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Parkinson. Oggi la Giornata Mondiale. In Italia 300.000 malati. Uno su 4 ha meno di 50 anni

Colpisce circa il 3 per mille della popolazione generale, e l’1% di quella sopra i 65 anni. L’età d’esordio è solitamente fra i 59 e i 62 anni, ma aumentano i casi al di sotto dei 50 anni. La Giornata Mondiale si celebra in occasione dell'anniversario della nascita di Sir James Parkinson, scopritore della malattia. Obiettivo: più consapevolezza per eliminare lo stigma e migliorare diagnosi e terapie.

11 APR - Si ricorda oggi la nascita di Sir James Parkinson, scopritore della malattia che porta il suo nome, e si celebra oggi la Giornata Mondiale del Parkinson. Obiettivo dell'evento è aumentare la consapevolezza della malattia e degli effetti sugli individui, sulle famiglie e sulla comunità. Una maggiore consapevolezza che aiuterà a ridurre lo stigma e a migliorare il percorso diagnostico e terapeutico, per portare ad una migliore qualità della vita per coloro che soffrono di questa condizione e per coloro che gli vivono accanto.

Il Parkinson è una malattia neurodegenerativa causata dalla progressiva morte delle cellule nervose (neuroni) situate nella cosiddetta sostanza nera, una piccola zona del cervello che, attraverso il neurotrasmettitore dopamina, controlla i movimenti di tutto il corpo. Chi ha il Parkinson, proprio per la progressiva morte dei neuroni, produce sempre meno dopamina, perdendo il controllo del suo corpo. Arrivano così tremori, rigidità, lentezza nei movimenti. È stato dimostrato che i sintomi iniziano a manifestarsi quando sono andati perduti circa il 50-60% dei neuroni dopaminergici.

“Le cause della malattia – come spiega la Confederazione delle Associazioni italiane Parkinson - sono ancora sconosciute, nonostante sia stata descritta per la prima volta nel 1817 dal dottor James Parkinson. Le ultime ipotesi sulle cause della malattia sono di due tipi: ambientali e genetiche. Studi epidemiologici hanno dimostrato che l’esposizione a fattori quali pesticidi e metalli pesanti aumenta il rischio di sviluppare la malattia. Ma anche la tesi di un difetto genetico sta ottenendo maggiori evidenze: nel 20% dei pazienti con precedenti di Parkinson in famiglia il gene difettoso è stato, infatti, identificato. Un importante sistema preposto alla detossificazione e alla pulizia dei metabolici neurotossici è quello della ubiquitina-proteasone che pulisce il cervello dalle proteine e le ricicla in aminoacidi riutilizzabili. Se questo sistema si inceppa o funziona male, come sembra succedere nel Parkinson,le proteine tossiche possono accumularsi bloccando il corretto funzionamento delle cellule dopaminergiche”.

Oggi la malattia colpisce circa il 3 per mille della popolazione generale, e circa l’1% di quella sopra i 65 anni. In Italia i malati di Parkinson sono circa 300.000, per lo più maschi (1,5 volte in più), con età d’esordio compresa fra i 59 e i 62 anni. Ma l’immagine che la malattia riguardi solo le persone anziane non corrisponde più alla realtà. L’età d’esordio del Parkinson si fa, infatti, sempre più giovane (un paziente su 4 ha meno di 50 anni, il 10% ha meno di 40 anni), anche per il fatto che la scienza è oggi in grado di porre una diagnosi ai primi sintomi, quando la malattia è ancora in fase precoce. Inoltre, si ipotizza che mediamente, rispetto al momento della prima diagnosi, l’inizio del danno cerebrale sia da retrodatare di almeno 6 anni. “Quindi, l’immagine che la malattia riguardi solo le persone anziane non corrisponde più alla realtà”, ribadisce la Confederazione Parkinson Italia.

Il Parkinson coincide, nell’immaginario collettivo, con il tremore che colpisce soprattutto una mano del paziente. Il tremore non è invece più il sintomo più significativo per la diagnosi, anche se rimane fra i più appariscenti: il 30% dei pazienti, infatti, non ha questo problema.
Più importante è quello che si esprime nella lentezza dei movimenti (bradicinesia).

Altri sintomi caratteristici sono la rigidità muscolare (viene vissuto dal paziente come una sorta di rigidità o resistenza di un arto – braccio, gamba – al movimento passivo, quando questo è rilassato) e l’instabilità posturale (più tipica delle fasi avanzate). Soffrire di Parkinson significa, però, avere anche dolore (presente nel46% dei casi), problemi motori generali con perdita della stabilità, fino a subire frequenti cadute. La malattia di solito inizia da un lato solo, con disturbi lievi e limitati agli arti, e progredisce lentamente nella maggior parte dei casi.
La demenza compare nella fase avanzata e può riguardare il 20-25% dei parkinsoniani.

Ci sono anche altri sintomi che non hanno a che fare con il movimento. Tra i più diffusi la depressione (più frequente nelle donne e in chi sviluppa il Parkinson prima dei 50 anni) e l’insonnia (soprattutto disturbi del sonno in fase REM).

Ma, soprattutto, ci sono sintomi premonitori che possono aiutare a diagnosticare presto la malattie. “Si è scoperto – spiega infatti la Confederazione Parkinson Italia - che sintomi banali quali la stipsi, l’iposmia (ridotta sensibilità olfattiva: i cibi sembrano senza sapore) e l’ipotensione ortostatica (sbalzo pressorio quando da seduti ci si alza in piedi) possono precedere i sintomi motori del Parkinson anche di alcuni anni. In particolare, ben il 70% dei parkinsoniani è affetto da iposmia, sintomo da approfondire soprattutto se colpisce una persona che non soffre di malattie delle vie aeree superiori (se non sporadicamente) e non fuma. O la stipsi, se risulta resistente a qualsiasi trattamento e non si riesce a spiegarne la causa (la dieta non è cambiata, non ci sono problemi al colon). Allora, è importante che il medico curante non sottovaluti questi indizi, per quanto banali possano sembrare, soprattutto se non riesce a spiegarli con diagnosi precise. La visita specialistica neurologica, in tutti questi casi, porterà chiarezza”.

11 aprile 2014
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