipende a sua volta da determinati varianti genetiche.

“Per esempio – ha precisato Capoluongo - una macchina con un motore di 65 cavalli non potrà mai correre a 230 km/h: è inutile quindi forzare sull’acceleratore avendo come unico effetto la rottura del motore. Lo stesso vale per un muscolo che, per la sua componente biochimica, non permetterà mai all'atleta di essere un centometrista. Questo non vuol dire che,  invece, quell'atleta non diventerà un eccellente maratoneta”.

Gli obiettivi dell’accordo
“I nostri studi – ha proseguito l’esperto - hanno gli obiettivi di verificare su una popolazione selezionata e monitorata di atleti l’effetto di tali varianti, singolarmente e/o in combinazione; collaborare con lo staff medico e tecnico per rendere maggiormente efficaci le attività di preparazione atletica o di selezione dei ruoli, sulla base delle potenzialità massime individuali che l'atleta potrebbe esprimere proprio per effetto della sua componente biologica.  Questo vuol dire anche poter evitare agli atleti quegli stress (ad es. overtraining) che spesso possono causare effetti collaterali importanti che portano l'atleta a dover affrontare  periodi di fermo”.

“Infine, cercheremo di individuare marcatori bio-molecolari precoci di stress monitorando gli atleti durante e dopo gli allenamenti, in modo da poter rendere disponibili, in futuro, per tutti gli atleti, sia nuovi test scientificamente validi, sia schemi di recupero basati soprattutto su un corretto apporto e comportamento nutrizionale, precisa la Dottoressa Mele, del Comitato Scientifico del CriBeNS”.

La chiave per vincere è “personalizzare” dieta e allenamento
"Il CriBeNS – ha spiegato Bruno Giardina, responsabile scientifico della convenzione e docente dell’Istituto di Biochimica e Biochimica Clinica dell’Università Cattolica di Roma - vuole dare il suo contributo all’ottimizzazione della performance sportiva di atleti di varie discipline e al miglioramento del livello di benessere della popolazione utilizzando tutte le più moderne tecniche scientifiche e tutta l’esperienza in campo formativo maturata a livello universitario nei settori della biochimica cellulare, della biologia molecolare clinica e della biochimica nutrizionale. Il concetto chiave è quello di 'personalizzazione'. Per quanto riguarda gli atleti, a livello agonistico o professionistico, a maggior ragione vanno considerate tutte quelle caratteristiche genetiche individuali che possono indicare il tipo di allenamento e di apporto nutrizionale più idoneo per migliorare la performance sportiva e tutelare la salute della persona. Si può infatti migliorare la prestazione ed insieme prolungare il periodo di attività agonistica di alto livello" personalizzando allenamento e alimentazione dell'atleta e scegliendo il ruolo più adatto a lui.

Infatti, il fabbisogno nutrizionale dell’atleta deve essere stabilito in funzione delle sue caratteristiche genetiche, antropometriche e di composizione corporea – ha spiegato Maria Cristina Mele, nutrizionista del CriBeNS - e continuamente rimodulato in base ai carichi di lavoro, agli orari degli allenamenti e delle competizioni: l’intervento nutrizionale che si pianifica nel caso di doppio allenamento giornaliero è completamente diverso da quello di una fase di recupero post gara. Pertanto non si dovrà predisporre una sola dieta per ciascun atleta di una squadra, ma differenti diete in funzione delle variabili che intervengono sull’assetto nutrizionale dei singoli atleti. Per esempio, precisa l’esperta nutrizionista, i fabbisogni nutrizionali di un intenso allenamento di resistenza con i pesi sono diversi da quelli di un allenamento diretto a migliorare la velocità nella corsa, se poi i due allenamenti vengono svolti nella stessa giornata le cose si complicano ulteriormente dal punto di vista nutrizionale. Anche le condizioni climatiche in cui si svolgono allenamento e  gara costituiscono una variabile importante per l’adeguamento del supporto nutrizionale: giocare una partita di calcio in inverno in un clima temperato è ben diverso che farlo nella stagione calda in un clima tropicale".
 
Per questo motivo il CriBeNS ha istituito l’Unità Mobile di Nutrizione nello Sport, novità assoluta per l’Italia, predisposta per  raggiungere gli atleti nelle sedi delle rispettive Società in tutto il territorio nazionale, evitando loro spostamenti ed assenze dagli allenamenti. “In questo modo – ha concluso Mele - la valutazione nutrizionale e metabolica viene effettuata sul campo, durante gli allenamenti, utilizzando strumentazione portatile ed interagendo costantemente con medici sportivi, allenatori e preparatori atletici delle singole Società. L’Unità Mobile, infine, preleva campioni biologici (sangue, urine, saliva) da trasportare all’U.O.S. di Diagnostica Molecolare Clinica e Personalizzata”.
 

30 gennaio 2014
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