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Caso Avastin-Lucentis. La Procura di Roma ipotizza i reati di aggiotaggio e truffa aggravata

Il procuratore aggiunto Nello Rossi e il sostituto Stefano Pesci chiederanno all’Agcm di acquisire gli atti dell’indagine. Le accuse dell’Antitrust, se fatte proprie dalla Procura, prospetterebbero, da un lato, la turbativa del mercato attraverso la diffusione di notizie false e, dall’altro, un danno al Ssn.

06 MAR - Aggiotaggio e truffa aggravata. Sono i reati che la Procura della Repubblica di Roma ipotizza nel fascicolo dell'indagine sui medicinali per impiego oculistico, Avastin e Lucentis prodotti dalle società Roche e Novartis. L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nella riunione del 27 febbraio 2014, aveva deliberato che i gruppi Roche e Novartis avevano posto in essere un’intesa restrittiva della concorrenza, contraria al diritto antitrust comunitario, nel mercato dei farmaci per la cura di gravi patologie vascolari della vista, sanzionando i due gruppi con una maximulta di oltre 180 milioni di euro. L'accusa è quella di favorire la vendita di un farmaco più costoso (Lucentis) rispetto a un prodotto dalle stesse caratteristiche ma più economico (Avastin), per il trattamento della degenerazione maculare senile.
 
Il procuratore aggiunto Nello Rossi e il sostituto Stefano Pesci chiederanno ora all’Autorità garante della concorrenza e del mercato di acquisire gli atti dell’indagine. Le accuse dell’Antitrust, se fatte proprie dalla Procura, prospetterebbero, da un lato, la turbativa del mercato attraverso la diffusione di notizie false e, dall’altro, un danno al Servizio sanitario nazionale, tramite l’opera di dissuasione esercitata sui medici a proposito della presunta pericolosità di Avastin.

06 marzo 2014
© Riproduzione riservata


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