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Sigarette elettroniche. Strumenti per far smettere di fumare o autostrada verso la dipendenza? 

Neppure le normative dei diversi Paesi, sfuggono a questo dilemma amletico. E la confusione cresce. Il punto della situazione in un articolo dell’Università di Catania pubblicato oggi su Therapeutic Advances in Chronic Disease

05 FEB - Sempre più fumatori pentiti si affidano alla sigaretta elettronica, nel tentativo di smettere di fumare. Ma le normative che regolamentano le e-cig, sono tutt’altro che uniformi da un Paese all’altro. E mentre non esistono ancora dati a sufficienza per valutare gli eventuali pericoli connessi all’uso della sigaretta elettronica, è noto che il fumo ‘tradizionale’ è responsabile di almeno 6 milioni di morti premature ogni anno. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Catania, fa il punto della situazione con un articolo appena pubblicato su Therapeutic Advances in Chronic Disease.
 
Non è tanto la nicotina, quanto il catrame e sostanze chimiche di varia natura prodotte dalla combustione della sigaretta, a determinare danni per la salute; problemi che almeno in teoria potrebbero essere superati dalla sigaretta elettronica, che mantiene l’oralità del gesto, fornendo eventualmente anche nicotina, senza prodotti di combustione. Tuttavia, da più parti sono state sollevate preoccupazioni circa il fatto che l’e-cig possa comportare un maggior consumo di nicotina e quindi alla fine promuoverne la dipendenza, piuttosto che aiutare ad abbandonare il vizio. E’ evidente poi che non sono noti e neppure ipotizzabili i danni a lungo termine connessi all’uso di questi aggeggi elettronici. Un’altra possibile fonte di preoccupazione, che viene dai detrattori delle sigarette del terzo millennio, è che, permettendone l’utilizzo nei luoghi pubblici, se ne finisca per legittimare l’uso anche agli occhi dei più giovani, che potrebbero così cadere nella rete delle ‘bionde’, e non solo di quelle ‘a pile’.

 
Preoccupazioni tutte sicuramente legittime, ma certamente non sostenute da alcuna prova scientifica. Cadere preda di queste preoccupazioni – ammoniscono gli autori - potrebbe portare a conseguenze ancora peggiori. La prima bozza di revisione della normativa UE proposta un paio d’anni fa, ha cercato di definire dei limiti arbitrari di contenuto di nicotina nei liquidi per le e-cig. Solo qualche mese dopo, i Ministri della salute UE hanno proposto una serie di emendamenti alla prima bozza, che di fatto avrebbero introdotto per le sigaette elettroniche  una regolamentazione simile a quella applicata ai farmaci; un’iniziativa questa bocciata dal Parlamento europeo lo scorso ottobre. Un bene, secondo gli autori dello studio, perché questo avrebbe fatto solo lievitare i costi delle e-cig, relegandone la vendita alle sole farmacie e limitandone così l’accesso ai consumatori.
 
“E’ controproduttivo oltre che ipocrita – sostengono Daniela Saitta, Giancarlo Antonio Ferro e Riccardo Polosa, autori del lavoro pubblicato su Therapeutic Advances in Chronic Disease - gravare di restrizioni eccessive l’uso di un prodotto che ha le potenzialità di ridurre o magari eliminare le malattie e la mortalità precoce derivante dal fumo di sigaretta. La sigaretta elettronica non è un’autostrada verso il fumo, ma una via di fuga dalle sigarette!”.
 
Decisamente di diverso avviso la MHRA (Medicines and Healthcare Regulatory Agency) inglese, che ha dato una netta svolta ‘medicale’ alle e-cig, mentre in Canada, i prodotti elettronici che dispensano nicotina ricadono sotto la Food and Drugs Act di Health Canada, che di fatto ne rende illegale la commercializzazione (o l’importazione), almeno fin tanto che non vengano approvati alla stessa stregua di un nuovo farmaco.
 
La proposta degli autori dello studio dunque è di non limitare l’uso di questi strumenti, utili per far smettere di fumare la gente. Certamente però invitano a vigilare sul fatto che le sigarette elettroniche vengano prodotte seguendo le norme di buona fabbricazione (GMP), che vengano applicati dei tappi a prova di bambino alle boccette di fluido, che i fluidi da e-cig siano accompagnati da una documentazione ufficiale sui contenuti per le autorità regolatorie e da un’etichettatura accurata e dettagliata circa i contenuti dei liquidi e i potenziali rischi associati all’uso delle ‘bionde’ elettroniche.
 
Maria Rita Montebelli

05 febbraio 2014
© Riproduzione riservata


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