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Alzheimer. L'azione anti-infiammatoria del melograno come strategia nutrizionale preventiva

La punicalgina, un polifenolo contenuto nel succo di melograno, ha una potente azione anti-infiammatoria e potrebbe trovare impiego come strategia nutrizionale preventiva nei disordini neurodegenerativi. I risultati della ricerca in un lavoro appena pubblicato su Molecular Nutrition & Food Research.

26 AGO - Si chiama punicalagina ed è un polifenolo del melograno che potrebbe trovare posto un giorno nell’armamentario terapeutico del morbo di Alzheimer. E non solo. La scoperta di Olumayokun Olajide, uno scienziato di origini nigeriane dell’Università di Huddersfield (UK), che dedica la sua vita allo studio delle proprietà anti-infiammatorie di prodotti naturali, è stata appena pubblicata su Molecular Nutrition & Food Research.
La punicalagina, secondo Olajide, potrebbe rallentare la progressione del morbo di Alzheimer, attenuando i sintomi legati alla neuro-infiammazione; ma potrebbe essere utile anche nel trattamento della sintomatologia dolorosa dell’artrite reumatoide e di altre patologie infiammatorie e neurodegenerative. Sono i risultati preliminari ottenuti dopo due anni di sperimentazione, che rappresentano la base per una nuova fase di ricerca, volta ad esplorare la possibilità di rallentare lo sviluppo di demenze tipo Alzheimer attraverso la somministrazione di questo polifenolo.

 
La punicalgina, secondo gli sperimentatori inglesi, è in grado di inibire la risposta infiammatoria della microglia (i macrofagi residenti nel sistema nervoso centrale), responsabile a sua volta della distruzione di gruppi di neuroni che determina il peggioramento delle condizioni dei pazienti con Alzheimer. L’antiossidante del melograno non viene presentato come una possibile cura per questa condizione ma, secondo i ricercatori inglesi, potrebbe comunque riuscire a rallentare la progressione della malattia.
 
Per la ricerca, condotta in collaborazione tra il dipartimento di Farmacologia dell’Università di Huddersfield e l’Università di Friburgo (Germania) sono state utilizzate cellule nervose isolate di ratto sulle quali è stata sperimentata l’azione della punicalagina. In coltura cellulare, il polifenolo estratto dal melograno ha inibito la produzione di TNF-alfa, IL-6 e prostaglandina E2.
Il pretrattamento della microglia di ratto con punicalgina, prima dell’esposizione a stimolo con lipopolisaccaride (LPS), un potente trigger infiammatorio, ha determinato una significativa inibizione della produzione di TNF-alfa, IL-6 e prostaglandina E2. Anche la produzione di cicclo-ossigenasi-2 e della prostastaglandina E sintetasi 1 microsomiale sono risultate ridotte dal pretrattamento con punicalgina. La punicalgina infine interferisce anche con il signalling dell’NF-kB.
 
Questi risultati, secondo i ricercatori inglesi, dimostrano che la punicalgina è in grado di inibire la neuro-infiammazione a livello della microglia, attivata da LPS, andando ad interferire con il segnale NF-kB; questo ne suggerisce un possibile impiego come strategia di nutrizione preventiva nei disordini neurodegenerativi.
 
“E’ noto che il consumo regolare di melograno – ricorda Olajide - fa bene alla salute da tanti punti di vista, compreso quello di prevenire la neuro-infiammazione correlata alla demenza. Per questo è consigliabile consumare succo di melograno puro che ha una concentrazione di punicalagina del 3,4%”.
Gli scienziati di Huddersfield hanno annunciato che cercheranno di mettere a punto dei derivati della punicalagina, somministrabili sotto forma di compresse.
 
Maria Rita Montebelli

26 agosto 2014
© Riproduzione riservata


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